Re: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX

#72730
OldClaudio
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    Tommaso, sai che io me ne esco sempre con le norme.
    Bene le norme ISO e quelle UNI per l’Italia, dicono esplicitamente che i valori numerici vicino alle tacche numerate, devono essere (in scala lineare) in progressione aritmentica di 1, oppure di 2, oppure di 5; altre progressioni non sono ammesse, nemmeno quella che ti propone Liverpool di 2,5. Hai presenti le monete? èla stessa sequenza: 1, 2, 5, 10, 20, 50,centesimi; 1, 2, 5, 10, 20, 50, 100, 200, 500 euro; ti assicuro che questa prescrizione non è cervellotica. Infatti se disegni una scala logaritmica e c’è abbastanza spazio per numerare le tacche all’interno della decade, allora le tacche della decade sono 1, 2, 5, 10 e così proseguendo per le decadi precedenti e successive; se poi la decade ha una dimensione effettiva da poter numerare diverse tacche, allora si numerano tutti i numeri interi.

    A che distanza metti le tacche? evidentemente ad una distanza tale da non sovrapporre i numeri (ci mancherebbe altro) ma lasciando uno spazio adeguato fra due numeri consecutivi in modo da escludere che possano essere presi per cifre consecutive appartenenti ad un solo numero. Quindi la distanza dipende anche dal numero di cifre esposte; le unità di isura insieme ai loro prefissi SI consentono di non usare più di tre cifre in qualsiasi diagramma fatto come si deve; ma se il diagramma fosse un diagramma “matematico”, senza unità di misura, è meglio farci un pensierino per farlo come si deve. per esempio qualche giorno fa si stava discutendo su quanti nodi sono necessari per disegnare un periodo completo della funzione seno; Lorenzo tracciava le ascisse in radianti; io ed altri in gradi; la cosa è tutto sommato irrilevante, ma nel disegno di Lorenzo, il fatto che il periodo fosse espresso da (2*pi greco che è circa uguale a 6,28, ma in realtà è un numero irrazionale, anzi trascendente) rendeva la scala in numeri interi poco significativa (per la discussione sul numero di nodi la cosa era irrilevante, ma…) sarebbe stato meglio se avesse messo le tacche in corrispondenza di multi interi di (pi/2); usando la scala in gradi il problema non si pone nemmeno, ma se la grandezza del diagramma l’avesse consentito sarebbe stato desiderabile procedere con le tacche di 10° in 10°, in modo da avere le debite tacche anche in corrispondenza di 90°, 180°, 270° 360°. Naturalmente è possibile usare anche le tacche secondarie; per esempio nel diagramma del seno applicare la tacca ai multipli interi di 100, ma avere tacche secondarie non numerate in corrispondenza del mezzo centinaio, e tacche ulteriormente “terziarie” in corrispondenza delle decine.

    Il problema quindi va posto in altri termini (a cui ho risposto): come si graduano gli assi?

    Ricordo ancora che con gli assi graduati, non ha nessuna importanza dove sia il punto di coordinate (0,0), che di solito cade fuori del diagramma; il diagramma rappresenta con i suoi assi graduati una “finestra” attraverso cui vedere parte del disegno; in matematica evidentemente questo potrebbe non essere quello che si desidera, ed è invece meglio disegnare diagrammi su scale non graduate, ma che mostrino le peculiarità della funzione tracciata, anche in relazione alla sua posizione assoluta rispetto all’origine degli assi.

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