- Questo topic ha 9 risposte, 6 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 14 anni, 3 mesi fa da
Andrea Carpignani.
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17 Maggio 2012 alle 9:05 #73792::
In informatica non ci si fa molti problemi di forma né d’espressione e spesso si confonde il simbolismo matematico con il codice.Consideriamo un protocollo, per esempio Kerberos. Entrano in gioco delle entità che sono indicate con gli acronimi AS, TGT, TGS, TK eccetera, quindi ciascuna con un gruppo di lettere.
Ora, supponiamo che io voglia usare un formalismo matematico per descrivere le relazioni tra tali entità. Una regola che credo di aver acquisito (anche grazie a LaTeX) è che non bisogna mai usare più lettere per indicare una variabile, una funzione, un’entità, un qualsiasi oggetto. È così?
Per esempio, scrivendo $AS$ in realtà sto esprimendo il “prodotto fra A e S”.
Come faccio a rappresentare tutte quelle entità e quegli oggetti in un contesto matematico? Sono obbligato a usare una sola lettera apponendo magari dei pedici? Esistono norme specifiche a riguardo?
Grazie,
Antonio
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17 Maggio 2012 alle 9:12 #73793
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17 Maggio 2012 alle 9:31 #73794::
Sì, infatti gli informatici hanno acquisito nel tempo cative abitudini. Aneddoto: quando ho scritto su TUGboat il mio articolo sulla matematica secondo le norme ISO e spiegavo che le variabili devono essere rappresentate da una sola lettera, con quanti pedici e attributi si vogliono, ma semre e soltanto una sola lettera, la maggior parte delle persone che mi hanno fornito un feed back hanno espresso la loro soddisfazione nel vedere finalmente nero su bianco delle regole chiare e precise. Gli unici che mi hanno coperto di m… sono stati gli informatici che hanno confuso le variabili matematiche con le “variabili” dei linguaggi di programmazione. Queste ultime sono chiamate variabili in modo improprio; tanto che le variabili che una espressione [tt] A= A + B[/tt] che in matematica ha senso solo se la variabile B è nulla, in informatica le variabili A e B sono solo dei simboli che rappresentano indirizzi di memoria i quali a loro volta possono contenere varie cose; ma sicuramante non sono delle variabili in senso matematico.Tornando al tuo problema, Antonio, non conosco nessuna norma che permetta di trattare simboli come queli che indichi alla stessa stregua di variabili matematiche o fisiche; però secondo il mio modestissimo parere, la cosa si risolve abbastanza facilmente se le componi con \texttt oppure \mathtt, come preferisci (\mathtt rispetta i corpi anche nei pedici, \texttt li rispetta solo se usi il pacchetto amsmath, altrimenti mantiene inalterato il copro dello stile matematico \textstyle). Dopo puoi inframmezzare questi simboli con tutti i simboli matematici che vuoi, probabilmente quelli degli insiemi, ma comunque quelli che vuoi.
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17 Maggio 2012 alle 9:57 #73795::
antonio.macrì” post=72975In informatica non ci si fa molti problemi di forma né d’espressione e spesso si confonde il simbolismo matematico con il codice.
Consideriamo un protocollo, per esempio Kerberos. Entrano in gioco delle entità che sono indicate con gli acronimi AS, TGT, TGS, TK eccetera, quindi ciascuna con un gruppo di lettere.
Ora, supponiamo che io voglia usare un formalismo matematico per descrivere le relazioni tra tali entità. Una regola che credo di aver acquisito (anche grazie a LaTeX) è che non bisogna mai usare più lettere per indicare una variabile, una funzione, un’entità, un qualsiasi oggetto. È così?
Per esempio, scrivendo $AS$ in realtà sto esprimendo il “prodotto fra A e S”.
Come faccio a rappresentare tutte quelle entità e quegli oggetti in un contesto matematico? Sono obbligato a usare una sola lettera apponendo magari dei pedici? Esistono norme specifiche a riguardo?
Grazie,
Antonio[tt]\textit{AS}[/tt]; se carichi amsmath lo puoi usare anche a pedice ed esponente.
Ciao
Enrico
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18 Maggio 2012 alle 15:03 #73796::
Grazie delle risposte!Dunque, tra [tt]\texttt[/tt] e [tt]\textit[/tt] preferisco il secondo. Voglio che risulti chiaro che non sto indicando degli identificatori come fosse un codice.
Claudio, l’articolo a cui ti riferisci è questo? Gli ho dato subito una prima lettura. Ora che ci penso, in effetti, anche in fisica esistono casi in cui si usano due lettere: mi vengono in mente proprio parametri adimensionali, come i numeri di Reynolds, di Prandtl & Co (il numero di Nepero scritto Ne che citi nell’articolo, invece, non mi è mai capitato).
Tra le raccomandazioni che possono valere per l’informatica, sono riuscito a malapena a trovare queste dell’IEEE:
http://www.ieee.org/portal/cms_docs_iportals/iportals/publications/authors/transjnl/stylemanual.pdf
ma non dice moltissimo (ovvio, è scritto in Word… :D). Cercherò più attentamente…
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18 Maggio 2012 alle 16:06 #73797::
Io avrei scelto, invece, il carattere senza grazie (\textsl{}). Utilizzando il corsivo, proprio come per le variabili matematiche, si rischia di far confusione. È vero che gli spazi sono diversi, ma mi dà l’impressione che la maggior parte delle persone non sono così raffinate dal notare la differenza.Ciao,
Andrea
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19 Maggio 2012 alle 13:25 #73798::
Sicuramente [tt]\textit{<...>}[/tt]. In elettrotecnica ho trovato un riferimento normativo (oltre all’esempio dei numeri di Reynolds che facevi tu). Siccome alla fine questi riferimenti si basano sulle stesse indicazioni internazionali, io farei così. Però purtroppo non ho un riferimento specifico per l’informatica. Ma tu non hai un libro sul quale dare un’occhiata?Ciao
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19 Maggio 2012 alle 15:38 #73799::
Certo, ho già controllato le scelte di alcuni libri, ma come dicevo spesso confondono il codice (in [tt]tt[/tt]) con la matematica. Davvero, non c’è criterio. Anche in diversi articoli (paper) vengono scritte cose abominevoli, mischiando caratteri senza grazie con quelli a spaziatura fissa e quelli corsivi, lasciando direttamente in ambiente matematico quello che dovrebbe essere l’argomento di [tt]\textit[/tt], talvolta addirittura i pedici vengono inseriti “in linea” con il testo (cioè: non a pedice).Un’altra cosa che non riesco a capire: se [tt]A[/tt] e [tt]B[/tt] sono due entità, perché una chiave tra [tt]A[/tt] e [tt]B[/tt] viene indicata con [tt]K_{ab}[/tt] invece che con [tt]K_{AB}[/tt]? Sono io paranoico? 😀
Andrea, hai ragione a dire che la maggior parte della gente non nota nemmeno la diversa crenatura, però l’idea di usare caratteri san serif non mi convince del tutto. Come spiega Claudio nell’articolo, può accadere di fare confusione tra alcune lettere, come la L minuscola e la i maiuscola (anche se dipende dall’uso e dal contesto). Inoltre, per una questione di gusto personale, preferirei non mischiare troppi stili.
Comunque rimane aperto uno spiraglio. Cito dall’articolo:
Sans-serif upright characters may be used in
technical and/or physical texts in order to mark
objects that cannot be confused with mathematical
symbols, for example for the names of points in the
description of geometrical figures, technical objects,
experimental setups, and the like.Non mi è chiaro questo passo, in particolare che si intende per technical objects e experimental setups.
@OldClaudio, potresti gentilmente chiarirmi il significato di quelle espressioni?Per ora, direi che la soluzione è utilizzare [tt]\textit[/tt]: mi consola che la stessa cosa si faccia anche in altre discipline, dove esistono riferimenti normativi precisi.
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19 Maggio 2012 alle 18:15 #73800::
Non mi è chiaro questo passo, in particolare che si intende per technical objects e experimental setups.
@OldClaudio, potresti gentilmente chiarirmi il significato di quelle espressioni?Hai presente quando descrivi un’apparecchiatura di laboratorio o altro disegno tecnico, specialmente se in prospettiva, quando parli dalla leva L e del pulsante B1, che sblocca il movimento della ruota R, la quale girando attorno al suo asse A,… Ecco tutte queste entità non sono grandezze né fisiche né matematiche, quindi il corsivo sarebbe inopportuno.
Le costanti fisiche standardizzate rappresentate da simboli di due lettere sono una mezza dozzina o poco più. Nessun’altra grandezza fisica può essere rappresentata con due o più lettere.
Mi è venuto in mente che le entità informatiche di più lettere che non sono identificatori, sono però degli acronimi e possono essere trattati come tali, addirittura usando il carattere tondo \textrm.
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19 Maggio 2012 alle 19:03 #73801::
Anche io avevo pensato al carattere in tondo anziché quello senza grazie, ma pensavo che potesse creare più confusione dell’altro. Certo, se non si vuole utilizzare troppi caratteri, la soluzione di scrivere gli acronimi col tondo mi sembrerebbe una scelta molto migliore di quella del corsivo.Io ho sempre utilizzato (inconsapevolmente) il carattere senza grazie per indicare le varie parti delle figure. Che bello scoprire che è una cosa fatta bene ^_^
Ciao,
Andrea
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