Aiuto riferimenti teoremi

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  • #74543
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    Ciao a tutti sono nuovo. Questo è il mio primo messaggio; spero di trovarmi bene nel forum.
    La domanda sembra banale: uso linux ubuntu 11.10 con ambiente Kile. Quando mi serve di citare un teorema avrei pensato di agire così:

    `\begin{teo}
    \label{T}

    \end{teo}`
    fin qua tutto ok
    Il problema sorge quando, in una dimostrazione successiva, faccio riferimento ad un teorema precedente. Stando all’Arte scrivo:

    `Siccome per il teorema \ref{T} succede questo allora…`

    vado a compilare con pdflatex e non c’è nessun errore, controllo il pdf ma trovo scritto

    `Siccome per il teorema succede questo allora…`

    cioè mi salta la parte in cui cito il teorema. Sapete dirmi dove ho sbagliato?

    In allegato vi metto il file .tex per vedere il disastro che ho combinato :).

    Grazie anticipatamente a chi risponderà.

    [attachment:1]C:\fakepath\progetto.tex[/attachment]

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    • #74544
      franen
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        Ciao e benvenuto!
        Purtroppo il file non è stato caricato correttamente e non posso dirti che errori ci siano, ti riporto un esempio minimo compilabile funzionante, spero sia di ispirazione.
        Un consiglio doveroso nella risposta al tuo primo messaggio, se non l’hai ancora fatto leggiti per bene l’Arte di scrivere con LaTeX, ci troverai un sacco di preziose informazioni (anche relative a questa tua domanda).

        Francesco

        Ah, compilalo DUE volte!

        `\documentclass{article}
        \usepackage[utf8]{inputenc}
        \usepackage[T1]{fontenc}
        \usepackage[italian]{babel}
        \usepackage{amsthm}
        \newtheorem{teo}{Teorema}
        \begin{document}
        Testo

        \begin{teo}
        \label{T}
        È tardi e sono stanco.
        \end{teo}

        Con il teorema~\ref{T} dimostriamo
        \end{document}`

      • #74545
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        ::


        In primis grazie per aver risposto;
        l’impostazione del mio documento era uguale identica alla tua(mi ricordo che in classe all’esercitazione mettendo label dentro o fuori da {teo} riusciva a etichettare e a riferire perfettamente). Ho letto l’arte e ho compilato due volte ma non vuole stamparmi il riferimento… che sia qualche bug dello schifossisimo linux???

      • #74546
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        ::

        Piersanti” post=73699In primis grazie per aver risposto;
        l’impostazione del mio documento era uguale identica alla tua(mi ricordo che in classe all’esercitazione mettendo label dentro o fuori da {teo} riusciva a etichettare e a riferire perfettamente). Ho letto l’arte e ho compilato due volte ma non vuole stamparmi il riferimento… che sia qualche bug dello schifossisimo linux???

        Escluderei responsabilità del sistema operativo GNU/Linux che stai adoperando.

        Finché non mostri un esempio minimo di codice LaTeX che produce il misfatto è impossibile aiutarti.

        Ciao
        Enrico

      • #74547
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        ::


        Posto il codice per intero allora . Guardate il corollario C XVII all’inizio

        `\documentclass[a4paper,11pt]{report}
        \usepackage[utf8]{inputenc}
        \usepackage[T1]{fontenc}
        \usepackage[italian]{babel}
        \usepackage{amsthm}
        \usepackage{pgf,pgfarrows,pgfnodes,pgfautomata,pgfheaps,pgfshade}
        \usepackage{mathrsfs}
        \usepackage{amsmath}
        \usepackage{empheq}

        \pgfdeclareimage[height=9cm,width=11cm]{clip1}{../immagini_progetto/clip1}
        \pgfdeclareimage[height=5cm,width=6cm]{clip2}{../immagini_progetto/clip2}
        \pgfdeclareimage[height=5cm,width=6cm]{clip3}{../immagini_progetto/clip3}
        \pgfdeclareimage[height=7cm,width=12cm]{clip4}{../immagini_progetto/clip4}
        \pgfdeclareimage[height=10cm,width=12cm]{clip5}{../immagini_progetto/clip5}
        \pgfdeclareimage[height=5cm,width=16cm]{clip6_1}{../immagini_progetto/clip6_1}
        \pgfdeclareimage[height=5cm,width=16cm]{clip6_2}{../immagini_progetto/clip6_2}
        \pgfdeclareimage[height=10cm,width=12cm]{clip7}{../immagini_progetto/clip7}
        \pgfdeclareimage[height=6cm,width=13cm]{clip8}{../immagini_progetto/clip8}
        \pgfdeclareimage[height=8cm,width=15cm]{clip9}{../immagini_progetto/clip9}
        \pgfdeclareimage[height=8cm,width=15cm]{clip10}{../immagini_progetto/clip10}
        \pgfdeclareimage[height=10cm,width=12cm]{clip11}{../immagini_progetto/clip11}
        \pgfdeclareimage[height=6cm,width=12cm]{clip12}{../immagini_progetto/clip12}
        \pgfdeclareimage[height=10cm,width=12cm]{clip13}{../immagini_progetto/clip13}
        \pgfdeclareimage[height=10cm,width=12cm]{clip14}{../immagini_progetto/clip14}
        \pgfdeclareimage[height=8cm,width=17cm]{clip15}{../immagini_progetto/clip15}
        \pgfdeclareimage[height=10cm,width=12cm]{clip16}{../immagini_progetto/clip16}
        \pgfdeclareimage[height=8cm,width=12cm]{clip17}{../immagini_progetto/clip17}
        \pgfdeclareimage[height=8cm,width=12cm]{clip18}{../immagini_progetto/clip18}
        \pgfdeclareimage[height=10cm,width=16cm]{clip19}{../immagini_progetto/clip19}
        \pgfdeclareimage[height=12cm,width=16cm]{clip20}{../immagini_progetto/clip20}
        \pgfdeclareimage[height=14cm,width=16cm]{clip21}{../immagini_progetto/clip21}
        \pgfdeclareimage[height=12cm,width=12cm]{clip22}{../immagini_progetto/clip22}
        \pgfdeclareimage[height=10cm,width=12cm]{clip23}{../immagini_progetto/clip23}

        \newtheorem*{teo}{Teorema}
        \newtheorem*{cor}{Corollario}
        \newtheorem*{post}{Postulato}
        \theoremstyle{definition}
        \newtheorem*{defn}{Definizione}

        \begin{document}
        \title{Progetto Matematiche Elementari da un Punto di Vista Superiore}
        \author{Paolo Piersanti}
        \date{\today}
        \maketitle
        \chapter*{Le Superfici piane}
        \section*{Introduzione}
        In questa sezione parleremo delle superfici piane. Saranno date in primo luogo le principali definizioni.
        I teoremi dimostrati sono di natura operativa e quindi riconducibili alle note formule del calcolo delle
        superfici. Si farà uso di alcuni postulati molto intuitivi per provare dei celeberrimi risultati come
        ad esempio i due teoremi di Euclide e il teorema di Pitagora.

        Cominciamo con il provare questo risultato.

        \begin{cor}[C XVII]\label{C XVII}
        Se un angolo insiste su una semicirconferenza allora è retto.
        \end{cor}
        \begin{proof}
        Consideriamo un angolo $\alpha$ che insiste su una semicirconferenza come quello seguente

        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip1}
        \end{center}

        \noindent{Dobbiamo dimostrare che $\alpha\cong\hat{R}$.} Per il Teorema XCIII ogni angolo alla circonferenza è \ref{C XVII}
        congruente alla metà dell'angolo al centro corrispondente, cioè $$\alpha\cong\frac{1}{2}\beta$$
        Di conseguenza, essendo, per costruzione, $\beta\cong\hat{P} \Rightarrow \alpha\cong\frac{1}{2}\hat{P}
        \cong\hat{R}$. Il corollario è quindi dimostrato.
        \end{proof}

        \begin{defn}[D I]
        Una \underline{'superficie piana limitata'} è una figura piana costituita da una regione di piano
        delimitata da una linea chiusa oppure da due o più linee chiuse che non si intersecano
        \end{defn}

        \noindent{Vediamo qui di seguito alcuni esempi di superfici piane.}

        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip2}
        \end{center}

        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip3}
        \end{center}

        \begin{defn}[D II]
        Due superfici aventi la stessa estensione si dicono \underline{'equivalenti'}
        \end{defn}

        \noindent{Indicheremo l'equivalenza tra superfici con il simbolo $\doteq$}
        \newpage
        \noindent{L'equivalenza tra superfici gode delle seguenti proprietà:}
        \begin{itemize}
        \item{riflessiva}
        \item{simmetrica}
        \item{transitiva}
        \end{itemize}

        \noindent{Quindi l'equivalenza tra superfici è una realzione di equivalenza.}

        \begin{defn}[D III]
        Chaimeremo \underline{'area'} la caratteristica comune delle superfici che appartengono alla stessa
        classe di equivalenza.
        \end{defn}

        \begin{post}[P XXXI]\label{P XXXI}
        Due superfici congruenti sono equivalenti.
        \'E possibile definire la somma di due superfici $\mathscr{S}$ ed $\mathscr{L}$ quando queste non hanno
        punti in comune oppure hanno in comune solamente punti appartenenti slle linee che le delimitano.
        \end{post}

        \noindent{Da questo postulato possiamo evincere che:}
        \begin{itemize}
        \item{le linee hanno area nulla}
        \item{se due figure sono congruenti $\Rightarrow$ hanno la stessa area}
        \end{itemize}

        \begin{defn}[D IV]
        La \underline{'somma di due superfici'} $\mathscr{S}$ ed $\mathscr{L}$, indicata con
        $\mathscr{S} +~\mathscr{L}$ è la superficie $\mathscr{R}$ ottenuta come unione dei punti di $\mathscr{S}$
        ed $\mathscr{L}$. Scriveremo $$\mathscr{R}\doteq\mathscr{S} + \mathscr{L}$$

        \noindent{Se $\mathscr{R}\doteq\mathscr{S} + \mathscr{L}$ allora diremo che $\mathscr{S}$ ed $\mathscr{L}$
        sono \underline{'parti di $\mathscr{R}$'}. }
        \end{defn}

        \noindent{La somma di due superfici gode della proprietà associativa e commutativa.}
        Se $\mathscr{R}\doteq \mathscr{S} + \mathscr{L}$ chiameremo $\mathscr{S}$ \underline{'differenza tra
        $\mathscr{R}$ ed $\mathscr{L}$'} e la indichiamo $$\mathscr{S}\doteq\mathscr{R}-\mathscr{L}$$

        \begin{post}[P XXXII]\label{P XXXII}
        Superfici ottenute come somma o differenza di superfici rispettivamente equivalenti sono ancora
        equivalenti.
        \end{post}

        \noindent{Se $\mathscr{A}\doteq\mathscr{A'}$ e $\mathscr{B}\doteq\mathscr{B'}$ allora $ \mathscr{A}+
        \mathscr{B}\doteq\mathscr{A'}+\mathscr{B'}$ e $\mathscr{A} – \mathscr{B}\doteq \mathscr{A'} –
        \mathscr{B'}$}

        \noindent{Da quest'ultimo postulato risulta che due poligoni equicomposti sono equivalenti.}
        Dalla figura seguente possiamo evincere che, essendo $\mathscr{A}\doteq\mathscr{A'}$ e $\mathscr{B}
        \doteq\mathscr{B'}$, necessariamente $\mathscr{C}\doteq\mathscr{D}$.

        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip5}
        \end{center}

        \begin{post}[P XXXIII]
        Una superficie non può essere equivalente ad una sua parte.
        \end{post}

        \begin{defn}[V]
        Una superficie $\mathscr{A}$ si dice \underline{'maggiore di una superficie $\mathscr{B}$'}
        se $\mathscr{B}$ è equivalente ad una parte di $\mathscr{A}$ e scriveremo
        $$\mathscr{A} > \mathscr{B}$$
        \end{defn}

        \noindent{Proponiamo un esempio grafico.} Nella figura seguente risulta $\mathscr{C}\doteq\mathscr{B}$ quindi,
        essendo $\mathscr{A} > \mathscr{C}$ risulta $\mathscr{A} > \mathscr{B}$

        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip4}
        \end{center}

        \noindent{Presentiamo ora dei risultati operativi per il calcolo delle superfici dei poligoni.}
        Cominciamo col vedere il teorema che fornisce la formula per il calcolo della superficie di un
        parallelogramma.

        \begin{teo}[T XCIV]
        \label{TXCIV}
        Se due parallelogrammi hanno congruenti le basi e le altezze corrispondenti, allora sono equivalenti.
        \end{teo}
        \begin{proof}
        Consideriamo i due parallelogrammi in figura $ABCD$ e $ILMN$ e tracciamone le altezze $CH$ e $KM$ rispettivamente.
        Per ipotesi risulta $AB\cong IL$ e $CH\cong KM$.
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip6_1}
        \pgfuseimage{clip6_2}
        \end{center}

        \noindent{Le due basi si possono sovrapporre in quanto le altezze sono congruenti.}Otteniamo un oggetto
        simile a quello della figura che segue
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip7}
        \end{center}

        \noindent{Possiamo distinguere tre casi:}
        \begin{itemize}
        \newpage
        \item{\underline{caso 1}}
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip8}
        \end{center}
        \item{\underline{caso 2}}
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip9}
        \end{center}
        \newpage
        \item{\underline{caso 3}}
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip10}
        \end{center}
        \end{itemize}
        \noindent{Sia $\mathscr{A}$ la superficie del primo parallelogramma e $\mathscr{B}$ quella del secondo.}
        \begin{itemize}
        \item{caso 1}
        $$\mathscr{A}\doteq\mathscr{Q}+\mathscr{P}$$
        $$\mathscr{B}\doteq\mathscr{P}+\mathscr{S}$$

        \noindent{Occorre dimostrare che $\mathscr{Q}\doteq\mathscr{S}$, cioè che i due triangoli sono congruenti.}

        \item{caso 2}
        $$\mathscr{A}\doteq\mathscr{Q}+\mathscr{P}$$
        $$\mathscr{B}\doteq\mathscr{P}+\mathscr{S}$$
        \noindent{Occorre dimostrare che $\mathscr{Q}\doteq\mathscr{S}$}

        \item{caso 3}
        $$\mathscr{A}\doteq\mathscr{Q}+\mathscr{P}-\mathscr{V}$$
        $$\mathscr{B}\doteq\mathscr{P}+\mathscr{S}-\mathscr{V}$$
        \noindent{Occorre dimostrare che $\mathscr{Q}\doteq\mathscr{S}$}
        \end{itemize}

        \noindent{Allora non è necessario distinguere i tre casi separatamente.}
        Posso quindi lavorare su un parallelogramma come quello della seguente figura
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip11}
        \end{center}

        \noindent{Si ha che:}
        \begin{itemize}
        \item{$AD\cong BC$ perché lati opposti di un parallelogramma;}
        \item{$AN\cong BM$ perché lati opposti di un parallelogramma;}
        \item{$\alpha \cong \alpha'$ poiché $AD//BC$ e $AN//BM$ ed inoltre
        questi lati sono concordi (cioè i lati paralleli appartengono allo stesso parallelogramma);}
        \end{itemize}
        \noindent {allora i triangoli $ADN$ e $BMC$ sono congruenti in virtù del primo criterio di conguruenza, allora
        le rispettive superfici sono equivalenti ed il teorema è dimostrato.}
        \end{proof}

        \noindent{Da quest'ultimo risultato possiamo deudrre la formula per il calcolo della superficie di un
        parallelogramma}

        \begin{center}
        \begin{empheq}[box=%
        \fbox]{align*}
        S = B h
        \end{empheq}
        \end{center}

        \noindent{Vediamo ora un teorema che fornisce la formula per il calcolo della superficie di un triangolo
        qualunque}
        \begin{teo}[T XCV]\label{T XCV}
        Un triangolo è equivalente ad un parallelogramma che ha altezza congruente a quella del triangolo
        e base congruente a metà della base del triangolo.
        \end{teo}
        \begin{proof}
        Costruiamo un triangolo ed un parallelogramma sfruttando le ipotesi del teorema come nella seguente
        figura
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip12}
        \end{center}

        \noindent{Tracciamo la semiretta di origine $C$ e parallela alla retta passante per $A$ e $B$ ed
        indichiamo con $M$ il punto medio del segmento $AB$}. Si otterrà una figura simile a quella della figura
        seguente

        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip13}
        \end{center}

        \noindent{Conduciamo dal punto $M$ la parallela alla retta passante per i punti $A$ e $C$, essa incontra
        la semiretta $a$ nel punto $L$.} Il quadrilatero $AMLC$ è un parallelogramma perché ha lati opposti
        paralleli per costruzione ed è equivalente al parallelogramma $DEFK$ per il teorema (TXCIV).
        Consideriamo i triangoli $MBN$ e $LNC$. Possiamo dire che:
        \begin{itemize}
        \item{$MB\cong CL$ poiché lati opposti in un parallelogramma;}
        \item{$\alpha\cong\alpha'$ perché sono angoli alterni interni formati in questo modo: si traccia
        la retta passante per i punti$A$ e $B$ e la retta passante per i punti $C$ ed $L$ (tali rette sono parallele
        perché su di esse giaciono i lati opposti del parallelogramma) e si tagliano con la trasversale condotta
        per i punti $B$ ed $C$;}
        \item{$\beta\cong\beta'$ poichè sono angoli alterni interni formati dalle stesse rette parallele del
        punto precedente e tagliate dalla trasversale condotta per i punti $B$ e $L$;}
        \end{itemize}

        \noindent{Allora per il secondo criterio di congruenza si ha che il triangolo $MBN$ è congruente al
        triangolo $CLN$.}
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip14}
        \end{center}

        \noindent{Sia $\mathscr{A}$ la superficie del triangolo $ABC$ e sia $\mathscr{B}$ la superficie
        del parallelogramma $AMLC$.} Consideriamo la seguente figura in cui si individuano le superfici atomiche
        $\mathscr{S}$, $\mathscr{P}$, $\mathscr{Q}$. Dalla congruenza dei triangoli $MBN$ e $CLN$ si ha che
        $\mathscr{P}\doteq\mathscr{Q}$ per il postulato (P XXXI). Inoltre vale $$\mathscr{A}\doteq
        \mathscr{S}+\mathscr{Q}$$ $$\mathscr{B}\doteq\mathscr{S}+\mathscr{P}$$

        \noindent{Quindi risulta $\mathscr{A}\doteq\mathscr{B}$ perché somma di superfici equivalenti
        (P XXXII).} Sia $\mathscr{C}$ la superficie del parallelogramma $DEFK$. Per csotruzione risulta
        $$\mathscr{C}\doteq\mathscr{B}$$

        \noindent{dalla rpoprietà transitiva risulta $\mathscr{A}\doteq\mathscr{C}$.} Quindi il teorema è
        dimostrato.

        \end{proof}

        \noindent{Da questo teorema possiamo evincere la formula per il calcolo della superficie di un triangolo
        qualunque}
        \begin{center}
        \begin{empheq}[box=%
        \fbox]{align*}
        S = \frac{B h}{2}
        \end{empheq}
        \end{center}

        \noindent{Vediamo ora un corollario di questo teorema che dimostra l'equivalenza di due triangoli aventi
        le basi e le altezze rispettivamente congruenti.}

        \begin{cor}[C XVIII]\label{C XVIII}
        Se due triangoli hanno congruenti le basi e le rispettive altezze allora sono equivalenti.
        \end{cor}
        \begin{proof}
        Consideriamo due triangoli aventi basi e altexzze rispettivamente congruenti come quelli in figura

        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip15}
        \end{center}

        \noindent{Risulta $AB\cong DE$ e $CH\cong FK$.} Consideriamo il parallelogramma $GNIL$ come quello in
        figura

        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip16}
        \end{center}

        \noindent{Risulta} $$FK\cong LZ\cong CH$$ $$\frac{1}{2}DE\cong GN \cong \frac{1}{2}AB$$

        \noindent{Valgono le seguenti equivalenze} $$\mathscr{S}\doteq \mathscr{P}$$ $$\mathscr{Q}\doteq\mathscr{P}$$
        \noindent{Allora risulta $\mathscr{S}\doteq\mathscr{Q}$} per la rpoperità transitiva. Il corollario è
        dunque dimostrato.
        \end{proof}

        \noindent{Il prossimo risultato fornisce la formula per il calcolo della superificie di un trapezio
        qualunque.}

        \begin{teo}[T XCVI]
        Un generico trapezio è equivalente ad un triangolo avente l'altezza congruente a quella del trapezio e
        la base congruente alla somma delle basi del trapezio.
        \end{teo}
        \begin{proof}
        Consideriamo un generico trapezio $ABCD$
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip17}
        \end{center}
        \noindent{ed il triangolo $EFG$ avente la base congruente alla somma delle basi del trapezio
        e l'altezza congruente all'altezza dello stesso trapezio.}
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip18}
        \end{center}
        \noindent{Risulta $DH\cong KG$ e $EF\cong AB+DC$.}
        Focalizziamo la nostra attenzione sul trapezio $ABCD$; prolunghiamo la base $AB$ di un segmento $BM\cong CD$
        e conginugiamo i punti $M$ e $D$; il segmento $MD$ interseca il segmento $BC$ nel punto $N$
        come mostrato nella seguente figura.
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip19}
        \end{center}

        \noindent{I triangoli $AMD$ e $EFG$ sono equivalenti perché hanno basi e altezze rispettivamente
        congruenti.} Allora le superfici sono equivalenti per il corollario (C XVIII). Consideriamo i
        triangoli $NDC$ e $BMN$, risulta:
        \begin{itemize}
        \item{$DC\cong BM$ per costruzione};
        \item{$\alpha\cong\alpha'$ perchè sono angoli alterni interni formati tagliando la retta
        passante per i punti $D$ e $C$ e la retta passante per i punti $A$ e $M$ con una retta trasversale
        condotta per i punti $D$ e $M$. Le prime due rette risultano essere parallele perché su di esse giaciono
        le basi del trapezio che per definizione sono parallele quindi sono congruenti anche $\alpha$ e $\alpha'$;}
        \item{$\beta\cong\beta'$ perché sono angoli alterni interni formati dalle stesse rette parallele del caso
        precedente che stavolta però sono tagliate dalla retta trasversale passante per i punti $B$ e $C$;}
        \end{itemize}
        \noindent{allora per il secondo criterio di conguruenza risulta che il triangolo $NDC$ è congruente
        al triangolo $BMN$}. Sia $\mathscr{A}$ la superficie del trapezio $ABCD$, sia $\mathscr{B}$ la
        superficie del triangolo $AMD$, sia $\mathscr{C}$ la superficie del triangolo $EFG$. Si ha che
        $$\mathscr{A}\doteq\mathscr{S}+\mathscr{Q}$$ $$\mathscr{B}\doteq\mathscr{S}+\mathscr{P}$$
        \noindent{ciò implica} $$\mathscr{A}\doteq\mathscr{B}$$
        \noindent{D'altra parte deve essere $\mathscr{B}\doteq\mathscr{C}$ per il teorema (T XCV).}
        Allora risulta $\mathscr{A}\doteq\mathscr{C}$ per la proprietà transitiva
        e il teorema è dunque dimostrato.
        \end{proof}

        \begin{center}
        \begin{empheq}[box=%
        \fbox]{align*}
        S = \frac{(B+b) h}{2}
        \end{empheq}
        \end{center}

        \noindent{Dopo quest'ultima dimostrazione abbiamo tutti gli strumenti per
        poter dimostrare uno dei risultati celeberrimi di questo paragrafo: il Primo Teorema di Euclide.} Tale
        teorema è molto importante perché ci permette di dimostrare facilmente l'ancor più noto Teorema di
        Pitagora il quale fornisce gli strumenti che rendono più agevole la dimostrazione del Secondo Teorema
        di Euclide.

        \begin{teo}[T XCVII Primo Teorema di Euclide]\label{Euclide}
        in ogni triangolo rettangolo il quadrato csotruito su un cateto è equivalente al rettangolo che ha i
        lati congruenti all'ipotenusa e alla proiezione dello stesso cateto (sul quale è costruitto
        il quadrato) sull'ipotenusa.
        \end{teo}
        \begin{proof}
        Consideriamo la seguente figura che nasce dalle ipotesi forniteci dal teorema
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip20}
        \end{center}
        \noindent{Risulta
        \begin{align*}
        \tau &\cong \hat{R} \\
        AF &\cong AB \\
        EA &\cong AC
        \end{align*}
        Dobbiamo dimostrare che $\mathscr{Q}\doteq\mathscr{R}$.} Prolunghiamo i lati $AF$ e $GH$ del rettangolo
        $AFGH$ fino ad incontrare il prolungamento del lato $ED$ rispettivamente nei punti $M$ e $N$ come in
        figura.
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip21}
        \end{center}

        \noindent{Consideriamo i triangoli $AEM$ e $ABC$}. Risulta
        \begin{itemize}
        \item{$EA\cong AC$ per costruzione;}
        \item{$\tau\cong\tau'\cong\hat{R}$ per costruzione}
        \item{$\alpha\cong\alpha'$ poiché sono complementari dello stesso angolo $\beta$, infatti risulta
        $\alpha+\beta\cong\hat{R}\cong\alpha'+\beta'$}
        \end{itemize}
        \noindent{allora per il secondo criterio di congruenza i triangoli $ABC$ e $AEM$ sono congruenti.} In
        particolare $AM\cong AB \Rightarrow AM\cong AF$. Il quadrilatero $AMNC$ è un parallelogramma perché ha i
        lati opposti paralleli in quanto nascono prolungando lati paralleli. Indichiamo con $\mathscr{P}$ l'area
        di tale parallelogramma. Il parallelogramma $ACNM$ ed il quadrato $ACDE$ hanno la stessa base $AC$ e la
        stessa altezza $EA$ quindi, essendo il quadrato un particolare tipo di parallelogramma, applicando il
        teorema (TXCIV) risulta $$\mathscr{Q}\doteq\mathscr{P}$$

        \noindent{Il parallelogramma $ACN$ ed il rettangolo $AFGH$ hanno le rispettive basi $AM$ e $AF$
        congruenti ed hanno in comune l'altezza $AH$ di misura $h$.} Quindi, applicando il
        teorema (TXCIV) risulta $$\mathscr{R}\doteq\mathscr{P}$$

        \noindent{Allora, applicando la proprietà transitiva, si deduce} $$\mathscr{Q}\doteq\mathscr{R}$$
        \noindent{Il teorema è così dimostrato.}
        \end{proof}
        \newpage
        \begin{teo}[T XCVIII di Pitagora]
        \label{Pitagora}
        In un triangolo rettangolo il quadrato costruito sull'ipotenusa è equivalente alla somma dei quadrati
        costruiti sui cateti.
        \end{teo}
        \begin{proof}
        Costruiamo la seguente figura a partire dalle ipotesi forniteci dal teorema
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip22}
        \end{center}
        \noindent{Per il Primo Teorema di Euclide} risulta $$\mathscr{Q}_1\doteq\mathscr{R}_1$$
        $$\mathscr{Q}_2\doteq\mathscr{R}_2$$

        \noindent{Essendo} $$\mathscr{Q}_3\doteq\mathscr{Q}_1+\mathscr{Q}_2$$
        \noindent{risulta che $\mathscr{Q}_3\doteq\mathscr{Q}_1+\mathscr{Q}_2$}. Il teorema è quindi dimostrato.
        \end{proof}

        \begin{teo}[T XCIX Secondo Teorema di Euclide]
        In ogni triangolo rettangolo, il quadrato costruito sull'altezza relativa all'ipotenusa è equivalente
        al rettangolo avente i lati congruenti alle proiezioni dei cateti sull'ipotenusa.
        \end{teo}
        \begin{proof}
        Costruiamo la seguente figura basandoci sull'enunciato del teorema
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip23}
        \end{center}
        \noindent{Risulta, per ipotesi
        \begin{align*}
        \tau &\cong \hat{R}\\
        AD &\cong AE \\
        AH &\cong AF \\
        FD &\cong HB \\
        \end{align*}
        Dobbiamo dimostrare che $\mathscr{Q}\doteq\mathscr{R}$}. Per il teorema di Pitagora risulta
        $$\mathscr{Q}_1\doteq\mathscr{Q}+\mathscr{Q}_2$$
        \noindent{Per il Primo Teorema di euclide risulta} $$\mathscr{Q}_1\doteq\mathscr{Q}_2+\mathscr{R}$$
        \noindent{Pertanto} $$\mathscr{Q}+\mathscr{Q}_2\doteq\mathscr{Q}_2+\mathscr{R} \Rightarrow \mathscr{Q}
        \doteq\mathscr{R}$$
        \noindent{Il teorema è così provato.}
        \end{proof}

        \end{document}

        `

      • #74548
        Up
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        Down
        ::

        Piersanti” post=73725Posto il codice per intero allora. Guardate il corollario C XVII all’inizio

        `\documentclass[a4paper,11pt]{report}
        \usepackage[utf8]{inputenc}
        \usepackage[T1]{fontenc}
        \usepackage[italian]{babel}
        \usepackage{amsthm}
        \usepackage{pgf,pgfarrows,pgfnodes,pgfautomata,pgfheaps,pgfshade}
        \usepackage{mathrsfs}
        \usepackage{amsmath}
        \usepackage{empheq}

        […]

        \newtheorem*{teo}{Teorema}
        \newtheorem*{cor}{Corollario}
        \newtheorem*{post}{Postulato}
        \theoremstyle{definition}
        \newtheorem*{defn}{Definizione}

        […]`

        Il sistema \label-\ref funziona solo se generi un numero. I tuoi teoremi non sono numerati, quindi LaTeX non genera nulla. Semplice, no?

        Del resto, sembra che tu stia semplicemente assegnando numeri manualmente, quindi non hai bisogno di \ref.

        Adesso veniamo al tuo codice: è terribile.

        1. Non si usa mai il sottolineato.

        2. \noindent non è un comando con argomento e va usato solo in rarissime occasioni.

        3. \item non è un comando con argomento.

        4. $$…$$ non si deve usare in alcuna circostanza.

        5. La punteggiatura non è facoltativa.

        Ho apportato alcune correzioni da cui puoi prendere spunto.
        `\setcounter{secnumdepth}{-1} % non numeriamo i capitoli (e i livelli inferiori)

        \begin{document}
        \title{Progetto Matematiche Elementari da un Punto di Vista Superiore}
        \author{Paolo Piersanti}
        \date{\today}
        \maketitle

        \chapter{Le Superfici piane}
        \section{Introduzione}
        In questa sezione parleremo delle superfici piane. Saranno date in primo luogo le principali definizioni.
        I teoremi dimostrati sono di natura operativa e quindi riconducibili alle note formule del calcolo delle
        superfici. Si farà uso di alcuni postulati molto intuitivi per provare dei celeberrimi risultati come
        ad esempio i due teoremi di Euclide e il teorema di Pitagora.

        Cominciamo con il provare questo risultato.

        \begin{cor}[C XVII]
        Se un angolo insiste su una semicirconferenza allora è retto.
        \end{cor}
        \begin{proof}
        Consideriamo un angolo $\alpha$ che insiste su una semicirconferenza
        come quello nella figura seguente.
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip1}
        \end{center}
        Dobbiamo dimostrare che $\alpha\cong\hat{R}$. Per il Teorema XCIII
        ogni angolo alla circonferenza è (C~XVII) congruente alla metà
        dell'angolo al centro corrispondente, cioè
        \[
        \alpha\cong\frac{1}{2}\beta.
        \]
        Di conseguenza, essendo, per costruzione, $\beta\cong\hat{P}$
        concludiamo che $\alpha\cong\frac{1}{2}\hat{P} \cong\hat{R}$. Il
        corollario è quindi dimostrato.
        \end{proof}

        \begin{defn}[D I]
        Una \emph{superficie piana limitata} è una figura piana costituita da una regione di piano
        delimitata da una linea chiusa oppure da due o più linee chiuse che non si intersecano.
        \end{defn}

        Vediamo qui di seguito alcuni esempi di superfici piane.
        \begin{center}
        \pgfuseimage{clip2}\\
        \pgfuseimage{clip3}
        \end{center}

        \begin{defn}[D II]
        Due superfici aventi la stessa estensione si dicono \emph{equivalenti}.
        Indicheremo l'equivalenza tra superfici con il simbolo $\doteq$.
        \end{defn}

        L'equivalenza tra superfici gode delle seguenti proprietà:
        \begin{itemize}
        \item riflessiva,
        \item simmetrica,
        \item transitiva.
        \end{itemize}
        Quindi l'equivalenza tra superfici è una realzione di equivalenza.

        \begin{defn}[D III]
        Chiameremo \emph{area} la caratteristica comune delle superfici che
        appartengono alla stessa classe di equivalenza.
        \end{defn}`
        Ciao
        Enrico

      • #74549
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        ::


        grazie mille delle dritte, però non ho capito a cosa serve questo
        `(C~XVII)`

        comunque il professore ha detto che voleva i teoremi non numerati dalla numerazione automatica di latex; voleva che facessimo riferimento solo alla numerazione romana ad esempio “per il teorema T XCV…”. Poi ho un’altra domanda… come faccio ad impostare la numerazione automatica delle figure?

      • #74550
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        ::

        Piersanti” post=73747grazie mille delle dritte, però non ho capito a cosa serve questo
        `(C~XVII)`

        comunque il professore ha detto che voleva i teoremi non numerati dalla numerazione automatica di latex; voleva che facessimo riferimento solo alla numerazione romana ad esempio “per il teorema T XCV…”. Poi ho un’altra domanda… come faccio ad impostare la numerazione automatica delle figure?

        Ho immaginato che dove avevi [tt]\ref{C XVII}[/tt] volessi indicare il riferimento.

        Come vorresti quei numeri accanto alle figure?

        Ciao
        Enrico

      • #74551
        OldClaudio
        Partecipante
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          ::


          Evitare la numerazione automatica dei teoremi, corollari, lemmi, definizioni, figure, tabelle, capitoloi, paragrafi, sottoparagrafi, eccetera è un suicidio.
          LaTeX serve per evitare di suicidarsi.
          Se il prof vuole la numerazione T CXXVIII per i teoremi, per esempio, lo si può fare definendo gli opportuni comandi; a quel punto si possono usare \label e \ref usando i riferimenti simbolici sempre corretti dopo la seconda compilazione. Mentre se numeri a mano che cosa succede? Supponi di aggiungere un teorema nel primo capitolo quando il testo è sostanzialmente finito e contiene una decina di capitoli con 157 teoremi in totale; siccome quel tipo di numerazione non ricomincia da 1 ad ogni capitolo, questo significa che l’aggiunta di un teorema nel primo capitolo ti richiedere di modificare a mano la numerazioni dei teoremi successivi non solo nello stesso capitolo ma dovunque e di correggere a mano tutti i riferimenti; capisci bene che questo lavoro un calcolatore qualsiasi lo fa in pochi secondi, mentre a mano ci vogliono ore o giorni e la probabilità di commettere errori è elevatissima.

          Ripensaci e cerca di convincere il prof che quel tipo di numerazione manuale può anche essere elegante (io ne dubito; in ogni caso non è pratico, perché oggi la maggior parte delle persone fa fatica a leggere i numeri romani, specialmente se, come CXXVIII, contengono molti simboli) ma promette un gran numero di errori che la macchina con il suo processore riesce a fare con molta precisione e senza errori. Io sconsiglio la numerazione romana, ma se il prof la vuole si può fare comprensiva del prefisso.

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