Puoi omettere [p].
il pacchetto afterpage è smilzo perché c’è poco da dire; esso trattiene il suo argomento fino a quando la pagina corrente, cioè quella in mezzo alla quale compariva il comando \afterpage{…}, vien emessa e allora quanto era conservato in memoria viene immesso nel flusso del file da comporre e vengono eseguiti i comandi, inserite le figure, composte le tabelle, eccetera.
Per esempio: non è carino far cominciare una longtable verso il fondo della paigna; ricordiamo che non è un oggetto mobile. Allora componi tutto il codice della longtable e lo metti in un file, diciamo MyLongTable.tex, poi nella pagina prima de=i quella dove dovrebbe cominciare la longtable ci metti
`\aftepage{\input{MyLongTable}` e la composizione della longtable viene eseguita solo quando tex ha appena “shiped out” la pagina precedente.
Nella GuidaGuIT, nel file delle macro ho provato a definire un comando per dilazione certo materiale fino ad una pagina pari oppure dispari, non alla prima disponibile. Non funziona benissimo perché eredita i difetti di afterpage su cui si appoggia, ma spesso funziona come ci si aspetterebbe.
Io trovo il pacchetto afterpage molto utile, ma di sicuro non per emettere una pagina vuota; come sai i preferisco ridefinirmi i comandi e, sempre nel file di macro della GuidaGuIT, trovi la ridefinizione del comando \cleardoublepage al quale puoi specificare come opzione lo stile della pagina vuota da emettere nel caso ce ne sia bisogno; due righe di ridefinizione di cui conosco vita, morte e miracoli, e nessun pacchetto esterno che talvolta fa cose inaspettate (non sarà il caso di emptypage.sty, ma…)
Parlarne sull’Arte? dipende dal Presidente; credo che mi abbia già risposto di no una volta, alcuni anni fa.