Bentornato fra noi!
Sì, ben tornato e complimenti per essere sopravvissuto; ora probabilmente aspetterai dieci anni prima di fare il presidente di nuovo 😆
Forse il codice di afterpage non sarà elegante (ma perché, poi?), però se permette di fare a colpo sicuro quello che voglio e mi evita di fare prove su prove, non credi che sia tutto riguadagnato?
Afterpage non si apprezza finché non lo si usa; tuttavia ci sono delle circostanze nelle quali afterpage è utile.
Sono d’accordo con Lorenzo che si tratta di una cosa che dovrebbe possibilmente essere evitata per due motivi:
1) quando si usa afterpage e poi si modifica il documento, potrebbe succedere che \afterpage con il suo argomento debba essere spostato oppure cancellato, senza cancellarne l’argomento; il che toglie un certo tipo di automazione al lavorio di LaTeX dietro le quinte. Non mi sembra il caso di Tommaso, tuttavia ci sono delle circostanze in cui \aftepage garantisce certe cose, come nell’esempio della longtable che ho fatto qualche messaggio fa, e delle altre in cui bisogna rimetterci le mani ad ogni modifica del documento.
2) Funziona al 90%; be’ 90% è una stima ad intuito, non è frutto di una accurata indagine; tuttavia esistono delle circostanze in cui non funziona e il contenuto dell’argomento di \afterpage svanisce. L’autore di afterpage lo dice (e me l’ha confermato in comunicazioni private) che esistono delle circostanze in cui afterpage si scontra con l’algoritmo di output, quando ci sono altri float in sospeso e quando si va ad una nuova pagina con il titolo di un comando di sezionamento; sembra che ci sia un conflitto; quindi bisogna sempre verificare sul documento composto se afterpage ha fatto correttamente il suo lavoro; praticamente questa verifica è automatica perché si compila spesso e altrettanto spessi si esamina il documento composto; ma in questo caso una qualche modifica nei file sorgente prima della posizione di \afterpage potrebbe spostare in fine pagine in una posizione diversa e mettere in crisi l’algoritmo di afterpage; questo potrebbe succedere molte pagine dopo il punto che si è modificato e allora ci si può facilmente dimenticare di andare a controllare dove è finito il materiale che afterpage avrebbe dovuto inserire.
Tuttavia è utile e, usato con prudenza e con attenzione, risolve problemi che altrimenti sarebbe difficile risolvere con i codici di posizione, punto esclamativo compreso. Io uso afterpage da circa 15 anni, da quando l’ho scoperto; debbo dire che non lo uso più frequentemente di una volta ogni 200 o 300 pagine; quindi riesco a risolvere i problemi di posizionamento di oggetti ingombranti in modo più automatico. Ma, come dicevo, esistono delle circostanze dove il suo uso è virtualmente indispensabile.