Re: Immagine centrata a tutta pagina

#75751
lorenzo.pantieri
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    OldClaudio” post=75053Lorenzo, ti capisco, ma come diciamo sempre in questo forum, LaTeX è un text processor, non un word processor.

    LaTeX è un linguaggio di markup, ma non solo, è anche un linguaggio di programmazione. Tu nell’Arte spieghi in pratica solo la parte markup, senza accennare alla programmazione se non in modo molto lieve. Giusto, se vuoi che l’Arte sia solo una introduzione al markup.

    Ma perdi metà della bellezza di LaTeX se accarezzi troppo lievemente la programmazione; ogni dichiarazione ogni comando è anche una comando di un linguaggio di programmazione; ogni definizione è allo stesso livello di una procedura che restituisce un risultato; ogni ambiente è una procedura che tratta un oggetto. Se guardi LaTeX da questo punto di vista, ti accorgi che le dichiarazioni e i comandi non sono molto diversi, forse solo più scomodi, dei click di mouse che puoi fare con un word processor quando scegli qualcosa nei menù oppure quando evidenzi qualcosa poi apri un menù a tendina e scegli una operazione da fare sulla parte evidenziata. La differenza fra LaTeX usato in questo modo e un word processor è che in quest’ultimo il markup non appare sullo schermo, mentre con la composizione asincrona di LaTeX tu sai esattamente quale markup hai usato e come.

    Che differenza c’è fra un word processor, e TeXshop, quando evidenzi una parola, scegli dalla barra dei menu Macros, Text styles, Emphasized? L’unica differenza è che il comando \emph con le sue parentesi graffe appare nel file sorgente, e per avere il file composto devi cliccare su Typeset. Le stesse azioni, con menu diversi, che faresti con Word, il quale, essendo sincrono, ti mostra subito il risultato.

    E allora? Certo la programmabilità con i linguaggio LaTeX, o con Plain TeX, o con il linguaggio primitivo permette di scrivere file di classe, di estensione, eccetera, meglio che con la programmazione delle macro di Word (per lo meno meglio riguarda la mia esperienza, non dico che sia una affermazione assoluta). Allora ti accordi che minipage e \parbox sono essenziali, che LRbox è essenziale, che \providecommand. \renewcommand, \renewenvironment, e persino, sapendo quel che si sta facendo, \def, \edef, \gdef, \xdef sono utilissimi; ti accorgi che bisogna usare espressamente \@ifdefined e \@ifdefinable; ti accorgi che pacchetti come etoolbox sono comprensibili, solo se conosci gli inner working e ti accorgi della loro utilità perché sapendo come sono gli inner working usi quegli strumenti a ragion veduta. Ti accorgi che i codici di categoria sono essenziali, ti accorgi che c’è molto di più dietro a LaTeX che non soltanto del markup.

    Se non vuoi illustrare questo “molto di più”, puoi almeno dedicare mezza pagina a spiegare la differenza fra il semplice markup e il linguaggio di programmazione; il lettore novizio saprà dunque che sta usando un programma in modo elementare, anche se può fare grandi cose sapendone pochissimo o quasi niente di inner workings; ma sa anche che se ha la pazienza di imparare il linguaggio e di conoscere gli inner working può fare grandi cose.

    Visto che il nostro Grand Wizard sa fare magie impensabili, come pensi che ci sia arrivato? Tieni conto che lui, come me, abbiamo cominciato a usare TeX o LaTeX quando non c’era uno straccio di documentazione; voi della nuova generazione siete fortunati ad avere tutta la documentazione che ora è disponibile. Solo che talvolta, anche apparendo molto esperti, siete timorosi di provare vie alternative; apparite come persone (penso a dei bambini — voi non siete bambini, ma cercate di vedere la metafora) che, avendo un trenino a molla, non hanno il minimo desiderio di sapere come è fatto dentro.

    Venti anni fa, quando chiedevo all’inizio del corso di alzare la mano a coloro che avevano smontato e rimontato un telefono di casa, mezza aula alzava la mano; quando nel mio ultimo anno accademico feci questa domanda agli allievi che avevo di fronte, nessuno alzò la mano. Certo sono i tempi che cambiano e la click generation non è interessata nemmeno a sapere che cosa c’è dietro il click. Nonostante la dimestichezza con il loro portatile, quanti sapevano che anche con Windows disponevano di una finestra per dare i comandi e scrivere dei piccoli script per fare cose che con il mouse sarebbero state impensabili? Risposta semplicissima: nessuno.

    Ecco qual è la differenza fra i 20-enni, i 30-40-enni e i 60-70-enni. Non è detto che sia un male; anzi; per fortuna ci sono le differenze.

    Ciò non toglie che hai avuto una idea bellissima a pensare all’Arte e di immaginare il tuo lettore tipo come un novizio assoluto o quasi assoluto. Non avevamo mai avuto in Italia un libretto così ben fatto; ora che ci ha messo le mani anche Il Linguista, è diventato ancora più chiaro e ancora più bello.
    Quindi perché scrivo queste cose, visto che l’Arte mi piace? Perché osservo una certa resistenza culturale ad andare un po’ più in là del solo markup.

    Bellissimo post, il tuo! Nell’Arte ci ho messo molto di mio (anzi: ci abbiamo messo molto di nostro!). Eppure, il file Prefazione.tex dell’Arte comincia così:
    `\markboth{\spacedlowsmallcaps{Prefazione}}{\spacedlowsmallcaps{Prefazione}}
    \phantomsection
    \addcontentsline{toc}{chapter}{\tocEntry{Prefazione}}
    \chapter*{Prefazione}
    `
    Io vorrei che fosse solo:
    `\chapter{Prefazione}
    `
    Forse ci si arriverà, forse no. A me piacerebbe che LaTeX tendesse alla semplicità del teorema di Pitagora. O dell’ala dell’aeroplano. In ogni caso, è giusto che in una guida come l’Arte ci sia una piccola traccia della personalità degli autori. La mia personalità mi ha fatto “evitare come la peste i tecnicismi” (cito dalla prefazione).

    Se ho dato un (piccolo, piccolissimo) contributo alla comunità LaTeX, è stato quello. E quindi non me me volere, se la prossima edizione dell’Arte non conterrà una menzione ad afterpage. 😉

    Lorenzo

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