OldClaudio” post=75102Se è per \textsubscript mettiti nel preambolo dopo \makeatletter il codice:
`\makeatletter
\DeclareRobustCommand*\textsubscript[1]{%
\@textsubscript{\selectfont#1}}
\def\@textsubscript#1{%
{\m@th\ensuremath{_{\mbox{\fontsize\sf@size\z@#1}}}}}`
E hai risolto il problema. Il codice è semplicemente copiato da fixltx2e.sty…:wink:
Ingenuamente, non ci avevo pensato. Grazie! 🙂
Però volevo anche sollevare un dubbio: Ho letto con cura la documentazione di paracol; se deve servire per comporre testi paralleli in lingue diverse, non ha senso mettere figure dentro all’ambiente paracol; le figure suppongo che non siano diverse da una lingua all’altra, al massimo lo è la didascalia; ma a questo punto paracol è in grado di comporre la didascalia in testi paralleli? Non credo, ma non ho provato. Sicuramente si correrebbe il rischio di comandi fragili, visto che il testo della didascalia è un argomento mobile. In sostanza per gli oggetti con didascalia bisogna comporre questi oggetti fuori dall’ambiente paracol e probabilmente è necessario comporre un’unica didascalia con i testi nelle due lingue che si susseguono l’uno all’altro, non su colonne parallele.
Faccio queste osservazioni a ragion veduta, anche se non conosco il tuo particolare testo bilingue. Io molti anni fa mi sono costruito un ambente simile a quello del pacchetto parallel; sicuramente non simile a paracol, perché non faceva le cose che questo paracol invece fa; ma mettevo in parallelo latino con tedesco, latino con greco politonico, ingelse e copto bohairico, quindi per scopi non banali. il mio ambiente rispettava le liste di tipo description e itemize, non enumerate, non permetteva di assegnare larghezze diverse alle due colonne; tuttavia funzionava bene per lo scopo che mi ero prefissato. Avevo escluso però di mettere figure parallele, equazioni parallele, tabelle parallele, e simili oggetti che sono in generale interpretabili senza bisogno di usare una data lingua; al massimo le intestazioni delle colonne di una tabella potevano richiedere nomi in due lingue e così le didascalie degli oggetti mobili. Ecco perché ti pongo la domanda; io non ho una risposta, ma te la pongo perché tu dia una risposta a te stesso: Le figure separate per colonne parallele sono necessarie nel mio documento bilingue?
Il documento mi è stato commissionato, ed ho, sottoforma di pdf (vettoriali) una serie di tabelle e grafici, in cui le colonne e le righe sono già espresse nelle due lingue (ita/eng). Attualmente sto inserendo tutto tramite l’ambiente figure* nell’ambiente paracol, e scrivo una didascalia “doppia” (es. \caption{questa è una didascalia / this is a caption}).
Neppure a me sembra molto elegante, perché le tabelle perdono leggibilità. Tuttavia le figure sono grandi, e per mantenere la leggibilità dei testi sono costretto a tenerle su due colonne. Escludo quindi la possibilità di duplicarle, ciascuna su mezza pagina, ciascuna nella sua lingua.
L’alternativa a cui avevo pensato era la creazione un’appendice A, con tutte le tabelle in italiano, e poi un’appendice B con le tabelle in inglese, a cui rimandare di volta in volta. Ma questa soluzione non è piaciuta a chi mi ha chiesto il lavoro.
Tu come avresti fatto?
ps.
Figure e tabelle, verrebbero indicate come Figure/Figura, o Table/Tabella a seconda della lingua adottata nell’ambiente in cui inserisco figure*. Ho risolto impostando manualmente Fig. e Tab., mi sembra una soluzione ragionevole.