Dr Spencer Reid” post=75888Codice della bibliografia
`
% Bibliografia
% numerazione bibliografia da 01 e non da 1
\makeatletter
\def\@biblabel#1{[\two@digits{#1}]}
\makeatother\cleardoublepage
\phantomsection % notare l'uso di phantomsection se si usa hyperref
\addcontentsline{toc}{chapter}{\bibname}
\begin{thebibliography}{99}
\bibitem[1]{arl} Arlow J., Neustadt I. e V. Ambriola: \textit{UML e Unified Process. Analisi e progettazione object-oriented}, McGraw-Hill Companies; 2 edizione (2007);
\end{thebibliography}% Sitografia
% numerazione bibliografia da 01 e non da 1
\makeatletter
\def\@biblabel#1{[\two@digits{#1}]}
\makeatother\renewcommand\bibname{Sitografia}
\bibliography{references}\cleardoublepage
\phantomsection % notare l'uso di phantomsection se si usa hyperref
\addcontentsline{toc}{chapter}{Sitografia}
\begin{thebibliography}{99}
\bibitem[1]{com} \url{http://cometd.org/documentation}
\end{thebibliography}
`
Mi sa che ancora una volta andiamo dritti dritti al punto: “leggere una guida di base no?”.
Cito dall’Arte:
L’ambiente thebibliography produce risultati dignitosi, ma a prezzo di
alcuni inconvenienti non da poco:
• l’ordinamento alfabetico delle fonti nella bibliografia è a carico dell’au-
tore;
• bisogna scrivere una bibliografia per ogni documento, anche se c’è
solo qualche fonte di differenza dall’uno all’altro;
• se si aggiorna il documento, bisogna modificare le bibliografie di tutti
i documenti in cui esso è citato;
• per cambiare lo stile della bibliografia bisogna modificare a mano tutte
le voci, una per una.
Se tu usassi il metodo, sempre descritto nell’Arte, sotto il nome di bibliografia automatica potresti, per esempio, beneficiare del pacchetto multibib (documentazione texdoc multibib da terminale).
Ciao
Claudio