@j.magno, ti sei collegato ad un post di 14 anni fa; direi completamente sorpassato e anche arcaico. Conteneva un barlume di verità ma era usato male.
Allora, dovresti documentarti si documentazione moderna e aggiornata. Per esempio: nella sezione documentazione ci sono guide generali e tematiche da scaricare e leggere a piacimento. Una delle guide tematiche è intitolata Il LaTeX Reference Manual commentato che non è altro che la traduzione in italiano del manuale di Leslie Lamport, il creatore del linguaggio LaTeX,scritto nel 1994, quando uscì il LaTeX2e, che, moltoaggironato, è quello che si usa ancora oggi.Ma già allora la sintassi dei comandi di sezionamento (tutti, non solo \section} era comando[Titolo breve][Titolo lungo] e non c’era nessun bisogno di giostrare anche con \sectionmark o \chaptermark o \subsectionmark quelli che mettono il risultato nella testatina specifica.
Quale mark appare nella testatina? Dipende dalla classe che usi, ma di solito si tratta del titolo della sezione che è in vigore all’inizio della pagina; per documenti articolari può essere diverso. Ma il gioco dei mark è complicato: ne sono sempre disponibili tre diversi e LaTeX attraverso le impostazioni della classe provvede ad aggiornarli in modo adeguato. In un libro scritto in modalità “two side” nella pagina di sinistra (pari) appare il mark del capitolo e in quello di destra il titolo del paragrafo (non bisogna confondere paragraph con paragrafo), e nelle pagina di destra (dispari) appare il mark che corrisponde al titolo del paragrafo che era in vigore all’inizio della pagina; se a metà pagina comincia un nuovo paragrafo, il suo titolo comparirà solo sulla pagina dispari successiva se sarà ancora in vigore. Ma in un dizionario dove i vari lemmi siano introdotti con il comando \section, i due mark in vigore all’inizio della pagina e alla fine compaiono entrambi in ogni testatina di destra o di sinistra e non compariranno per niente i mark dei capitoli che non hanno molto senso in un dizionario; a tutto ciò provvede un’eventuale classe destinata allo scopo.
Esistono classi, come memoir, dove i comandi di sezionamento accettano due argomenti facoltativi:comando[titoloper l’indice][titolo per la testatina]{titolo per il documento} e puoi gestire i tre titoli in modo diverso perché ci pensa la classe a gestirli come si deve.
Se non ti sei modificato le funzionalità della tua classe, usando, per esempio, le funzionalità del pacchetto fancyhdr, e non stai scrivendo un dizionario, il tuo comando dovrebbe essere semplicemente `\section[Titolo breve]{Titolo lunghissimo}`e, tanto per riepilogare, il Titolo lunghissimo forma il titolo del paragrafo, mentre il Titolo breve va a finire nell’indice e nelle testatine. dovresti mettere le mani sul mark e su ciò che vuoi nell’indice solo se volessi tre titoli di diverse lunghezze. Ma mentre nelle testatine i titoli devono essere brevi, nell’indice possono essere meno brevi, ma è comunque consigliato che non superino la lunghezza di una riga.
Ragionamenti del tutto simili, solo che no riguardano le testatine, si applicano alle didascalie delle figure e delle tabelle il cui comando \captio accetta anche lui ina didascalia breve e una didascalia lunga; la seconda viene scritta sopra o sotto l’oggetto da descrivere, mentre la prima, quella breve, (facoltativa fra parentesi quadre) va nelle rispettive liste delle figure o delle tabelle.