Torniamo ad @AD e al suo quesito circa il modo di ragionare di LATeX.
Forse chiedi troppo, ma molte spiegazioni sono contenute nel documento Appunti di programmazione in TeX e LaTeX di Enrico. è un testo da leggere con calma e a picocle dosi per volta.
Comunque l’idea è che LaTeX mette insieme le lettere e ogni altro oggetto sostanzialmente in tre modi distinti: in modo orizzontale (Left-right mode), in modo verticale (vertical mode) o in modo matematico (math mode); ognuno di questi modi ha delle varianti, quindi non scendo nei dettagli; pensa che i modi matematici (le varianti del modo matematico) sono 8; se non fosse così LaTeX non sarebbe così bravo nel comporre.
Ora TeX e LaTeX sono nati quando s usava il formato DVI e le stampanti erano quelle che erano; lente, rumorose e spesso lavoravano a foglio perforato continuo; Io ho cominciato con una di queste stampanti quando TeX era ancora in “mente Dei” o meglio “in mente Knuthi”.
LaTeX nelle sue prime versioni è nato nel 1984, sei anni dopo, ed aveva il concetto di altezza del foglio di carta, ma essenzialmente per dimensionare lo specchio di stampa, non per costruire la pagina a cui pensava la routine di uscita, una cosa di complessità terribile a cui pochissimi osano apportare modifiche; io non sono tra quelli, anche se più o meno riesco a leggerne e a capirne il codice, ma non mi sognerei mai di metterci mano.
Dunque LaTeX non sa quanto sia alta la pagina, ma sa quanto sia alta la gabbia del testo, \textheight, e dentro a questa gabbia mette il corpo del documento; testatina e piedino sono ralivi alla gabbia, ma, in particolare l’insieme di tutti questi elementi, assemblati un on unico blocco, viene collocato sul foglio di carta con riferimento allo spigolo superiore sinistro di ogni pagina; quanto sia effettivamente grande il foglio di carta non ha importanza.
Tutto sommato non è un male, perché ci permette di stampare sulla pagina fisica della carta da stampante che possiamo comprare in negozio, senza badare alle dimensioni della pagina logica, perché la carta si può sempre mettere in una taglierina con cui eliminare l’eccesso.
Quindi tutto ciò che sta dentro la gabbia è importante, perché il piedino viene messo in posizione con la base della sua prima (e spesso unica riga)alla distanza \footskip dalla base dall’ultima riga di testo del testo vero e proprio o dell’ultima nota che compare nella gabbia di quella pagina.
Ecco questo è il punto; le note non sono composte insieme al testo, ma sono messe in posizione dopo che il testo è stato diviso in righe; la routine di uscita si occupa di tutto ciò, ma quando questa routine deve mettere il filetto fra testo e prima nota, sa che la prima nota deve essere distanziata della quantit“ specificata con \skip\footins dal testo sovrastante essa non sa se il filetto ci sia o non ci sia, non sa quanto sia spesso, semplicemente lo mette, perché le misure le ha già prese chi ha costruito la classe o chi modifica le impostazioni della classe; allora le istruzioni che la routine di uscita dà implicitamente all’utente che vuole personalizzare quegli spazi sono: “vuoi una decorazione fra testo e prima nota? bene definisci \footnoterule in modo che io non debba prendere misure, perché non so che decorazione vuoi mettere, quindi pensa ci tu e dammi un comando \footnoterule che inserisca materiale da comporre in modo verticale e che abbia altezza complessiva nulla”.
Questa è la logica che sta dietro tutto questo lavorio; LaTeX ti mette a disposizione una serie di comandi per misurare oggetti di vario genere (nel LaTeX Reference Manual sono descritti), quindi, dice la routine di uscita, pensaci tu e non farmi ripetere gli stessi conti ad ogni pagina con note da comporre.
Forse ora è più chiaro, forse non lo è, ma ci ho provato.