Re: Ambiente filecontents

#89610
OldClaudio
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    Ehi, ragazzi, non è una questione importante, anche se può frastornare; in ciascuna versione basta consultare nell’indice analitico la voce secondaria filecontents sotto la voce principale ambiente e i due numeri che vi sono citati, qualunque essi siano, sono cliccabili e portano direttamente alla pagina giusta.

    In effetti sul mio PC ho una versione leggermente modificata che devo ancora caricare sul sito.

    Tommaso la mia frase che citi ha lo stesso significato della spiegazione data da Ivan; serve per accludere file non standard, cioè che non si possono trovare in rete da nessuna parte, che sono necessari per compilare il documento senza errori di “File not found”; il file che pu`ø venire allegato può essere qualunque tipo di file: nel manuale si spiega che la versione asteriscata del documento lo allega senza aggiungervi commenti, utile quando si deve allegare in file .eps; quindi non serve solo per file strettamente legati alle estensioni .tex, .sty. e altre simili; può contenere anche un file .bib, che non viene elaborato da nessun programma di composizione del sistema TeX, ma viene elaborato da bibtex o da biber. L’importate è che il file allegato con filecontents sia un file puramente testuale al punto che ora mi viene il sospetto che non serva granché con un file codificato unicode o utf8 (sono due codifiche legate fra di loro, ma non sono identiche, come sai bene) perché contengono caratteri stranissimi se interpretati alla luce di qualunque codifica a 8 bit; non ho provato a allegare un file scritto in greco e codificato utf8; può darsi che funzioni, può darsi di no. Se funzionasse, allora sarebbe possibile trasmettere qualunque cosa scritta in linguaggio macchina con i pericoli che ne derivano (*); solo che questa mia preoccupazione in questo momento esula dal tema che hai iniziato.

    Esempi: tutti quelli che hai visto sul forum per allegare, per esempio, esempi di bibliografie su cui testare i vari comandi gestibili da biblatex e dai vari pacchetti di opzioni che biblatex può gestire. Chi inviava l’esempio mandava un codice di file sorgente .tex, ma lo faceva precedere dall’ambiente filecontents contenente alcune voci bibliografiche di un esempio minimo compilabile .bib, che poi, per esempio ivan, analizzava senza fatica: copiava il contenuto del messaggio racchiuso fra code e /code (ho tolto le parentesi quadre, altrimenti mi vengono interpretai come comandi di questo forum), lo salvava in un nuovo file .tex, l’eseguiva con un qualche programma *latex, e il contenuto di filecontets veniva estratto, cosicché disponeva del file .bib, poteva trattarlo con bibtex o biber, e poi ricompilava con *latex un paio di volte e, infine, ne vedeva il risultato. Veramente l’uovo di Colombo.

    Solo che una cosa del genere oggi serve quasi esclusivamente per applicazioni come il forum; perché con i mezzi oggi disponibili, eseguendo un lavoro in collaborazione con altri, si possono trasmettere per posta elettronica, e il marchingegno di filecontents non è è più cosi utile come una volta; poi esistono oggi altri metodi per scambiarsi file, come i sistemi di cartelle sul web, tipo dropbox e simili, che ne vanificano un po’ l’utilità. Sul forum sono invece molto utili.

    Claudio

    (*) I pericoli eventuali esistono specialmente per le macchine Windows, perché i file eseguibili sono tali perché contengono l’estensione exe; i file java e altri file di scripting, non so bene come siano distinti dai file non eseguibili, ma sicuramente non hanno dei bit specifici da impostare per la loro esecuzione (almeno così era quando usavo ancora macchine Windows). Con le macchine con sistemi operativi di tipo *NIX (Mac compreso) un file è eseguibile sono se è impostato un particolare bit di una stringa che specifica i modi d’uso del file e che, per quel che mi risulta, non è contenuta nel file stesso, ma in una specie di descrittore che accompagna il file una volta che esso è stato creato e impostato; tanto che puoi scriverti una qualunque procedura bash (intrpretabile dall’interpreta BASH, che quindi può venire eseguito da quell’inteprete) con la debita indicazione #! bash alll’inizio con qualunque editor ti piaccia, ma se non usi il comando di sistema chmod per impostare il bit di eseguibilità, il file non fa assolutamente niente, ma è solo leggibile. Siccome non sono un informatico non conosco i dettagli interni di questi bit di modi d’uso, ma ci sono per le macchine *NIX, mentre nelle macchine Windows ci sono solo tre bit lettura, scrittura, archiviazione. Questa nota, chiaramente off topic, serve solo per accennare in modo molto impreciso alla mia preoccupazione che con filecontents si possano trasmettere ad altri ignari utenti anche dei file in linguaggio macchina che funzionino da backdoor, da spyware, o più pericolosamente da virus. File scrupolosamente ASCII a 7 bit, come erano inizialmente tutti i file .tex, non presentavano nessun pericolo; con la possibilità di usare codifiche a 8, 16, 24, 32, 40 bit , il pericolo forse c’è.

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