1) È giusto che sia così: il tormentone dei margini è descritto sia nell’Arte di scrivere con LaTeX, sia nell’Introduzione al disegno della pagina.
In parole poverissime, quando si scrive fronte/retro (o twoside, in termini di linguaggio TeX, che è l’impostazione di default di book e di suftesi) il margine interno è più stretto del margine esterno; la spiegazione si trova nell’Introduzione al disegno della pagina. Personalizzando la larghezza dei margini si può rendere il margine interno un po’ più grande ma è opportuno che non sia mai superiore a quello esterno; se si vuole violare questa regola estetica deve esserci qualche buon motivo, ma deve essere veramente ottimo, e nei nostri scritti non si presenta mai un buon motivo. L’unico che conosco è il testo Concrete Mathematics, composto da Knuth stesso, dove le note marginali sono nel margine interno e sono numerosissime. per cui il margine interno è usato davvero e non è destinato a rimanere bianco.
2) Se si possono accostare i numeri dei versi lo si può sapere solo leggendo la documentazione del pacchetto verse con texdoc verse
3) in tipografia NON si sottolinea; si evidenzia quello che a macchina o a mano si sottolineerebbe usando il comando \emph{roba da evidenziare}; è proprio la sottolineatura che impedisce di andare a capo e fa sbordare il testo sottolineato fuori dai margini.
4) le note a margine devono essere usate molto raramente; se se ne mettono due troppo vicine, la seconda viene spostata e non è più allineata con il testo a cui si riferisce. Una sola potrebbe venire spostata in altri rari casi, ma anche una sola potrebbe subire questo trattamento. Quindi è meglio non usarle, se le si vuole usare bisogna accontentarsi di scriverci dei testi brevissimi, di una sola riga (con giustezza della nota marginale) oppure fare buon viso a cattivo gioco per i loro spostamenti, aggiustandosi eventualmente riformulando il testo a cui la nota si riferisce. Il consiglio migliore è di non usarle.
5) vale la pena di usare suftesi se si esprimono le varie opzioni che il pacchetto offre, altrimenti non c’è molta differenza con book. Siccome suftesi consente di usare le opzioni sia nel solito modo sia con il sistema “key = value”, le opzioni si possono impostare anche in un momento successivo; ma la documentazione di suftesi (texdoc suftesi) spiega come e dove mettere le opzioni e che cosa fa ciascuna opzione.