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OldClaudio.
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30 Novembre 2013 alle 9:19 #90720
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30 Novembre 2013 alle 12:10 #90721::
drjhons” post=90266Buongiorno,
sto scrivendo il colophon per la tesi di laurea. Nella pagina ad esso dedicata vorrei che l’interlinea fosse più ridotta rispetto a quella che ho impostato per il resto del documento (1.5).
Come posso fare?Grazie!
Ciao cambiando il valore di [tt]\linespread{}[/tt] portandolo ad 1. Oppure scrivendo [tt]\singlespacing[/tt].
Naturalmente nelle pagine successive devi riportare il valore a [tt]\linespread{1.5}[/tt] oppure [tt]\onehalfspacing[/tt].Saluti
PS: spero che l’interlinea uno e mezzo sia stata un’imposizione della tua università o si tratti di una bozza… Altrimenti non scrivere con quell’interlinea.
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30 Novembre 2013 alle 12:34 #90722::
drjhons” post=90266Buongiorno,
sto scrivendo il colophon per la tesi di laurea. Nella pagina ad esso dedicata vorrei che l’interlinea fosse più ridotta rispetto a quella che ho impostato per il resto del documento (1.5).
Come posso fare?Grazie!
`\documentclass{book}
\usepackage{lipsum}
\usepackage{setspace}
\onehalfspacing\begin{document}
\chapter{Lorem}
\lipsum\singlespacing
\chapter*{Colophon}
\lipsum[1-2]\end{document}`
Tuttavia, come ti è già stato detto, possibilmente evita l’interlinea uno e mezzo.
Ciao
Ivan
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30 Novembre 2013 alle 15:23 #90723
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30 Novembre 2013 alle 15:49 #90724::
alegenn” post=90274Naturalmente nelle pagine successive devi riportare il valore a [tt]\linespread{1.5}[/tt] oppure [tt]\onehalfspacing[/tt].
Occhio che [tt]\onehalfspacing[/tt] non corrisponde a [tt]\linespread{1.5}[/tt]. Se sei curioso, guarda dalla riga 350 del codice di [tt]setspace[/tt].
Ciao
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30 Novembre 2013 alle 17:47 #90725
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30 Novembre 2013 alle 21:21 #90726::
Liverpool” post=90284
Naturalmente nelle pagine successive devi riportare il valore a [tt]\linespread{1.5}[/tt] oppure [tt]\onehalfspacing[/tt].
Occhio che [tt]\onehalfspacing[/tt] non corrisponde a [tt]\linespread{1.5}[/tt]. Se sei curioso, guarda dalla riga 350 del codice di [tt]setspace[/tt].
Ciao
Caspita, è proprio vero che non si finisce mai di imparare (men che meno io 😀 ).
A quanto capisco con una dimensione del carattere impostata a 12pt [tt]\onehalfspacing[/tt] corrisponde a [tt]\linespread{1.241}[/tt]…
Grazie per la segnalazione.
Saluti
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30 Novembre 2013 alle 22:06 #90727::
Tanto per completare, [tt]\linespread{1.241}[/tt] non serve per aumentare lo spazio di avanzamento di riga per il crpo 12pt; serve epr aumentare di quel fattore l’avanzamento di riga che la particolare classe ha stabilito per quel particolare font.Normalmente l’avanzamento di riga è del 20% superiore al corpo; quindi per il copro 10pt l’avanzamento è di 12pt; per il copro 12pt dovrebbe essere 14.4pt, invece di solito è 15pt; dunque se moltiplichi questi valori per 1.241, l’avanzamento per il corpo 10pt diventa di 14.892pt; con il corpo 12pt l’avanzamento diventa 18.615pt.
Se vogliamo la spaziatura 1.5 ([tt]\onehalfspacing[/tt]) si riferisce al corpo, invece che all’avanzamento di riga; quindi il danno è minore di quel che si potrebbe temere. Tuttavia, mentre un avanzamento di riga così grande è passabile per le bozze da correggere scrivendo le indicazione nello spazio di interlinea, ma non è tollerabile per la bella copia.Ti ricordo: l’avanzamento di riga, spesso chiamato impropriamente interlinea, è la distanza fra due linee di base di due righe adiacenti composte completamente con lo stesso carattere al quale la classe ha assegnato quel valore di distanza. l’interlinea vera, che prende il nome dalla striscia di metallo che veniva interposta fra due righe di caratteri metallici per distanziare le righe, componendo in corpo 10/12 (le impostazioni normali per il corpo 10pt), vale 2pt; se quel fattore moltiplicativo di 1.241 venisse applicato all’interlinea vera, i 2pt diventerebbero 2.482pt, e quindi la composizione sarebbe fatta in corpo 10/12.482, piccolo danno, ma talmente piccolo che nessuno se ne accorgerebbe.
Le definizioni di onehalfspacing e di doublespacing derivano da certe regolazioni che si potevano fare sulle macchine da scrivere meccaniche prodotte negli USA. In Italia le macchine da scrivere meccaniche riportavano dei numeri progressivi che corrispondevano al numero di denti di avanzamento che venivano azionati quando si riportava il carrello a all’arresto di destra; quindi i numeri italiani non corrispondevano a 1.5 e a 2 rispettivamente.
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