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OldClaudio.
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8 Gennaio 2014 alle 17:53 #91343::
Ciao.Ho un problema con le figure in Latex. Vorrei inserire le figure come nel manuale a questo indirizzo questo indirizzo:
alla pagina 20, con le didascalie differenziate per ogni figura e disposte in quel modo.
Nel codice relativo compaiono i comandi “subfigure“, uno per ogni figura
Per disporre le figure come nel manuale, cambiandole opportunamente negli argomenti in modo da adattarle alle mie esigenze, dovrei capire il significato degli argomenti stessi, sia quelli dentro parentesi quadre sia quelli nelle parentesi tonde.
Io credo di avere capito da solo che nelle parentesi tonde c’è il percorso del file ma non capisco il significato degli argomenti nelle quadre. Che vuol dire ad esempio \protect……….
Sapreste aiutarmi?
Grazie, comunque, anche se non dovesse arrivare l’aiuto (ma ci spero……)
Ciao.
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8 Gennaio 2014 alle 17:55 #91344
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8 Gennaio 2014 alle 18:20 #91345::
@albval, non vedo parentesi tonde nel codice dalla pagina 19.Come sempre in LaTeX le parentesi quadre contengono un argomento facoltativo, nel caso specifico il testo della didascalia; se questo concetto non ti è chiaro leggi ocn attenzione L’Arte di scrivere con LaTeX scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito.
Allora sapresti che gli argomenti facoltativi possono qualche rara volta contenere comandi che risultano essere fragili; \protect serve per renderli robusti.
Il concetto di “fragile” in un programma interpretato come il mark-up di LaTeX, singifica che un comando viene eseguito al momento sbagliato e quindi quando occorre eseguirlo il comando non è più disponibile; di solito quando un comando viene eseguito (espanso in gergo LaTeX) al momento sbagliato si manifestano errori di vario tipo che sono accompagnati da messaggi poco comprensibili e quindi mettono in crisi chiunque lavori con LaTeX. Mettere \protect può risolvere il problema; in ogni caso non guasta; se non ci sono pericoli di fragilità \protect non fa assolutamente nulla; se ci sono tali pericoli \protect serve appunto, per proteggere un comando dall’essere espanso al momento sbagliato.
Per altro il testo che hai citato fa riferimento al pacchetto subfigure; a me risulta che sia da consoderarsi obsoleto, e che il pacchetto da usare si chiami subfig. Siccome io non uso mai né l’uno né l’altro pacchetto(evidentemente non uso spesso figurine così piccole da poter stare a gruppi dentro un ambiente figure, oppure non uso piccole figure correlate fra loro — non ho nulla contro questi pacchetti; semplicemente non li uso) posso solo riferirti quello che viene detto spesso sin questo forum a proposito di subfigure e di subfig. Tu, naturalmente, regolati come vuoi. Entrambi riusultano stabili senza ulteriori aggiornamenti dal 2005; ma sembra che uno dei due abbia dei problemi con i collegamenti ipertestuali. Ripeto: non usandoli non ho esperienza in merito, ma ricordo che viene spesso raccomandato di usare l’uno piuttosto che l’altro.
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9 Gennaio 2014 alle 10:16 #91346::
Ti ringrazio per la tua risposta dettagliata . Davvero sei stato chiaro e preciso oltre che dilungato.Allora approfitto dela tua cortesia per chiederti una cosa. Ok non ci sono parentesi tonde, mi sono confuso.
Però nelle parentesi quadre compare la stringa \url seguita dal nome del file con la relativa estensione. Ecco url sta a significare il percorso del file, cioè il percorso al quale troviamo il file? Cioè, nel mio caso, dovrei mettere il percorso del file all’interno del mio computer in locale?
Ed il comando \label che significato ha? Cioè, in pratica, mi dà la didascalia della figura? Quindi è seguito dal testo della didascalia della figura?
Grazie.
Ciao. 🙂
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9 Gennaio 2014 alle 11:17 #91347::
Albval, ritengo che le tue conoscenze di LaTeX siano vermente scarse; non ti offendere; LaTeX non è intuitivo e richiede di essere studiato’ Ti rinnovo l’invito a leggerti L’Arte di scrivere con LaTeX perché le tue carenze sono grosse.
1) il comando \url{con l’argomento airplane.eps (e similmente negli altri due esempi) è purtroppo un esempio scelto male in quel testo; In quell’esempio serve per comporre la stringa airplane.eps con lo stile di un indirizzo internet, che come si sai si chiama URL (alcuni dicono che sarebbe più corretto chiamarlo URI, ma lasciamo perdere questi dettagli) se come argomento di \url gli autori del documento avessero messo, che so, http://www.polito.it/Dipartimenti/Aerospaziale/Airplanes/airplane.eps, (indirizzo inventato, non cliccarlo nemmeno se lo vedi disegnato in blu) allora l’esecuzione del programma creerebbe nel documento finito una scritta adeguata, cliccabile, cliccando la quale si apre il browser internet che cera di connettersi a quel sito (ci riesce, quando l’indirizzo è vero ed esistente).
2) l’indirizzo locale del file grafico airplane.eps riferito alla cartella che contiene il main file del tuo documento costituisce l’argomento di includegraphics. In particolare se il tuo main file si torva nella cartella IlMioPrimoDocumento/ (uso le barre diritte, anche su Windows, perché per LaTeX le barre rovesce hanno un altro significato) e questa carteala ne contiene un’altra che si chiama eps/ e questa a sua volta contiene il file airplane.eps, allora l’indirizzo locale del file che vuoi includere è appunto come viene scritto nell’esempio della pagina 19.
3) \label (che in italiano si chiams etichetta) serve per etichettare la figura con un nme simbolico, possibilmente mnemonico, generalmente formato da un prefisso del tipo fig:, tab:, sec:, eccetera epr dire che l’etichetta si riferisce a una figura o a una tabella o a una sezione, eccetera; non è obbligatorio questo prefisso, ma è molto utile, seguito da una paorla o una stringa senza spazi, senza virgole, senza altri caratteri speciali (anche se in teoria potrebbero esserci). Nell’esempio della pagina 19 la figura che contiene l’aeroplano ha l’etichetta fig:airplane. Questa stessa etichetta può essere usata come argomento del comando \ref e del comando \pageref per disporre del numero vero della figura e il numero vero della pagina dove si trova composta la figura; ricorda infatti che l’ambiente figure crea un oggetto mobile (o flottante, o galleggiante, o…) che viene collocato da LaTeX non dove lo specifichi tu, ma dove c’è posto per metterlo senza violare la correttezza della composizione tipografica; raramente quindi la figura vien inserita nel documento finito nel punto preciso corrispondente alla sua posizione nel file sorgente. Scrivendo perciò non si scriverà mai “…come si vede nella seguente figura…”, perché la figura non sta certamente nella riga successiva, come invece sembrava che fosse nel file sorgente. Si dovrà scrivere invece “…come si vede nella figura~\ref{fig:airplane} nella pagina~\pageref{fig:airplane}…” e nel documento compilato (dopo almeno due compilazioni) il nomero e la paigna della figura saranno corrette.
4) la didascalia è costituita dall’argomento fra parentesi quadre del comando \subfigure.Non so se sono stato adeguatamente chiaro, ma in un messaggio da forum non è possibile scrivere tutto quello che si può scrivere in una guida.
In merito al documento che hai citato, posso aggiungere che se della figura airplane hai solo la versione eps, e non anche le versioni pdf, o png, o jpg, o mps, non hai bisogno di specificare l’estensione .eps; \includegraphics è capace di trovare il file grafico giusto anche se non metti l’estensione; ovviamente inserisce la prima figura che trova che abbia una delle estensioni che sa maneggiare, estensioni che esamina sequenzialmente: se trovasse prima in questa nalisi sequenziale l’immagine airplane.pdf, anche se fosse presente il file airplane.eps, non avendo specificato l’estensione includerebbe la versione pdf. se specifichi l’estensione .eps include la figura con l’estensione .eps. L’estensione .eps è l’ultima della fial perché pdflatex preferisce gli altri formati.
La lettura dell’Arte ti permette anche di capire la differenza fra le immagini vettoriali e le immagini raster; le prime (con estensioni pdf, mps, eps) possono essere ingrandite e rimpicciolite a piacere (sempre con ragionevolezza) le seconde (con estensioni png e jpg) non sopportano forti ingrandimenti e si sgranano. Nel convertire le immagini da un formato all’altro bisogna sempre stare attenti a non perdere la vettorialità (quindi non convertirai una immagine eps in una immagine jpg); inoltre per le immagini raster preferirai il formato png (che è senza perdita di informazione, anche se il rapporto di compressione potrebbe essere inferiore a quello delle immagini jpg) rispetto al formato jpg, più efficace in generale per quel che riguarda il rapporto di compressione, ma il suo algoritmo è lossy, cioè perde un po’ di informazione e nella rappresentazione effettiva nel documento potrebbero apparire degli artefatti, ciò figure fantasma sovrapposte alla figura vera.
Mi raccomando: approfondisci leggendo l’Arte
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