- Questo topic ha 8 risposte, 3 partecipanti ed è stato aggiornato l'ultima volta 12 anni, 2 mesi fa da
samiel.
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CreatoreTopic
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16 Giugno 2014 alle 22:40 #94763
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CreatoreTopic
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AutoreRisposte
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17 Giugno 2014 alle 5:38 #94764::
Hai provato con questo?`\makebox[\textwidth]{%
\begin{minipage}{1.5\textwidth}\begin{verse}
…
\end{verse}\end{minipage}%
}`Eventualmente metti un \noindent, prima di \makeboxk; regola la larghezza della minipage al valore che ritieni più opportuno, ma che non sia maggiore di \paperwidth]; ricora che la scatola prodotta da \makebox non permette di spezzare la pagina a metā del suo contenuto.Poi esiste sempre la possibilità di non giocare con le scatole e le minipage, ma di usare un font di corpo minore. Oltre ai soliti \small, \fotnotesize, ricordati che esiste anche la possibilità di usare i comandi di basso livello [tt]\fontisze{…}{…}\selectfont[/tt] che ti permette di rigolre finemente il corpo del font (se usi font vettoriali) in modo che, per esempio, \small non ci sta, ma \footnotesize ci sta ma è troppo piccolo, puoi usare qualcosa come [tt]\fontsize{8.65}{10.38}\selectfont[/tt]. Il primo dei due valori (quello che ho indicato è solo un esempio) è il corpo del font, il secondo è l’avanzamento di riga, che solitamente vale 1.2 volte il corpo; ma puoi scegliere anche valori leggermente inferiori o superiori, come 1.15 o i,25, tanto per fare un esempio.
Altra possibilità: copia dalla tua classe la definizione dell’ambiente verse, incollala nel tuo preambolo, magari premettendovi \makeatletter, e modifica i margini come ti fa comodo; magari cambia nome a questo ambiente modificato, in modo che poi disponi di due ambienti distinti per comporre versi.
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17 Giugno 2014 alle 7:37 #94765
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17 Giugno 2014 alle 10:28 #94766::
samiel” post=94370Ho un ambiente verse che, stando nei margini della pagina,
produce degli a capo indesiderati. Com’è possibile ampliare l’ambiente?
Modificando l’ambiente stesso o i margini della pagina ma solo localmente?
PS
non è un problema se i versi sono più ampi dei margini
grazie
mDirei che il pacchetto changepage con l’ambiente [tt]adjustwidth[/tt] dovrebbe fare al caso tuo.
Ciao
Enrico
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19 Giugno 2014 alle 19:46 #94767::
Il caso a cui mi sto applicando è tuttavia più complesso
`\documentclass[a4paper,12pt]{article}
\usepackage{fontspec}
\defaultfontfeatures{Contextuals=NoAlternate}
\setmainfont[Ligatures=TeX]{EB Garamond}
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage[babelshorthands=true]{italian}
\usepackage[bindingoffset=1cm,heightrounded]{geometry}
\usepackage{changepage}
\usepackage{parallel}
\newlength\leftwidth % nuova lunghezza sinistra
\newlength\rightwidth % nuova lunghezza destra
\newenvironment{verseparallel}[2]
{\begin{Parallel}{0.44\textwidth}{0.54\textwidth}\footnotesize\parindent=0pt
\ParallelLText{\leavevmode #1}\ParallelRText{#2}}
{\end{Parallel}}
\BeforeBeginEnvironment{verseparallel}{\bigskip}
\AfterEndEnvironment{verseparallel}{\bigskip}\begin{document}
\begin{adjustwidth}{-0.2cm}{-0.2cm}
%\nointerlineskip\leavevmode
\begin{verseparallel}
{Omnia qui magni dispexit lumina mundi,\\
Qui stellarum ortus comperit atque obitus,\\
Flammeus ut rapidi solis nitor obscuretur,\\
Ut cedant certis sidera temporibus,\\
Ut Triviam tir tini sub Latmia saxa relegans\\
Dulcis amor gyro devocet aèrio,\\
Idem me il le Conon codesti in lumine vidit\\
E Bereniceo vertice caesariem\\
Fulgentem dare, guani cunctis illa deorum\\
ο Levia protendens brachia pollici ta est,\\
Qua rex tempestate novo avectus hymenaeo\\
Vas tatum fines iverat Assyrios,\\
Dulcia nocturnae portans vestigia rixac\\
Quam de virgineis gesserai exuviis.\\
Est ne novis nuptis odio Venus? Anne parentum\\
Frustrantur falsis gaudio, lacrimulis\\
libertini thalami quas intra limino fundunt?\\
Non, ita me divi, vera gemunt, incrini.\\
Id mea me multis docuit regina querelis\\
Invisente novo praelia torva viro.\\
Et tu non or bum luxti deserta cubile,\\
Sed fratris cari flebile discidiumf\\
Quam penitus moestas exedit cura medullas!\\
Ut libi lune loto pectore solicitae\\
Sensibus ereptis mens excidit! At te ego certe\\
Cognoram a parva virgine magnanimam.\\
Anne bonutn oblila es facinus, quo regium adepta es\\
Conjugium, quod non f or fior ausit alis ?\\
Sed tum nioesta virum mittens quae verba locuta es\\
Juppiter, ut tristi lumina saepe manti\\
Quis te mutavit fantus deus? An quod amanfes\\
Non longe a caro cor por e abesse volunt?\\
Atque ibi me cunctis prò dulci conjuge divis\\
Non sine taurino sanguine pollicita es,\\
Si r editimi tetulisset. Is liaut in tempore longo\\
Captam Asiani Aegypti finibus addiderat.\\
Quis ego prò factis codesti reddita coetu\\
Pristina vota novo munere dissoluo.\\
Invita, regina, tuo de vertice cessi,\\
Invita, ad/uro teque tuumque caput.\\
Dignaferat quod si quis inaniter adjurarit.\\
Sed qui se ferro postulet esse parem ?\\
Illc quoque eversus mons est quem maximum in oris\\
Progenies Thiae clava supervehitur ;\\
Cum Medi propulere novum mare, cumque Juventus\\
Per medium classi barbara navit Athon.\\
Quid facient crines, cum ferro talia cedant?\\
Juppiter, ut Chaìybon omne genus pereat,\\
Et qui principio sub terra quaerere vcnas\\
Institit, ac ferri fingere duriticmf\\
Abjunctae paulo ante cornac mea fata sorores\\
Lugebant, cum se Memnonis Aethiopis\\
Unigena impellens nutantibus aera pennis\\
Obtulit Arsinoes Locricus alisequus,\\
Isque per aetherias me tol/ens avolat umbras\\
Et Veneris casto collocai in gremio.\\
Ipsa suum Zephyritis co famulum legar at,\\
Grata Canopiis incola litoribus.\\
Inde sibi, vario ne solum in lumine coeli\\
Ex Ariadneis aurea temporibus\\
Είχα corona foret, sed nos quoque fulgeremus\\
Devotae flavi verticis exuviae,\\
Uvidulam a fletti cedente m ad tempia defim me\\
Sidus in antiquis diva novum posuit.\\
Virginis et saevi contingens namque Lconis\\
Lumina, Callisto juncta Lycaoniae,\\
Vertor in occasum tardimi dux ante Booten\\
Qui vix sero alto mcrgitur Oceano.\\
Sed quamquam me nocte premimi vestigia divum,\\
Lux autem canoe Tethyi restituii,\\
Pace tua fari hic Uceat, Rhanimisia virgo\\
(Namqite ego non ullo vera timore tegam,\\
Nec si me infestis discerpent sidera dictis,\\
Condita quin vere pectoris evo/uam),\\
Noti his tam laetor rebus, quam me afore semper,\\
A ore me a dominae vertice discrucior ;\\
Quicum ego, dum virgo quondam fuit, omnibus expers\\
Unguentis, una milia multa bibi.\\
Nttnc vos, optato quas junxit lumine taeda,\\
Non prius unanimis corpora conjugibus\\
Tradite nudantes rejecta veste papillas,\\
Quam jucunda mihi munera libet onyx,\\
Vester onyx, casto coìitis quae jura cubili.\\
Scd quae se impuro dedit adulterio,\\
Illius ah mala dona levis bibat irrita pulvis !\\
Namque ego ab indignis praemia nulla peto.\\
Sed magis, nuptae, semper concordia vestras\\
Semper amor sedes incoiai assiduus.\\
Tu vero, regina, tuens cum sidera divani\\
go Placabis festis luminibus Venerem,\\
Sanguinis expertem ne siris esse tuam me,\\
Sed potius largis affice muncribus.\\
Sidera cur haerentf Utinam coma regia fiam,\\
Proximus Hydrochoi fulgeret Oarion.}
{Quei che spiò del mondo ampio le faci\\
Tutte quante, e scoprì quando ogni stella\\
Nasca in cielo o tramonti, e del veloce\\
Sole come il candor fiammeo si oscuri,\\
Come a certe stagion cedano gli astri,\\
E come Amore sotto a' Latmii sassi\\
Dolcemente contien Trivia di furto\\
E la richiama dall'aëreo giro,\\
Quel Conon vide fra' celesti raggi\\
Me del Berenicèo vertice chioma\\
Chiaro fulgente. A molti ella de' Numi\\
Me, supplicando con le terse braccia,\\
Promise, quando il re, pel nuovo imene\\
Beato più, partia, gli Assiri campi\\
Devastando, e sen gìa con li vestigi,\\
Dolci vestigi di notturna rissa\\
La qual pugnò per le virginee spoglie.\\
Alle vergini spose in odio è forse.\\
Venere? Forse a' genitor la gioia\\
Froderanno per false lagrimette\\
Di che bagnan del talamo le soglie\\
Dirottamente? Esse non veri allora,\\
Se me giovin gli Dei, gemono guai.\\
Ben di ciò mi assennò la mia regina\\
Col suo molto lamento allor che seppe\\
Vôlto a bieche battaglie il nuovo sposo:\\
E tu piangesti allora il freddo letto\\
Abbandonata, e del fratel tuo caro\\
II lagrimoso dipartir piangevi.\\
Ahi! tutte si rodean l'egre midollev\\
Per l'amorosa cura; il cuore tutto\\
Tremava; e i sensi abbandonò la mente.\\
La donzelletta non se' tu ch'io vidi\\
Magnanima? Lo gran fatto oblïasti,\\
Tal che niun de' più forti osò cotanto,\\
Però premio tu n'hai le regie nozze?\\
Deh che pietà nelle parole tue\\
Quando il marito accomiatavi! Oh quanto\\
Pianto tergeano le tue rosee dita\\
Agli occhi tuoi! Te sì gran Dio cangiava?\\
Dal caro corpo dipartir gli amanti\\
Non sanno mai? Tu quai voti non festi,\\
Propizïando con taurino sangue,\\
Per lo dolce marito agli Immortali\\
S'ei ritornasse! Né gran tempo volse\\
Ch'ei dotò della vinta Asia l'Egitto.\\
Per questi fatti de' Celesti al coro\\
Sacrata, io sciolgo con novello ufficio\\
I primi voti. A forza io mi partia,\\
Regina, a forza; e te giuro e il tuo capo;\\
Paghinlo i Dei se alcun invan ti giura;\\
Ma chi presume pareggiarsi al ferro?\\
E quel monte crollò, di cui null'altra\\
Più alta vetta dall'eteree strade\\
La splendida di Thia progenie passa,\\
Quando i Medi affrettaro ignoto mare\\
E con le navi per lo mezzo Athos\\
Nuotò la gioventù barbara. Tanto\\
Al ferro cede! or che poriano i crini?\\
Tutta, per Dio! de' Calibi la razza\\
Pèra, e le vene a sviscerar sotterra\\
E chi a foggiar del ferro la durezza\\
A principio studiò. — Piangean le chiome\\
Sorelle mie da me dianzi disgiunte\\
I nostri fati, allor che appresentosse,\\
Rompendo l'aer con l'ondeggiar de' vanni,\\
Dell'Etïope Mennone il gemello\\
Destrier d'Arsinoe Locrïense alivolo:\\
Ei me per l'ombre eteree alto levando\\
Vola, e sul grembo di Venere casto\\
Mi posa: ch'ella il suo ministro (grata\\
Abitatrice del Canopio lito)\\
Zefiritide stessa avea mandato\\
Perché fissa fra' cerchi ampli del cielo\\
La del capo d'Arianna aurea corona\\
Sola non fosse. E noi risplenderemo\\
Spoglie devote della bionda testa.\\
Onde salita a' templi de' Celesti\\
Rugiadosa per l'onde, io dalla Diva\\
Fui posto fra gli antichi astro novello.\\
Però che della Vergine, e del fero\\
Leon toccando i rai, presso Callisto\\
Licaonide, piego all'occidente\\
Duce del tardo Boote cui l'alta\\
Fonte dell'Oceàno a pena lava.\\
Ma la notte perché degli Immortali\\
Mi premano i vestigi, e l'aurea luce\\
Indi a Tethy canuta mi rimeni,\\
(E con tua pace, o Vergine Rannusia,\\
Il pur dirò: non per temenza fia\\
Che il ver mi taccia, e non dispieghi intero\\
Lo secreto del cor; né se le stelle\\
Mi strazin tutte con amari motti),\\
Non di tanto vo lieta ch'io non gema\\
D'esser lontana dalla donna mia,\\
Lontana sempre! Allor quando con ella\\
Vergini fummo, io d'ogni unguento intatta,\\
Assai tesoro mi bevea di mirra.\\
O voi, cui teda nuzïal congiunge\\
Nel sospirato di, né la discinta\\
Veste conceda mai nude le mamme,\\
Né agli unanimi sposi il caro corpo\\
Abbandonate, se non versa prima\\
L'onice a me giocondi libamenti;\\
L'onice vostro, voi che desïate\\
Di casto letto i dritti: ah di colei\\
Che sé all'impuro adultero commette,\\
Beva le male offerte irrita polve!\\
Ché nullo dono dagli indegni io merco.-\\
Sia così la concordia, e sia l'amore\\
Ospite assiduo delle vostre sedi.\\
Tu volgendo, regina, al cielo i lumi\\
Allor che placherai ne' dì solenni\\
Venere diva, d'odorati unguenti\\
Lei non lasciar digiuna, e tua mi torna\\
Con liberali doni. A che le stelle\\
Me riterranno? O! regia chioma io sia,\\
E ad Idrocoo vicin arda Orïone.}
\end{verseparallel}
\end{adjustwidth}
\end{document}`
così ottengo errore:
`! LaTeX Error: Something's wrong–perhaps a missing \item.See the LaTeX manual or LaTeX Companion for explanation.
Type Hfor immediate help.
…l.236 \end{adjustwidth}
? `
se decommento la linea con `leavemode`
allora compila. ma il risultato è mille miglia ontano da quello che cercavo
(e che non avrei mai osato immaginare…)m
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19 Giugno 2014 alle 20:48 #94768::
Può darsi che il testo ti si compili, ma che il risultato non sia quello che ti aspettavi; Io ho compilato togliendo l’ambiente verseparallel, e scrivendo esplicitamente i \comandi \begin{Parallel} con i suoi due comandi per la larghezza delel colonne, e poi scrivendo esplicitamente i comandi \ParallelLText e \ParallelRText con i loro rispettivi argomenti, il primo con il testo in latino e il secondo con il testo in italiano e viene benissimo senza errori.Noto eprò quanto segue: aggiustrare le larghezze con adjustwidth di 2mm non mi sembra un gran aggiustamento; per altro, non mi semnra che i due testi abbiano bisogno di nessun aggiustamanto; mi pare che ci stiano benisismo affiancati dentro la giustezza stabilita con geometry.
Noto, però, anche che il testo italiano contiene una quindicina di righe in più del testo latino, quindi i due testi non sono paralleli; io per “versi paralleli” non intenderei che la traduzione del poema a sinistra sia alla sua destra, ma che poi né le strofe, né i versi corrispondenti siano su righe allineate. Qui di strofe non ce ne sono ma mi pare decisamante brutta la traduzione NON PARALLELA, al testo latino originale.
Ecco il codice che ho usato`% !TEX TS-program = XeLaTeX
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode\documentclass[a4paper,12pt]{article}
\usepackage{fontspec}
\defaultfontfeatures{Contextuals=NoAlternate}
\setmainfont[Ligatures=TeX]{EB Garamond}
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage[babelshorthands=true]{italian}
\usepackage[bindingoffset=1cm,heightrounded]{geometry}
\usepackage{changepage}
\usepackage{parallel}
\newlength\leftwidth % nuova lunghezza sinistra
\newlength\rightwidth % nuova lunghezza destra
%\newenvironment{verseparallel}[2]
%{\begin{Parallel}{0.44\textwidth}{0.54\textwidth}\footnotesize\parindent=0pt
%\ParallelLText{\leavevmode #1}\ParallelRText{#2}}
%{\end{Parallel}}
\BeforeBeginEnvironment{verseparallel}{\bigskip}
\AfterEndEnvironment{verseparallel}{\bigskip}\begin{document}
\begin{adjustwidth}{-0.2cm}{-0.2cm}
%\nointerlineskip\leavevmode
\begin{Parallel}{0.44\textwidth}{0.54\textwidth}\footnotesize\parindent=0pt
\ParallelLText{Omnia qui magni dispexit lumina mundi,\\
Qui stellarum ortus comperit atque obitus,\\
Flammeus ut rapidi solis nitor obscuretur,\\
Ut cedant certis sidera temporibus,\\
Ut Triviam tir tini sub Latmia saxa relegans\\
Dulcis amor gyro devocet aèrio,\\
Idem me il le Conon codesti in lumine vidit\\
E Bereniceo vertice caesariem\\
Fulgentem dare, guani cunctis illa deorum\\
ο Levia protendens brachia pollici ta est,\\
Qua rex tempestate novo avectus hymenaeo\\
Vas tatum fines iverat Assyrios,\\
Dulcia nocturnae portans vestigia rixac\\
Quam de virgineis gesserai exuviis.\\
Est ne novis nuptis odio Venus? Anne parentum\\
Frustrantur falsis gaudio, lacrimulis\\
libertini thalami quas intra limino fundunt?\\
Non, ita me divi, vera gemunt, incrini.\\
Id mea me multis docuit regina querelis\\
Invisente novo praelia torva viro.\\
Et tu non or bum luxti deserta cubile,\\
Sed fratris cari flebile discidiumf\\
Quam penitus moestas exedit cura medullas!\\
Ut libi lune loto pectore solicitae\\
Sensibus ereptis mens excidit! At te ego certe\\
Cognoram a parva virgine magnanimam.\\
Anne bonutn oblila es facinus, quo regium adepta es\\
Conjugium, quod non f or fior ausit alis ?\\
Sed tum nioesta virum mittens quae verba locuta es\\
Juppiter, ut tristi lumina saepe manti\\
Quis te mutavit fantus deus? An quod amanfes\\
Non longe a caro cor por e abesse volunt?\\
Atque ibi me cunctis prò dulci conjuge divis\\
Non sine taurino sanguine pollicita es,\\
Si r editimi tetulisset. Is liaut in tempore longo\\
Captam Asiani Aegypti finibus addiderat.\\
Quis ego prò factis codesti reddita coetu\\
Pristina vota novo munere dissoluo.\\
Invita, regina, tuo de vertice cessi,\\
Invita, ad/uro teque tuumque caput.\\
Dignaferat quod si quis inaniter adjurarit.\\
Sed qui se ferro postulet esse parem ?\\
Illc quoque eversus mons est quem maximum in oris\\
Progenies Thiae clava supervehitur ;\\
Cum Medi propulere novum mare, cumque Juventus\\
Per medium classi barbara navit Athon.\\
Quid facient crines, cum ferro talia cedant?\\
Juppiter, ut Chaìybon omne genus pereat,\\
Et qui principio sub terra quaerere vcnas\\
Institit, ac ferri fingere duriticmf\\
Abjunctae paulo ante cornac mea fata sorores\\
Lugebant, cum se Memnonis Aethiopis\\
Unigena impellens nutantibus aera pennis\\
Obtulit Arsinoes Locricus alisequus,\\
Isque per aetherias me tol/ens avolat umbras\\
Et Veneris casto collocai in gremio.\\
Ipsa suum Zephyritis co famulum legar at,\\
Grata Canopiis incola litoribus.\\
Inde sibi, vario ne solum in lumine coeli\\
Ex Ariadneis aurea temporibus\\
Είχα corona foret, sed nos quoque fulgeremus\\
Devotae flavi verticis exuviae,\\
Uvidulam a fletti cedente m ad tempia defim me\\
Sidus in antiquis diva novum posuit.\\
Virginis et saevi contingens namque Lconis\\
Lumina, Callisto juncta Lycaoniae,\\
Vertor in occasum tardimi dux ante Booten\\
Qui vix sero alto mcrgitur Oceano.\\
Sed quamquam me nocte premimi vestigia divum,\\
Lux autem canoe Tethyi restituii,\\
Pace tua fari hic Uceat, Rhanimisia virgo\\
(Namqite ego non ullo vera timore tegam,\\
Nec si me infestis discerpent sidera dictis,\\
Condita quin vere pectoris evo/uam),\\
Noti his tam laetor rebus, quam me afore semper,\\
A ore me a dominae vertice discrucior ;\\
Quicum ego, dum virgo quondam fuit, omnibus expers\\
Unguentis, una milia multa bibi.\\
Nttnc vos, optato quas junxit lumine taeda,\\
Non prius unanimis corpora conjugibus\\
Tradite nudantes rejecta veste papillas,\\
Quam jucunda mihi munera libet onyx,\\
Vester onyx, casto coìitis quae jura cubili.\\
Scd quae se impuro dedit adulterio,\\
Illius ah mala dona levis bibat irrita pulvis !\\
Namque ego ab indignis praemia nulla peto.\\
Sed magis, nuptae, semper concordia vestras\\
Semper amor sedes incoiai assiduus.\\
Tu vero, regina, tuens cum sidera divani\\
go Placabis festis luminibus Venerem,\\
Sanguinis expertem ne siris esse tuam me,\\
Sed potius largis affice muncribus.\\
Sidera cur haerentf Utinam coma regia fiam,\\
Proximus Hydrochoi fulgeret Oarion.}
\ParallelRText{Quei che spiò del mondo ampio le faci\\
Tutte quante, e scoprì quando ogni stella\\
Nasca in cielo o tramonti, e del veloce\\
Sole come il candor fiammeo si oscuri,\\
Come a certe stagion cedano gli astri,\\
E come Amore sotto a' Latmii sassi\\
Dolcemente contien Trivia di furto\\
E la richiama dall'aëreo giro,\\
Quel Conon vide fra' celesti raggi\\
Me del Berenicèo vertice chioma\\
Chiaro fulgente. A molti ella de' Numi\\
Me, supplicando con le terse braccia,\\
Promise, quando il re, pel nuovo imene\\
Beato più, partia, gli Assiri campi\\
Devastando, e sen gìa con li vestigi,\\
Dolci vestigi di notturna rissa\\
La qual pugnò per le virginee spoglie.\\
Alle vergini spose in odio è forse.\\
Venere? Forse a' genitor la gioia\\
Froderanno per false lagrimette\\
Di che bagnan del talamo le soglie\\
Dirottamente? Esse non veri allora,\\
Se me giovin gli Dei, gemono guai.\\
Ben di ciò mi assennò la mia regina\\
Col suo molto lamento allor che seppe\\
Vôlto a bieche battaglie il nuovo sposo:\\
E tu piangesti allora il freddo letto\\
Abbandonata, e del fratel tuo caro\\
II lagrimoso dipartir piangevi.\\
Ahi! tutte si rodean l'egre midollev\\
Per l'amorosa cura; il cuore tutto\\
Tremava; e i sensi abbandonò la mente.\\
La donzelletta non se' tu ch'io vidi\\
Magnanima? Lo gran fatto oblïasti,\\
Tal che niun de' più forti osò cotanto,\\
Però premio tu n'hai le regie nozze?\\
Deh che pietà nelle parole tue\\
Quando il marito accomiatavi! Oh quanto\\
Pianto tergeano le tue rosee dita\\
Agli occhi tuoi! Te sì gran Dio cangiava?\\
Dal caro corpo dipartir gli amanti\\
Non sanno mai? Tu quai voti non festi,\\
Propizïando con taurino sangue,\\
Per lo dolce marito agli Immortali\\
S'ei ritornasse! Né gran tempo volse\\
Ch'ei dotò della vinta Asia l'Egitto.\\
Per questi fatti de' Celesti al coro\\
Sacrata, io sciolgo con novello ufficio\\
I primi voti. A forza io mi partia,\\
Regina, a forza; e te giuro e il tuo capo;\\
Paghinlo i Dei se alcun invan ti giura;\\
Ma chi presume pareggiarsi al ferro?\\
E quel monte crollò, di cui null'altra\\
Più alta vetta dall'eteree strade\\
La splendida di Thia progenie passa,\\
Quando i Medi affrettaro ignoto mare\\
E con le navi per lo mezzo Athos\\
Nuotò la gioventù barbara. Tanto\\
Al ferro cede! or che poriano i crini?\\
Tutta, per Dio! de' Calibi la razza\\
Pèra, e le vene a sviscerar sotterra\\
E chi a foggiar del ferro la durezza\\
A principio studiò. — Piangean le chiome\\
Sorelle mie da me dianzi disgiunte\\
I nostri fati, allor che appresentosse,\\
Rompendo l'aer con l'ondeggiar de' vanni,\\
Dell'Etïope Mennone il gemello\\
Destrier d'Arsinoe Locrïense alivolo:\\
Ei me per l'ombre eteree alto levando\\
Vola, e sul grembo di Venere casto\\
Mi posa: ch'ella il suo ministro (grata\\
Abitatrice del Canopio lito)\\
Zefiritide stessa avea mandato\\
Perché fissa fra' cerchi ampli del cielo\\
La del capo d'Arianna aurea corona\\
Sola non fosse. E noi risplenderemo\\
Spoglie devote della bionda testa.\\
Onde salita a' templi de' Celesti\\
Rugiadosa per l'onde, io dalla Diva\\
Fui posto fra gli antichi astro novello.\\
Però che della Vergine, e del fero\\
Leon toccando i rai, presso Callisto\\
Licaonide, piego all'occidente\\
Duce del tardo Boote cui l'alta\\
Fonte dell'Oceàno a pena lava.\\
Ma la notte perché degli Immortali\\
Mi premano i vestigi, e l'aurea luce\\
Indi a Tethy canuta mi rimeni,\\
(E con tua pace, o Vergine Rannusia,\\
Il pur dirò: non per temenza fia\\
Che il ver mi taccia, e non dispieghi intero\\
Lo secreto del cor; né se le stelle\\
Mi strazin tutte con amari motti),\\
Non di tanto vo lieta ch'io non gema\\
D'esser lontana dalla donna mia,\\
Lontana sempre! Allor quando con ella\\
Vergini fummo, io d'ogni unguento intatta,\\
Assai tesoro mi bevea di mirra.\\
O voi, cui teda nuzïal congiunge\\
Nel sospirato di, né la discinta\\
Veste conceda mai nude le mamme,\\
Né agli unanimi sposi il caro corpo\\
Abbandonate, se non versa prima\\
L'onice a me giocondi libamenti;\\
L'onice vostro, voi che desïate\\
Di casto letto i dritti: ah di colei\\
Che sé all'impuro adultero commette,\\
Beva le male offerte irrita polve!\\
Ché nullo dono dagli indegni io merco.-\\
Sia così la concordia, e sia l'amore\\
Ospite assiduo delle vostre sedi.\\
Tu volgendo, regina, al cielo i lumi\\
Allor che placherai ne' dì solenni\\
Venere diva, d'odorati unguenti\\
Lei non lasciar digiuna, e tua mi torna\\
Con liberali doni. A che le stelle\\
Me riterranno? O! regia chioma io sia,\\
E ad Idrocoo vicin arda Orïone.}
\end{Parallel}
\end{adjustwidth}
\end{document}
`
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20 Giugno 2014 alle 18:20 #94769::
Il tuo codice non mi compila, mi ridà lo stesso errore che ho menzionato sopra
se non uso \leavemode e in ogni caso mi crea tre colonne…m
PS
a me serviva allargare un poco la giustezza, solo per evitare che qualche verso
andasse a capo di una sillaba. so che nel caso specifico i versi “parallali”
sono poco paralleli, ma si tratta di una tradizione d’autore (i ltraduttore
è “nientepopodimenoche” Ugo Foscolo), per cui non potevo modificarla 🙂
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20 Giugno 2014 alle 19:38 #94770::
Il mio codice dà questo risultato, senza errori:[attachment=1018]VersiParalleli.pdf[/attachment]
Vorrei aggiungere che io uso MacTeX e ho già installato MacTeX 2014, senza problemi. nel file .log non ho messaggi di nessun tipo. Se non ricordo male tu usi una piattaforma Linux; può darsi che non sia aggiornata?
OK; ho scoperto il perché parallel stride con adjustwidth, o meglio, ho scoperto perché a me funzionava, e a te no; stavo usando una vecchia versione del pacchetto parallel del 1997, mentre la più recente è del 2003.
Ho messo nella cartella di testing del tuo problema la versione più recente e ricevo lo stesso tuo errore, ma…… il punto è che le larghezze delle due colonne che hai scelto tu, almeno con la classe article che io ho usato per eseguire il testing, vanno prese con larghezze diverse; la colonna latina deve essere più larga della colonna italiana; io per la colonna latina ho usato la larghezza di 0.52\textwidth e per la colonna italiana ho preso la larghezza o.45\textwidth. Ho cancellato l’apertura e la chiusura dell’ambiente adjustwidth, e tutto funziona benissimo.
Ora vedo di scoprire perché adjustwidth non funziona se non si mette \leavevmode.
2.a puntata
Ho esaminato il codice sorgente di changepage e in particolare di adjustwidth; quest’ultimo ambiente è sostanzialmente una lista in cui i margini sinistro e destro sono modificati secondo le misure specificate negli argomenti dell’ambiente; L’errore di “Missin item” dipende da questo fatto. Ma indica anche che il modo di comporre i due testi paralleli di parallel.sty è incompatibile con le liste; infatti esaminando che cosa succede se si lascia alvorare l’ambiente Parallel dentro l’ambiente adjustidth, il testo NON è a tre colonne, ma a quattro colonne, di cui non si vede la quarta perché cade fuori pagina: se si esaminano i testi si vede che i versi 1 e 2 dei due testi paralleli sono messi cosi:
Latino 1 italiano 1 latino 2 italiano 2
e via di questo passo; della terza colonna se ne vede solo la metà e la quarta cade fuori pagina.
Dunque è proprio lì il problema, il modo di separare le righe dei due testi allineandole a coppie, non smbra poter coesistere con l’unico \item della lista che è nascosto alla fine delli comandi di apertura, e che quindi richiede un po’ di materiale orizzontale prima di poter accogliere il materiale verticale (incolonnamento di \hbox) creato dall’ambiente Parallel.
Bene; con questo ho scoperto il perché dell’errore di “Missing item”, ma non ho capito perche la serie di \hbox impilate sl’una sull’altra da Parallel non le possa mettere tranquillamante una sopra l’altra, ma le metta a due a due allineate; probabilmente c’è qualcosa che non va in parallel.sty (qualcosa che non c’era nella vecchia versione) ma non ho potuto capire che cosa sia.
In compenso ho visto che la colonna italian si compoen senza sillabare nesun verso se si usa una larghezza pari a 0.41\textwidth; in questo modo i due pesti appaiono sufficientemente distanziati, ma non sono paralleli, perché la libera traduzione di Foscolo rimette in poesia i concetti espressi, in latino in modo più compatto, e quindi usa una quindicina di versi in più.
Ecco il testi ricomposto co questa larghezza:
[attachment=1019]VersiParalleli_2014-06-21.pdf[/attachment]
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25 Giugno 2014 alle 18:56 #94771
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AutoreRisposte
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