Opinione personale: la prima versione, quella classica, mi sembra troppo seria. Ricordo che quando andavo alle superiori vedere un libro in bianco e nero (quasi tutti) mi metteva una tristezza, mentre un libro a colori (anche solo due tonalità) già mi sembrava più vivace. Il colore risveglia lo studente.
I riquadri colorati possono piacere oppure no. Io li ho usati recentemente per quel corso intensivo di Fisica del quale ti ho accennato e non ne sono pentito, ma avevo un solo tipo di riquadro colorato. Il problema semmai è contenere il numero dei colori (cioè selezionare a cosa dare risalto) e scegliere bene i colori.
Dal punto di vista didattico — e qui tu ne sai molto più di me — ho notato che fior fior di autori, anche a livello universitario, stanno adottando il metodo dei box colorati. Rimanendo in ambito di Fisica, ti posso citare il Serway o il Cutnell che ho sotto mano, che non saranno il massimo del rigore e della completezza, ma vengono consigliati per la semplicità e in questo anche la grafica fa la sua parte. In questi libri i box vengono utilizzati per mettere in risalto un concetto, per un esercizio svolto, ma il colore è dappertutto: nei titoli, nei margini, nelle figure, nelle tabelle… Non è elegante ma rende la materia più accessibile perché ti sembra di leggere un settimanale.
Perciò il mio consiglio è di non rinunciare completamente al colore e nemmeno ai riquadri, ma di limitarne l’uso: un libro fatto da una successione di riquadri colorati perde significato e forse era proprio questo che a Tommaso non piaceva.
Ciao