Re: Stupire con effetti speciali e colori ultravivaci

#97149
OldClaudio
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    Lorenzo, la tua voglia di sperimentare è minima, se non nulla; scusami, ma ti ho dato la dichiarazione per il cambiamento del font normale`\fontsize{10.5}{12.6}\selectfont` che funziona come una dichiarazione. Mettilo subito dopo [tt]\begin{document][/tt] e, come ogni dichiarazione, vale finché non ne dai un’altra diversa o finché resti dentro un gruppo. Dovresti spare che cosa significano queste parole.

    Sperimenta: poi se ti piace, puoi andare oltre e adattare tutti gli altri corpi corrispondenti alle dichiarazioni da \tiny a \Huge in modo che sia tutto coerente. In realtà per le altre dichiarazioni di corpo non c’è granché da fare, anche perché il testo contiene corpi diversi solo nei titoli e in certe pagine speciali e servono solo per brevissimi tratti di testo. Comunque il primo esperimento da fare è quello. L’esperimento mostrerà anche che cosa succede con la mescolanza di una dichiarazione corrispondente a \normalsize riveduta con le altre dichiarazioni non rivedute; se il risultato sarà soddisfacente con il corpo normale e insoddisfacente con gli altri corpi dovrai provvedere tu stesso a ridefinire tutti le dichiarazioni di corpo in modo coerente, ma siccome usi una classe KomaScript, sottoposta a ClassicThesis e ArsClassica, bisogna che questo lavoro te lo faccia da solo, non puoi aspettarti che altri studino le interferenze di una classe non standard con due pacchetti di personalizzazione molto rigidi per vedere come modificare quelle dichiarazioni in modo che non facciano crollare tutto il resto.

    Non voglio fare della stupida filosofia moraleggiante; ma quando si scrive un testo che si vuole personalizzare in modo pesante, bisogna progettare prima e bisogna cominciare con qualcosa facile da personalizzare, non con cose rigide e di difficile gestione come le classi KomaScript, e i pacchetti ClassicThesis e ArsClassica. è sempre meglio costruirsi una classe da zero oppure avendo come base una classe fortemente personalizzabile, piuttosto che da lavoro già fatto da altri con scopi diversi dai propri.

    Io posso avere acquisito delle brutte abitudini, ma mi scrivo classi da quando ho cominciato ad usare LaTeX; il mio primo libro fu composto da altri; lo scrissi nell’allora unico word processor a me accessibile WordStar, e l’editore lo mandò a Genova dove lo ricomposero in Plain TeX con Textures (l’interfaccia grafica interattiva che permetteva di vedere subito su Mac il risultato della composizione; una specie di WYSIWYG con motore di composizione TeX). Il risultato era così scadente che ho persino minacciato l’editore di ritirare la mia richiesta di pubblicazione. Bene o male il libro fu pubblicato; il risultato della stampa era molto scadente, ma le 2000 copie stampate finirono presto, anche perché era l’unico libro in italiano disponibile sull’argomento. Per la seconda edizione chiesi all’editore i dischetti con il sorgente in Plain TeX prodotto a Genova; riscrissi tutto quanto da capo concordando con l’editore un formato e una grafica compatibili con lo stile della casa editrice. L’editore fu entusiasta, non si servì più a Genova e “impose” quella classe a tutti i possibili autori che volessero pubblicare con quella casa editrice. Negli anni gli ho aggiunto e modificato molte cose, ma il cuore della classe è rimasto quello da circa 25 anni. L’editore lo usa anche per scrivere pubblicazioni artistiche o comunque con molte immagini, come succede per i testi di architettura; moderatamente adattata serve anche per testi da pubblicare in formato “album”.
    Dopo di allora ho creato classi anche per altre case editrici e per miei lavori personali; di un paio ho parlato anche in alcuni Meeting del GuIT. Continuo a pensare che LaTeX sia formidabile, ma che sia un errore cercare di adattare classi già costruite per altri scopi (escluse le classi generaliste, per lo più classi standard) cercando di forzarle a fare cose non previste dagli autori di quelle classi.

    Naturalmente questa è la mia esperienza e non voglio imporla ad altri. Mi permetto però di sconsigliare gli altri se vogliono seguire strade come quella che hai seguito tu. Miede, leggendo i tuoi testi di matematica che hai scritto per i 5 anni del tuo istituto professionale non riconoscerebbe il suo stile e ne sarebbe seccato, visto che egli stesso ha detto che se si vogliono stili diversi dal suo si usino altre classi o altri pacchetti ma non si “pasticci” il suo ClassicThesis; “pasticciare” non significa necessariamente mettere le mani dentro il file classichthesis.sty, ma anche ridefinire comandi, ambienti e quant’altro che cambino lo stile originale.

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