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Già, hai ragione; Hai due possibilità:
1) ti definisci i comandi \frontmatter, \mainmatter e \backmatter
2) prendi il file tesiclassica.cls e cambi la chiamata a scrreprt con la chiamata a scrbook
I comandi della soluzione 1 sono semplici nel senso che con la sintassi specifica delle classi KOMA-Script:
a) in \frontmatter imposti la numerazione delle paigne con i numeri romani (se vuoi, non è obbligatorio) e imposti il contatore di numerazione secnumdepth ad un valore sufficientemente negativo, per esempio -2 (impedisce la numerazione dei comandi di sezionamento)
b) se hai messo i numeri romani nella \frontmatter, in \mainmatter ristabilisci le cifre arabe e imposti secnumdepth al valore 2 (per numerare fino alle sottosezioni –io non metterei un valore maggiore, ma a seconda della tesi potrei mettere solo 1)
c) con \backmatter non cambi tipo di numerazione delle pagine, ma reimposti secnumdepth a -2.
Come vedi è molto semplice.
La soluzione 2) sarebbe incompatibile con certi principi generali che vorrebbero che ogni volta che si modifica una classe scritta da altri e di pubblico dominio, se ne cambiasse il nome; la potresti chiamare tesiclassicab.cls (b sta per ricordare che si usa book)
Mi domando perché Lorenzo, nella sua prima versione del modello della tesi classica avesse scelto di usare la classe scrreprt; forse perché dispone dell’ambiente abstract; io avrei trovato più comodo usare le maggiori funzionalità di scrbook e avrei aggiunto una definizione di abstract. Ovviamente i gusti sono gusti e ognuno segue la strada che considera più efficiente. Io ho usato la classe scrbook una volta sola e me ne sono pentito (me ne sarei pentito anche se avessi usato scrreprt); purtroppo la classe che ci ho costruito sopra è diventata troppo complicata e ricostruirla completamente da zero o appoggiandomi alla classe standard book mi costerebbe troppo tempo e fatica. (regola numero 3 dell’ingegnere: non modificare quello che funziona; regola numero 4: fallo solo se ne vale veramente la pena).