Ringrazio OldClaudio per la spiegazione che giudico di chiarezza davvero esemplare; in particolare è perfettamente calzante l’osservazione seguente:
OldClaudio” post=101011[…]
Usare il pacchetto float e il codice H non è più economico che caricare il pacchetto caption e il suo comando \captionof; Il pacchetto float serve davvero se si vogliono definire altre tipologie di oggetti mobili, non per usare H.
Si può forse solo osservare che l’opzione [tt]H[/tt] del pacchetto float ha il piccolo vantaggio di assicurare, in modo automatico, l’uniformità della spaziatura verticale dell’oggetto mobile/non più mobile inserito ([tt]\intextsep[/tt]).
OldClaudio” post=101011[…]
2) Il codice di posizione h non deve venire mai usato da solo, questo sì è vero e corretto; se lì dove lo si vorrebbe l’oggetto non ci sta, blocca le code degli oggetti flottanti omonimi.
… perché l’oggetto che non ha trovato posto viene, ovviamente, inviato alle code. Perfetto, ora ho capito.
Sono anch’io alla ricerca di capire come funziona l’output routine del LaTeX, da anni, e ogni tanto faccio un passetto avanti. Oggi, per esempio, grazie a OldCaudio ho imparato definitivamente come funziona [tt]H[/tt]: ero già abbastanza convinto che funzionasse così, ma ora lo so con certezza, che è un’altra cosa. Dunque, l’aver riaperto la discussione non è servito a nulla! 🙂
È sempre utile discutere quando ci sono aspetti non completamente chiariti: penso che ora abbiamo un post (quello precedente di OldClaudio) che si possa additare agli utenti del forum come riferimento definitivo circa l’uso dello specificatore [tt]H[/tt].
OldClaudio” post=101011[…]
Gustavo, se trovi che quel che ho scritto sopra ammetta dei controesempi che ne dimostrino la falsità, sono ben contento di rivedere la mia comprensione del meccanismo e te ne ringrazierò moltissimo. […]
Penso che quel che hai detto sia vero e non ammetta controesempi. 🙂 Naturalmente, potremmo sempre essere in errore entrambi… 😉
Ciao.
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Gustavo