Ciao,
Capisco bene il punto di vista di Marco, ma credo sia il caso di cercare di esplicitare anche le motivazioni del GuIT (no, non sono talmente presuntuoso da pensare di rappresentare tutto il gruppo :mrgreen:, quindi tutto quello che segue deve essere preso con il beneficio d’inventario e non deve essere considerato come la posizione ufficiale del GuIT in alcuna materia).
Il GuIT è un’associazione senza scopo di lucro, ma questo non significa, purtroppo, che possiamo sottrarci ad alcune spese più o meno fisse, quindi esiste la necessità di cercare finanziamenti e, a meno che un vecchietto multimilionario non ci lasci una consistente eredità, l’unico modo che siamo riusciti a trovare è chiedere il sostegno dei soci. Queste brave persone magari ci finanzierebbero anche senza ricevere nulla in cambio (un po’ come ha fatto qualche socio amministrativo sborsando di tasca propria un sacco di soldini… tu che ne dici, Mau?), ma a noi è parso più giusto “ringraziarli” per il sostegno offerto riservando l’accesso diretto agli articoli di ArsTeXnica solo a loro per un certo lasso di tempo; cambiare le regole in corsa solo ora, a me parrebbe una mancanza di rispetto nei confronti dei soci, ma non escludo che in futuro le cose possano cambiare.
Detto questo, cambio argomento e vengo al sodo.
“]Da neofita del mondo LaTeX ho iniziato a leggere varie guide per cercare di capirne di più, ma non ho trovato una cosa che a me sembra indispensabile (anche se a voi potrà sembrare banale): un elenco di tutte le convenzioni tipografiche usate in italiano.
No, a me non sembra una richiesta banale e, parlando francamente, se esistesse veramente la “bibbia” della tipografia italiana sarebbe una lettura consigliata anche a chi scrive usando altri strumenti (vi è capitato di dare un’occhiata ai libricini distribuiti gratuitamente in edicola con la copia del sabato del Sole 24 ORE?). Sfortunatamente una guida da considerarsi “definitiva” non esiste e tanto l’articolo di Gustavo quanto gli altri manuali di stile sono una personale interpretazione e codifica di regole non scritte e stratificate nel corso dei decenni (o secoli? fate un po’ voi).
“]Per esempio nella nostra lingua dopo il punto lo spazio ha sempre la solita dimensione, ma LaTeX seguendo l’uso anglosassone fa uno spazio più lungo, serve quindi il comando \frenchspacing* per avere la spaziatura latina.
Sì, è vero, ma ti sfido a trovare una persona comune (non un tipografo) che se ne accorgerebbe veramente.
“]Come si usano i trattini? Quali virgolette per il discorso diretto? Mi servirebbe una guida o anche un semplice elenco di tutte queste regolette con magari accanto anche il comando per metterle in pratica; non un trattato di tipografia (per il momento), ma un qualcosa di rapido ed esaustivo da tenere a portata di mano per non sbagliare.
Domande più che legittime, alle quali posso tentare di dare parzialmente una risposta (assolutamente non esaustiva):
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il trattino breve (-) viene usato automaticamente per spezzare le parole nell’andare a capo, mentre lo devi usare esplicitamente per separare numeri e cifre (“alle pagine 2-4”) e parole composte;
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il trattino medio (–) non viene praticamente mai usato, ma puoi decidere di usarlo per separare numeri e cifre in luogo di quello breve, seguendo l’uso anglosassone;
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il trattino lungo (—) lo usi per delimitare il discorso diretto e gli incisi (ma in questo caso come distinguere tra i due? fossi in te deciderei di usarlo per l’uno o per l’altro, in base a preferenze personali, e poi manterrei lo stesso stile per tutto il documento);
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il discoso diretto viene reso tipograficamente in tanti modi, ma l’importante, anche qui, è la coerenza: ne scegli uno e continui con quello fino alla fine del documento; detto questo, alcuni modi sono:
usare il trattino lungo (—);
usare un tipo di virgolette;
riguardo l’uso generale delle virgolette, dato che puoi scegliere tra quelle doppie/alte, quelle semplici ed i cosiddetti caporali, sei tu a dover scegliere quali usare per quale scopo/funzione, cercando di non mescolarle (cioè, se usi i caporali per il discorso diretto, conviene usare le virgoletto doppie/alte per evidenziare l’uso ironico/dispregiativo/scherzoso di un termine, in modo che non vi possano essere fraintendimenti); in proposito mi permetto di suggerirti il pacchetto csquotes;
anche se non ne hai accennato, aggiungo io l’argomento delle tabelle e di come non farle (non usare righe verticali, a meno che non sia veramente indispensabile), ma, per un’introduzione migliore di quanto possa mai scrivere io, ti rimando al pacchetto booktabs (sì, lo so, c’è anche l’articolo di Lapo sul numero 2 di ArsTeXnica, ma consigliarti di leggere quello mi pare una presa in giro, visti i presupposti);
è “vietato” 😉 usare la sottolineatura per evidenziare le parole;
ultimo consiglio: ogni volta che prendi una decisione di qualunque tipo, cerca di essere coerente in tutto il documento perché un aspetto uniforme è sicuramente migliore di una pasticcio di stili.[/ul]