Scusa, mi sono espresso male, avevo capito che “matrix” e compagnia sono basati su “array”, intendevo dire che sono “array” già impostati come si deve per lo scopo, anche se avere un’idea dell’ambiente array male non fa (di eqnarray sì, però!!!).
Anche riguardo l’avviso avrei dovuto essere più chiaro, qualcosa del tipo: se di notazioni matematiche ne usate poche vi può bastare questo manuale, altrimenti usate il pacchetto “amsmath”, facendo attenzione che ecc. ecc. e andatevi a leggere direttamente il manuale amsmath.
Mi rendo conto che la guida è solo introduttiva ma credo che molti, come me, cerchino di impratichirsi con i loro consigli di base prima di impegolarsi con guide più specifiche. La mancanza dell’avviso che ho suggerito porta, secondo me, a perdere tempo con l’approfondimento di brutte abitudini che si farebbe meglio a ignorare del tutto.Grazie della dritta, anche se non mi è chiara una cosa (e sai la novità, dirai): se uso quei comandi poi posso utilizzare indifferentemente \[ e \begin{displaymath} , oppure posso usare solo più \begin{displaymath}? E riguardo il fatto che è scomodo da scrivere non si potrebbe ridefinire con “dmath” o qualcosa del genere?
Con il codice magico puoi usare sia l’uno che l’altro, sono di fatto del tutto equivalenti. Se usi spesso \[…\] non ti conviene proprio la forma “lunga” e nemmeno quella “lunghetta”. Io di solito faccio così nel sorgente:
`Ecco qui la famosa formula
\[
e^{i\pi}+1=0
\]
che contiene cinque numeri molto famosi`
Come vedi, emulo nel testo .tex il risultato.
Ciao
Enrico