Riciao a tutti.
L’enfasi con il nero è pericolosa: si corre il rischio di appesantire molto la pagina.
[…]
Un corsivo va più che bene.
Certamente, la maggior parte del testo del documento dovrebbe essere lineare, e se ogni tanto c’è bisogno di enfatizzare qualcosa, «\emph» va benissimo. Tuttavia, ho sempre creduto che un livello di enfasi superiore all’enfasi «normale» potesse ritornare utile. Come ho scritto prima, ho preso spunto da HTML, che consente questa enfasi superiore mediante l’elemento «STRONG» (la resa grafica prodotta da questo elemento è proprio del testo in grassetto).
Ad ogni modo, non va dimenticato che:
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come ho detto prima, questo comando lo uso solo quando devo introdurre nuovi concetti in un documento, e forse una pagina contenente una singola parola in grassetto ogni dieci pagine non è proprio impossibile da sopportare;
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HTML non tiene conto delle regole tipografiche tradizionali in quanto esso non lavora su un «foglio di carta» come LaTeX (documento, biglietto da visita, copertina di un CD, ecc.) ma su una pagina «virtuale» non meglio definita che assume connotazioni differenti a seconda del mezzo con la quale viene visitata (navigatore per computer, navigatore testuale per computer (es. Lynx), navigatore per telefonino, navigatore con interfaccia aurale per non vedenti, ecc.); sotto questo punto di vista, esso si prende molte «libertà» (d’altro canto, se consultiamo una sezione di una pagina web con il telefonino e il capoverso successivo non è indentato, magari non è proprio così fastidioso).
Pertanto, forse il mio paragone era un po’ «tirato».
Una piccola annotazione: per la tua definizione sarebbe molto meglio
`\newcommand{\strong}{\textbf}`
senza lettura di argomenti.
Questa annotazione ti chiederei cortesemente di spiegarmela: non metto in dubbio che tu abbia ragione, come sempre, ma non mi è del tutto chiaro perché la mia definizione
`\newcommand{\strong}[1]{{\bfseries#1}}`
non andava bene. Ci sono un po’ di cose che non mi tornano:
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devo aver letto da qualche parte, tempo fa (forse in un esempio sulle marche nella documentazione di «fancyhdr»?), che nella definizione di un comando era prassi comune usare «\bfseries» al posto «\textbf»; da qualche altra parte (può darsi che l’abbia scritto tu in qualche vecchio messaggio), invece, ho letto che era «\bf» il comando che non si doveva usare più per la questione di NFSS; perché quindi non va bene usare «\bfseries»?
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«\textbf» si aspetta un parametro, il testo che deve evidenziare in grassetto; nella mia definizione, ne ho tenuto conto:
`\newcommand{\strong}[1]{\textbf{#1}} % nuova versione`
tu invece me lo scrivi come:
`\newcommand{\strong}{\textbf}`
questo vorrebbe forse dire che se c’è corrispondenza tra il numero di parametri che si aspettanto due comandi (uno dei quali deve ridefinire l’altro) è prassi comune non specificarli, questi parametri (nella definizione)? -
perché, a questo punto, non basterebbe un:
`\let\strong\textbf`?
L’inesperto si chiederà: perché definire un comando che fa esattamente la stessa cosa di un comando già esistente?
Risposta: è utilissimo farlo se con il nuovo comando si vuole indicare una struttura logica del nostro documento. Se poi il solito supervisore pignolo dice che non gli piace il modo con cui quella struttura viene resa, basta cambiare la definizione del comando definito, invece di cercare nel documento dove appare il comando \textbf.
Esattamente!
A presto!