Salve a tutti,
desideravo informarvi che nella sezione download del sito di GuIT è possibile scaricare la nuovissima guida ‘Introduzione all’arte della composizione tipografica’ realizzata da C. Beccari.
http://www.guit.sssup.it/download/#guit
Come sempre un grazie di cuore a C. Beccari per lo stupendo lavoro.
Il ringraziamento è anche da parte mia. Ma vorrei segnalare una piccola imprecisione.
A pagina 102, esercizio 10.1: eliminando \mathstrut dalla definizione di \uimm non succede proprio niente di diverso. Il problema nascerebbe se, invece di \DeclareMathOperator, si usasse la definizione
`\newcommand*{\uimm}{\mathop{\mathrm{i}\nolimits}`
In effetti,
`\DeclareMathOperator{\uimm}{i}`
è sufficiente, perché equivale essenzialmente a
`\newcommand*{\uimm}{\mathop{\kern0pt\mathrm{i}}}`
La definizione più semplice è di fatto più efficiente di quella proposta nel manuale (la primitiva \kern viene eseguita in qualche milionesimo di secondo meno che la macro \mathstrut 🙂 ). A dire il vero una microscopica differenza c’è, sfido i lettori a vederla. 😀
Già che ci sono, osservo che non in tutti i contesti l’unità immaginaria è da considerare un operatore; lo è solo in alcuni, per lo più in ambito tecnico. In matematica pura l’unità immaginaria è un numero come tutti gli altri e si scrive comunemente in corsivo, così come il numero di Napier-Euler “e”. Probabilmente andrebbe osservato nel manuale; non è per polemica, ma solo per indicare che la “semantica” è importante.
Salumieri e idraulici usano la pinza. Nessuno richiede che questi oggetti, che pure hanno lo stesso nome, siano fatti allo stesso modo. La “i” dritta dell’ingegnere elettrotecnico vuole sottolineare un significato fisico che il matematico, scrivendola corsiva, non considera primario, volendo invece sottolineare che si tratta di un “numero come gli altri”.
Ciao
Enrico