Salve a tutti.
So bene che ad alcuni non piacerà l’idea, ma visto che la normativa internazionale ISO 31/XI impone l’uso della derivata come operatore, mi sto ponendo il problema di definirla adeguatamente (con il carattere tondo, per cominciare).
Poiché, per fortuna, qualcuno ha fatto lo “sporco lavoro” per me, in modo da definire perfettamente la derivata in quanto a font e spaziature, mi accingevo a fare un semplice copia e incolla del comando che Claudio Beccari (è lui quel “qualcuno”) ha chiamato \diff.
Il problema sorge dal fatto che, purtroppo, in due documenti diversi (lontani anche nel tempo, per la verità) Claudio utilizza due definizioni che, almeno a me, sembrano diverse.
Nell’articolo di dieci anni fa Typesetting mathematics for science and technology according to ISO 31/XI, disponibile qui, per \diff è impiegata questa sequenza di comandi in TeX (purtroppo) per me incomprensibile:`\makeatletter
\providecommand*{\diff}%
{\@ifnextchar^{\DIfF}{\DIfF^{}}}
\def\DIfF^#1{%
\mathop{\mathrm{\mathstrut d}}%
\nolimits^{#1}\gobblespace}
\def\gobblespace{%
\futurelet\diffarg\opspace}
\def\opspace{%
\let\DiffSpace\!%
\ifx\diffarg(%
\let\DiffSpace\relax
\else
\ifx\diffarg[%
\let\DiffSpace\relax
\else
\ifx\diffarg\{%
\let\DiffSpace\relax
\fi\fi\fi\DiffSpace}`
mentre nella recente Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX dello stesso autore, è impiegato un più laconico (e un po’ più comprensibile):
`\newcommand*{\diff}{\mathop{}\!\mathrm{d}}`Vi chiedo: i due comandi sono identici, ma scritti in maniera diversa? Se no, quale è più corretto adottare?
Aggiungo (ovemai fosse utile a risolvere l’enigma) che nell’articolo, al \diff definito in TeX, sono accoppiati i seguenti comandi (che penso possano essere utili) per la scrittura automatica della derivata totale e parziale, rispettivamente \deriv e \pderiv:`\providecommand*{\deriv}[3][]{%
\frac{\diff^{#1}#2}{\diff #3^{#1}}}\providecommand*{\pderiv}[3][]{%
\frac{\partial^{#1}#2}%
{\partial #3^{#1}}}`
Lascia perdere la vecchia definizione. Se la provi con differenziali di ordine superiore vedrai subito che l’esponente va troppo in alto. La nuova è molto più efficiente e non ha quel problema. Ne ha altri che secondo me non sono irrilevanti: confronta le due formule
`\int\biggl(\frac{1}{x}+\frac{1}{1-x}\biggr)\diff x
\int\biggl(\frac{1}{x}+\frac{1}{1-x}\biggr)\mathrm{d} x`
(in un display, naturalmente) e scoprirai che nella prima c’è una spaziatura di troppo.
Un consiglio: non usare \providecommand. Se per caso uno dei pacchetti che carichi definisse il comando \deriv, ti gratteresti la testa a lungo per capire dove stai sbagliando.
E, come Catone tanto tempo fa diceva Ceterum censeo Carthaginem esse delendam alla fine di ogni suo discorso, io dico: Il simbolo d di differenziale non è un operatore.
Ciao
Enrico