L’algoritmo di composizione dei capoversi è una meraviglia e permette grandi libertà purché si scrivano capoversi abbastanza lunghi.
Nessun software può, al momento attuale, evitare di lavorare sulla forma definitiva, se si desidera un prodotto finale di alta qualità. Il computer non ha gusto, fa solo ciò per cui è programmato: e le variabili, in tipografia, sono troppe e troppo varie perché si possa tener conto di tutte con un programma.
Ciao a tutti. Vorrei riprendere questa discussione per comunicarvi un (mio) “disagio”.
Dopo le parole di Enrico, alla fine ho optato per non intervenire sul parametro \interfootnotelinepenalt, attivando invece l’opzione \raggedbottom (trovo che la spaziatura extra che LaTeX, di default, a volte aggiunge per riempire uniformemente le pagine sia davvero sgradevole: per inciso, non ricordo di aver mai visto un libro stampato con questa caratteristica).
Le note a piè pagina del mio libro sono relativamente poche e per lo più brevi. Aggiustando qualche periodo qua e là, sono riuscito a far sì che nessuna di esse venga spezzata su più pagine.
Il “prezzo”, però, è che le pagine non sono tutte “alte uguali”. La differenza, a volte, è davvero enorme. Guardate per esempio (in modalità libro, con le pagine affiancate) le pagine 32-33 di questo libro. In basso, la differenza “di altezza” tra le due pagine affiancate è evidentissima, e IMHO sgradevole.
Le ho provate tutte, ma neanche aggiungengo o togliendo una o due righe nella prima o nella seconda delle due pagine incriminate la differenza si riduce.
Beh, mi si dirà: ma è quello che fa l’opzione \raggedbottom! Eppure, anche deselezionando quell’opzione, la situazione non migliora (per chi volesse toccare con mano, sul mio sito ci sono tutti i sorgenti del lavoro: http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX.html ).
Da che cosa dipende questo comportamento asimmetrico? Da LaTeX? Dai font usati? Dallo stile ClassicThesis? Dal fatto che scrivo paragrafi troppo corti? O sono io ad essere semplicemente troppo esigente/perfezionista?
Sinceramente, mi aspettavo che LaTeX facesse di meglio, proprio nell’inserimento delle righe (e non magari aggiungendo biecamente spazi extra tra paragrafi -cosa che peraltro in questo caso non succede), per avere un “comportamento simmetrico” tra le pagine affiancate.
Esiste un modo per rimediare, che non sia eliminare una delle due note o trasferire il contenuto di una nota nel corpo del testo (visto che, così, si interromperebbe il filo del discorso)?
Dipende solo dal fatto che termini la nota con una formula fuori corpo. Se aggiungi anche solo una parola dopo \end{equation*} nella nota, le due pagine ridiventano pari. Puoi risolvere questo problema in altro modo scrivendo \enlargethispage{-\belowdisplayskip} prima di cominciare la sezione che segue.
È inevitabile dover fare questo tipo di aggiustamenti in casi particolari, se si vuole curare fino in fondo l’aspetto tipografico.
Usare \raggedbottom è, da questo punto di vista, del tutto inutile, perché bigfoot lo ignora nel posizionare le note. Non userei \raggedbottom in presenza di note al piede nemmeno sotto tortura. 🙂
Accade la stessa cosa alle pagine 50-51, non per via della nota; alle 62-63 c’è uno squilibrio perché la pagina pari termina con una lista. Non mi pare di vedere altre coppie di pagine squilibrate. Può darsi che dipenda dalla classe scrrprt, ma sinceramente non ho voglia di indagare a fondo. 🙂
Ciao
Enrico