Re: Difficoltà con interfootnotelinepenalty e raggedbottom

#14825
lorenzo.pantieri
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    ::

    Dipende solo dal fatto che termini la nota con una formula fuori corpo. Se aggiungi anche solo una parola dopo \end{equation*} nella nota, le due pagine ridiventano pari.

    Innanzitutto ti ringrazio per il tuo impagabile aiuto, Enrico.

    Il problema era proprio quello: è stato sufficiente riformulare la nota da
    `È interessante osservare che la stessa funzione di Dirichlet può essere definita analiticamente, poiché, come G.~Peano e R.~Baire hanno dimostrato, essa è rappresentabile mediante l'espressione
    \begin{equation*}
    f(x)=\lim_{m\to+\infty}\lim_{n\to+\infty}\cos(m!\pi x)^n=
    \begin{cases}
    1, & \text{se $x\in\Q$,}\\
    0, & \text{altrimenti.}
    \end{cases}
    \end{equation*}
    `
    a
    `È interessante osservare che la stessa funzione di Dirichlet può essere definita analiticamente, poiché essa è rappresentabile mediante l'espressione
    \begin{equation*}
    f(x)=\lim_{m\to+\infty}\lim_{n\to+\infty}\cos(m!\pi x)^n=
    \begin{cases}
    1, & \text{se $x\in\Q$,}\\
    0, & \text{altrimenti,}
    \end{cases}
    \end{equation*}
    come G.~Peano e R.~Baire hanno dimostrato.`
    per risolvere il problema.

    Usare \raggedbottom è, da questo punto di vista, del tutto inutile, perché bigfoot lo ignora nel posizionare le note. Non userei \raggedbottom in presenza di note al piede nemmeno sotto tortura.

    Tolto \raggedbottom!

    Accade la stessa cosa alle pagine 50-51, non per via della nota; alle 62-63 c’è uno squilibrio perché la pagina pari termina con una lista. Non mi pare di vedere altre coppie di pagine squilibrate.

    Riformulando qualche periodo, credo di aver risolto.

    È inevitabile dover fare questo tipo di aggiustamenti in casi particolari, se si vuole curare fino in fondo l’aspetto tipografico.

    Permettimi, a questo proprosito, di allargare il discorso con una piccola digressione. Ci sono aspetti dove LaTeX è perfetto e fa tutto da solo (senza che vi sia il bisogno di operare alcun “aggiustamento”), come la gestione degli “oggetti numerati” (siano essi paragrafi, teoremi, equazioni, …), delle immagini (che pure sono oggetto di tanti dubbi da parte dei principianti), dei riferimenti incrociati e della bibliografia. Altri aspetti invece richiedono gli aggiustamenti di cui parli: le note a piè pagina (per evitare che vengano spezzate in due pagine), il “bilanciamento” tra le pagine affiancate (affinché siano “alte uguali”), l’indice analitico (per evitare che una colonna termini con l’inizale delle rispettive voci, o con una voce che a sua volta comprende delle sottovoci).

    La cosa snervante, naturalmente, è che intervenire su uno di questi aspetti può influire negativamente sugli altri, per cui può succedere -per esempio- di riformulare un periodo per correggere un problema di bilanciamento delle pagine, creando come effetto collaterale che una nota che prima era su un’unica pagina ora viene inopinatamente spezzata. 🙁

    Tutti i problemi tipici di Word, per intenderci. 👿

    Comunque siamo d’accordo: LaTeX è uno strumento eccezionale, ma fare degli aggiustamenti manuali in sede di revisione finale è inevitabile, se si vuole ottenere un risultato “d’arte”.

    Ancora grazie,
    L.

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