Se però vuoi la risposta definitiva, eccola: non usare note al piede.
È vero, le note a piè pagina danno qualche problema di impaginazione, però una loro utilità per me ce l’hanno: permettono di inserire un’informazione “secondaria” (ma utile) senza interrompere il flusso del discorso. Difficile farne a meno in un lavoro “lungo”.
Dal punto di vista dell’impaginazione, le note a margine sono anche peggio… 😯 😥
Non parlavo dal punto di vista dell’impaginazione, quanto proprio dal punto di vista della leggibilità di un testo. È evidente che certi testi non ne possono fare a meno, Knuth fa l’esempio di “Decline and Fall of the Roman Empire” di Gibbons, dicendo che non sarebbe stato lo stesso senza le note. Il problema delle note in un testo da leggere è che interrompono il flusso, a volte per dettagli insignificanti, a volte per cose molto rilevanti.
Nei testi matematici non sopporto certe note che spiegano una notazione, per esempio: se si sente il bisogno di una spiegazione, allora occorre darla nel testo. Una nota, se proprio non se ne può fare a meno, dovrebbe andare a fine capoverso; mai e poi mai in una formula matematica. In ogni caso, le note devono essere tutte “dello stesso genere”, in modo che il lettore sappia che tipo di cose ci troverà e possa evitare di leggerle, tornandoci in seconda lettura, sapendo che non si perde nulla di importante.
Ciao
Enrico