Re: Teoria: Font e famiglie di font

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Carissimi, ho bisogno di chiarimenti sulle famiglie di font.

Un competente (quanto anonimo) recensore mi ha fatto notare quanto segue.

La famiglia “matematica’ non è una famiglia, ma sono tre famiglie con tre codifiche diverse, tre contenuti diversi e tre scopi diversi, tanto che sia il vecchio e inossidabile Plain TeX, sia il vecchio LaTeX209, sia il nuovo LaTeX2e fanno acrobazie per gestire la matematica mescolando senza errori i segni provenienti dalle tre famiglie. basta di nuovo guardare i file con estensione .fd per rendersi conto che hanno tre encoding diversi (il che, per definizione stessa di famiglia, esclude l’appartenenza alla stessa famiglia): OML, OMS e OMX sono gli encoding e i nomi delle famiglie sono CMM, CMSY e CMEX rispettivamente; il primo contiene essenzialmente il corsivo matematico maiuscolo e minuscolo, il greco maiuscolo e minuscolo, con le sue varianti, più una serie di simboli particolari. Il secondo contiene solo symboli matematici con la qualifica di operatori per lo più binari, oltre all’alfabeto calligrafico maiuscolo ae altri simboli un po’ particolari. Il terzo contiene i grandi operatori e i grandi delimitatori espandibili (da cui la lettera X nell’encoding), che ovviamente non hanno nulla a che vedere con i segni contenuti nelle altre due famiglie. È chiaro che tutte queste famiglie Computer Roman hanno qualcosa in comune, tanto che sono le uniche famiglie che possono veramente essere usate assieme senza problemi di compatibilità; condividono l’occhio, lo spessore delle aste, sia quelle delle maiuscole sia quelle delle minuscole, le curvature degli archi, eccetera; nei sorgenti METAFONT è possibile verificare i valori del loro centinaio di parametri e constatare che la grande Collezione Computer Roman (e quelle derivate EC, European Computer; LM, Latin Modern; CM-SUPER, ecc) assicurano la massima compatibilità stilistica.

Lo stesso vale per l’AMS Euler: non si tratta di una famiglia, ma di tre.

Sono un po’ in crisi. Infatti nell’articolo di Vavassori e Zannarini sui font si afferma a chiare lettere che per comporre un documento sono necessarie di regola quattro famiglie di font (una per il testo, una per la matematica, una sans serif e una a spaziatura fissa). Naturalmente, posso capire che questa sia una semplificazione. Tuttavia, mi piacerebbe poter armonizzare le dettagliate osservazioni dell’Anonimo Recensore con le mie conoscenza precedenti.

Ce la si può cavare dicendo che, in effetti, la “famiglia matematica” è in realtà costituita da tre sottofamiglie?

Mi piacerebbe avere qualche informazione in più.

Non sono d’accordo con l’anonimo recensore. I caratteri matematici sono divisi in tre font per motivi TeXnici più che per questioni stilistiche. Motivi che hanno a che fare con la crenatura reciproca, la possibilità di usare caratteri di dimensioni diverse senza doverlo specificare nell’input (si pensi a \left e \right) e altri ancora. È vero che si tratta di tre font disegnati in modo compatibile l’uno con l’altro, ma di fatto è una sola famiglia, cosa che del resto dice lo stesso recensore.

Ciao
Enrico

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