Avevo detto che la risposta precedente sarebbe stata l’ultima, ma preso da pietà nei tuoi confronti provo di nuovo a spiegarti. 😉
Un tale di nome Isaac scoprì una regola quasi magica che spiegava un sacco di cose e si mise a usare la sua regoletta con entusiasmo, insegnandola a tutti i suoi amici. Poi, molti anni dopo, un tale Albert, non fidandosi della regoletta di Isaac, ci riflettè su e venne fuori con una nuova regoletta che comprendeva casi a cui Isaac non aveva nemmeno pensato.
Non c’è alcuna legge che vieti l’uso di \linewidth nei casi che indichi, può anche darsi che durante la tua vita nessuno si troverà mai nella situazione di doversi grattare indeciso la capoccia perché non capisce come mai la sua bella illustrazione non sia al posto giusto. L’impiego di \linewidth in quelle situazioni è concettualmente sbagliato, e ti ho già spiegato il perché.
Supponiamo che uno creda che i tuoni siano rumorini prodotti dagli angioletti che hanno mangiato fagioli. È una faccenda che non ha alcuna conseguenza pratica e non penso che quel tale si troverà mai in una situazione in cui la conoscenza del vero motivo del tuono gli sia essenziale. Ma, a meno che non sia un bambino innocente, è probabile che qualcuno prima o poi gli spiegherà la dura verità.
LaTeX ha ben tre parametri per contenere le lunghezze “orizzontali” rilevanti per la composizione. Si deve usare quello giusto per il proprio scopo. In un ambiente figure o figure* l’uso del parametro \linewidth non ha senso, ce l’ha solo in un ambiente per liste, dove assume il valore adeguato.
Se vuoi insegnare una regola pratica che “funziona”, fallo pure, ma poi non lamentarti se qualcuno ti accusa di ingannare il discente. Il famoso Ferrauto (libro di testo mai abbastanza deprecato) contiene un buon numero di falsità matematiche; alcuni insegnanti lo adottavano perché aveva molti esercizi, anche guidati: “tanto, poi, nessuno degli studenti incontrerà casi in cui quello che c’è scritto sul libro non funziona”.
Vado OT, forse. Sul volume per il quinto anno c’è una “definizione” di successione che è stupidamente ridicola. Concepire un esempio in cui sia davvero necessaria una corretta definizione di successione è complicato e richiederebbe forse concetti superiori a quelli che uno studente liceale si troverebbe davanti. Possiamo forse tacere di fronte a quella “definizione”, tanto per gli studenti va bene lo stesso? Lo so, è una scusa per non produrre l’esempio che tanto vai chiedendo, ma non ho voglia di rompermi la testa per trovare un caso in cui la faccenda non funziona, perché so che comunque quell’uso è sbagliato.
Caro Enrico, ho capito perfettamente, e ti ringrazio per la simpatica ed esauriente spiegazione “a prova di zuccone”! 😉
Proprio ieri, prima di aver letto quest’ultima tua risposta, ho aggiornato le guide:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/LaTeXimpaziente.pdf
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf
Come vedi, uso \columnwidth in tutti gli esempi, in entrambi i lavori. Poi, alla fine del paragrafo sulle figure in testo e fuori testo, accenno al comando \linewidth:
Se si inseriscono figure o tabelle in un elenco o in una citazione, è opportuno servirsi del comando \linewidth, che indica la lunghezza della riga corrente: normalmente essa è uguale a \columnwidth, ma in alcuni ambienti, come per l’appunto quelli per gli elenchi e per le citazioni, è più corta [Beccari, 2008, p. 88].
E, in nota:
È preferibile evitare di servirsi del comando \linewidth fuori dagli ambienti per gli elenchi e per le citazioni, in quanto il suo valore è, in generale, imprevedibile al di fuori di quei contesti.
Nel promemoria degli aggiornamenti alla versione di ottobre avevo buttato giù questo appunto:
Nonostante il comando \linewidth funzioni nella maggior parte dei casi (e il lettore impaziente possa trovarne allettante l’utilizzo), ho preferito non consigliarlo (al di fuori degli ambienti per gli elenchi e per le citazioni), in quanto vorrei abituare il lettore (anche impaziente) ad un LaTeX quanto più “ortodosso” possibile.
Un ringraziamento davvero speciale a Claudio Beccari e a Enrico Gregorio che mi hanno aiutato a sviscerare questo punto.
Concluderei questa vicenda con la parafrasi: “per scrivere un’ introduzione a LaTeX, essere un po’ testone non è necessario, ma aiuta”. 😉
Ti saluto molto cordialmente e, visto che siamo in tema di citazioni einsteiniane, mi firmo:
“Il tuo devoto scolaro”,
Lorenzo
PS: guardando sul tuo sito le fotografie mi sono accorto che chiami cattedrale la chiesa del Tyn, è scorretto: non è affatto una cattedrale. Lo sai che dentro c’è la pietra tombale di Tycho Brahe?
Non lo sapevo (è il colmo, per un laureato in astronomia 😳 ), come -ma adesso mi documento- pensavo che una cattedrale fosse solo, più o meno, una specie di “grande chiesa”… 😳 Ti ringrazio anche per questa dritta!