Re: “L’arte di scrivere con LaTeX”

#23085
lorenzo.pantieri
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    Carissimi,

    ho appena messo in linea l’edizione di ottobre. Questa versione della guida, oltre alle consuete revisioni, contiene anche un’appendice nuova di zecca.

    http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/ArteLaTeX.pdf

    Nella “Galleria degli orrori™”, ispirata all’omonimo lavoro del prof. Enrico Gregorio (che ringrazio per avermi concesso il permesso di usare per la mia appendice lo stesso titolo del suo documento), ho raccolto alcuni esempi estratti da alcune diffuse guide introduttive a LaTeX. Presento tale galleria non per svergognare gli autori, naturalmente; piuttosto, l’intendimento è di mostrare come non si scrive in LaTeX e che con qualche minuto di riflessione e il pacchetto “giusto” si può spesso ottenere un risultato migliore e più semplice, evitando di prodursi in acrobazie “TeXniche”. In ciascun esempio è mostrato il testo originale; lo si discute e poi si mostra una versione corretta, con l’indicazione di quali pacchetti richiamare e quali comandi definire nel preambolo.

    Specialmente per questa nuova appendice, rinnovo l’invito a comunicarmi le vostre idee su argomenti da aggiungere, togliere o modificare; in particolare, se vi dovesse capitare di notare un errore, mi fareste un favore segnalandomelo, così che io possa apportare le opportune correzioni in versioni successive.

    Le altre modifiche all’”Arte di scrivere con LaTeX” sono, in buona parte, le stesse fatte a “LaTeX per l’impaziente”. Per comodità, di seguito le riporto tutte.

    1. A pagina 36, un’aggiunta alla procedura per attivare la sillabazione italiana in MiKTeX:

    Se si usa la versione di base (basic) di MiKTeX, è necessario anche selezionare, dal pannello Packages del menu Settings di MiKTeX, la voce Language Support -> Italian; dopo di ciò si effettua l’aggiornamento dei “file di formato” e della base di dati di MiKTeX (Update Formats e Refresh FNDB).

    2. A pagina 38, una menzione al programma incov (per Linux e Windows) per cambiare la codifica di input di un file.

    3. A pagina 39,

    In effetti, l’utilizzo di tale codifica [la codifica T1 dei font] richiede l’uso di font con un formato opportuno per evitare di dar luogo a problemi di resa allo schermo con versioni non aggiornate di programmi per visualizzare file PDF (come ad esempio Adobe Reader, Anteprima o Xpdf): in particolare può accadere che i font appaiano sgranati.

    al posto di

    In effetti, l’utilizzo di tale codifica richiede l’uso di font con un formato opportuno per evitare di dar luogo a problemi di resa allo schermo con versioni di Adobe Reader precedenti alla sesta: in particolare può accadere che i font appaiano sgranati.

    4. A pagina 45, “margini troppo stretti” -> “margini troppo ampi”.

    5. A pagina 45,

    Come ampiezza media di un carattere viene assunto il rapporto tra la lunghezza dell’alfabeto latino minuscolo “abcdefghijklmnopqrstuvwxyz” ed il numero di lettere che lo compongono (26).

    al posto di

    Come ampiezza media di un carattere viene assunto il rapporto tra la lunghezza dell’alfabeto inglese minuscolo ed il numero di lettere che lo compongono (26).

    6. A pagina 92, una menzione al comando
    `\linewidth`

    Se si inseriscono figure o tabelle in un elenco o in una citazione, può essere utile servirsi del comando \linewidth, che indica la lunghezza della riga corrente: normalmente essa è uguale a \columnwidth, ma in alcuni ambienti, come per l’appunto quelli per gli elenchi e per le citazioni, è più corta.

    (È preferibile evitare di servirsi del comando \linewidth fuori dagli ambienti per gli elenchi e per le citazioni, in quanto il suo valore è, in generale, imprevedibile al di fuori di quei contesti.)

    Una precisazione su questo punto mi pare opportuna: come già detto altrove, nonostante il comando \linewidth funzioni nella maggior parte dei casi (e il lettore impaziente possa trovarne allettante l’utilizzo), ho preferito non consigliarlo, in quanto vorrei abituare il lettore ad un LaTeX quanto più “ortodosso” possibile.

    Un ringraziamento davvero speciale a Claudio Beccari e a Enrico Gregorio che mi hanno aiutato a sviscerare questo punto.

    7. A pagina 95,

    Per centrare una figura mobile è opportuno utilizzare il comando \centering invece dell’ambiente center, poiché lo spazio verticale supplementare inserito da quest’ultimo -che è adeguato nell’inserimento di figure (e tabelle) in testo- risulta invece indesiderato nell’inserimento di figure mobili (di regola, la didascalia di una figura si scrive sotto la figura).

    al posto di

    Per centrare una figura mobile è opportuno utilizzare il comando \centering invece dell’ambiente center, poiché quest’ultimo inserisce uno spazio verticale supplementare indesiderato (di regola, la didascalia di una figura si scrive sotto la figura).

    8. A pagina 107, ho aggiunto \sigma e \varsigma nella tabella 7.2. Ho anche corretto il relativo capoverso:

    Per scrivere documenti in accordo con il gusto europeo, è utile ridefinire le lettere greche varianti (ad eccezione di \varsigma) come normali.

    al posto di

    Per scrivere documenti in accordo con il gusto europeo, è utile ridefinire le lettere greche varianti come normali.

    Al fine di evitare possibili fraintendimenti, ho anche aggiunto la seguente nota:

    Con i font AMS Euler (usati nel presente documento), \rho e \varrho producono lo stesso risultato; lo stesso accade per \sigma e \varsigma. Dal momento che, in un documento, per ciascuna lettera si sceglie in alternativa la forma principale o la sua variante, non c’è pericolo di confusione.

    9. A pagina 116, una menzione agli ambienti gathered e aligned.

    10. Qualche altro dettaglio qua e là.

    Ringrazio Claudio Beccari per i punti 3, 5, 6 e 9; Enrico Gregorio per il punto 6; Giovanni Saponaro per i punti 7 e 8; Massimiliano Dominici per il punto 2.

    Ciao,
    Lorenzo

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