Re: Curiosità su Classic Thesis

#29625
lorenzo.pantieri
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    In particolare mi chiedo come mai l’autore abbia preferito usare le classi Koma invece di quelle standard. Offrono strumenti migliori per ottenere i risultati indicati da Robert Bringhurst?

    Kohm e Miede sono tedeschi, sarà (solo) per quello! 😉 Per quanto ne so, quello che puoi fare con le classi Ko-Ma puoi farlo anche con le classi standard, e viceversa. Ci sono differenze molto piccole.

    Inoltre: è pensabile immaginare di riprodurre le caratteristiche salienti di Classic Thesis basandosi però sulle classi standard e sui pacchetti piu’ diffusi? Immagino che in tal modo si otterrebbe uno stile piu’ malleabile, piu’ accessibile a quanti vogliano arrischiarsi a modificare alcuni aspetti dello stesso.

    Ti ha già risposto Enrico… IMO il vantaggio principale della riscrittura dello stile consisterà, per un utente finale, in una magggiore pulizia del codice. Comandi “non standard” come \myChapter e \myPart o \phantomsection o \refstepcounter{dummy} non dovrebbero essere usati, a livello di buona programazione.

    Quanto alle possibilità di personalizzazioni (ArsClassica ne è un esempio!), ben vengano, a condizione che siano valide (e non è facilissimo).

    In generale, un’eccessiva flessibilità con LaTeX non va bene: in fin dei conti, la sua filosofia consiste nell’offrire all’utente la possibilità di concentrasi sul contenuto, delegando a classi e pacchetti i dettagli della composizione tipografica.

    Ciao,
    L.

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