Forse può sembrare insolito, ma…
Non solo è insolito, ma anche poco pratico e, temo, complicato da seguire.
Siccome mandare un esempio è complicato (ci vorrebbe molto testo): vi suggerisco allora un’analogia con gli elenchi puntati.
`1. testo testo testo.
testo testo.
testo testo testo testo.
Visto che:
– testo testo testo
– testo testo
– testo testo testo.
Detto ciò, testo testo testo.
testo testo testo.2. testo testo testo.
testo testo.eccetera
`L’analogo, in modo meno schematico, lo farei usando sezioni (l’elenco numerato nell’esempio) e sottosezioni (elenco puntato).
Solo che lavorando con gli elenchi, il ritorno al livello superiore è evidente (cambia anche il rientro…), mentre, lavorando con le sezioni, per distinguere la fine della sottosezione e il ritorno alla sezione “madre”, senza iniziarne una nuova, lo indico con un piccolo spazio bianco.
Non esistono “sottosezione figlia” e “sezione madre” a cui si “ritorna”. Se la tua sezione ha parti di quel tipo, allora va divisa in sezioni di secondo livello.
Pensa a quello che succede se la fine della tua sottosezione capita in coincidenza con un cambio pagina. Che fa il tuo lettore? E pensi davvero che possa fare un “push” della durata di un paio di pagine per poi fare “pop” quando vede uno spazio bianco? Io non ci credo molto.
Non è obbligatorio che le sezioni di secondo livello siano numerate, se è questo che ti preoccupa. Vedrei molto meglio uno schema del tipo:
– titolo della sezione con testo introduttivo
– prima sezione di secondo livello
– seconda sezione di secondo livello
…
Se questo schema non ti si addice, allora quelli che tu consideri “incisi” non lo sono: adatta il tuo discorso a una semplice successione di capoversi.
Per finire, ammetto che questi sono consigli generali: se tu che devi scrivere il tuo documento e solo tu sai che cosa ci vuoi dentro.
Ciao
Enrico