Grazie Lorenzo, sto scaricando dal tuo sito “Lo Zen e l’arte di scrivere con LaTeX” [vabbè, insomma, circamenoquasi il titolo è quello :P] e me lo leggerò..
@Enrico: ok, eviterò quel modo… sia mai dovessero darmi dell’untore ❗ 😛 per il discorso sc+bf l’errore mi nasceva dall’aver letto la versione italiana di “Impara LaTeX (e mettilo da parte)” e in questo testo c’è la distinzione tra forma di un carattere [upright, italic, slanted e smallcapitals] e il suo peso [normale e grassetto] e ho pensato di poter combinare le due cose insieme, visto che si può fare per esempio con italic+grassetto 😉
però ora la smetto che non voglio alimentare l’OT 😉
Invece continuo l’OT, almeno ancora un pochino, per un paio di osservazioni.
La prima è che la guida di Baudoin, oltre a essere datata, è malamente tradotta in italiano e poco affidabile anche nell’edizione originale. In altre parole, buttala.
Il sistema di gestione del tipo di carattere in LaTeX permette di distinguere tra vari “assi”: codifica, famiglia, forma, peso, corpo. Lasciando perdere la codifica, che qui non ha molta rilevanza, ne rimangono quattro.
Ogni famiglia mette a disposizione varie combinazioni degli altri tre “assi”, ma ciò che si può ottenere con una non è detto sia disponibile con un’altra. Né che tutte le combinazioni abbiano senso; per esempio, il maiuscoletto nero (ma anche corsivo) è assente da qualsiasi pubblicazione dall’epoca di Gutenberg fino a qualche anno fa, quando i metodi moderni hanno permesso di ottenere senza troppa fatica anche quelle (orribili) varianti.
Il maiuscoletto è di per sé sufficiente a dare evidenza, per la sua forma particolare. Infatti le classi AMS lo usano per i titoli correnti centrati, e non hanno bisogno né di corpi maggiori né di spaziature esagerate.
Ciao
Enrico