Re: “L’arte di scrivere con LaTeX”

#23141
lorenzo.pantieri
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    Quasi dimenticavo!

    Di seguito riporto le modifiche relative alla nuova versione di maggio 2009.

    1. Una variazione complessiva del look and feel del documento: il nome delle classi e dei pacchetti è ora in sans serif (e non più nel font a spaziatura fissa).

    2. A pagina xvii ho aggiunto l’acronimo GUI.

    GUI Graphical User Interface

    Nei moderni sistemi operativi, l’ “interfaccia d’uso grafica” è una modalità di interazione tra l’utente e il calcolatore, che permette all’utente di interagire con il calcolatore manipolando oggetti grafici (come icone e finestre) attraverso un puntatore comandato con un mouse. Si contrappone alla modalità cli (command line interface, “interfaccia a linea di comando”), nella quale l’utente impartisce con la tastiera una serie di comandi testuali.

    Questo ambiente di lavoro, introdotto per la prima volta nei laboratori Xerox (progetto Alto), venne sviluppato da Apple, che lo applicò al mondo dei personal computer e lo commercializzò nel 1983 con Lisa e nel 1984 con il Macintosh. In seguito al successo del Macintosh tale sistema è stato adottato anche da Microsoft con Windows.

    3. A pagina 15 accenno a SumatraPDF, con cui è possibile la ricerca diretta e inversa su PDF anche su Windows (oltre che su Mac).

    Il PDF non offre in generale la ricerca diretta ed inversa — in realtà, su macchine Mac che usano la distribuzione MacTeX e su PC che impiegano SumatraPDF (http://william.famille-blum.org/software/sumatra/) per visualizzare i PDF, la ricerca è eseguibile in entrambi i sensi anche su file PDF.

    4. Ho completamente riformulato il capitolo sull’installazione di LaTeX (pag. 11-16) e il paragrafo sulla gestione dei pacchetti (pag. 29-32). Ringrazio tutti coloro che sono intervenuti (in primis Francesco Agosti, Marco Di Bello, Roberto Giacomelli, Antonio Ledda, Massimiliano Dominici ed Enrico Gregorio) per l’eccellente contributo.

    6. A pagina 42,

    La codifica utf8x richiede il pacchetto ucs, da caricare prima di inputenc.

    al posto di

    La codifica utf8x richiede il pacchetto ucs.

    Va bene?

    7. A pagina 121 ho aggiunto un capoverso sulla composizione dei vettori:

    I vettori si scrivono di solito in neretto (corsivo, secondo le norme ISO-UNI) oppure in semplice corsivo matematico; talvolta, soprattutto nei testi di fisica, vengono stampati con una freccia sopra. Per scrivere simboli in neretto si può usare il comando \mathbf; per il neretto corsivo c’è il comando \bm, messo a disposizione dal pacchetto bm (bold math); per comporre simboli con una freccia sopra si usa il comando \vec. Può essere conveniente ridefinire il comando \vec, nel preambolo:
    `\renewcommand{\vec}{\bm}`
    In questo modo, basta scrivere \vec{v} per avere v ed è possibile cambiare notazione con un’unica modifica (vedi anche il paragrafo 7.7 a pagina 125).

    8. Nel paragrafo su BibTeX (a pagina 143 e seguenti), ho talvolta reso “journal” con “rivsita” e non con “giornale”.

    9. A pagina 165 ho completamente rivisto il paragrafo su fancyhdr, che conteneva alcune imprecisioni; ringrazio Marco Di Bello per avermele fatte notare e il Prof. Enrico Gregorio per aver fornito come di consueto la soluzione.

    Se si usano le classi standard, con il pacchetto fancyhdr è possibile personalizzare la testatina e il piè di pagina (ossia lo stile di pagina) del documento.

    La difficoltà nel personalizzare le testatine consiste nel dovervi inserire informazioni come i titoli del capitolo e del paragrafo corrente. LaTeX risolve questo problema con un approccio a due tappe. Nella definizione della testatina si usano i comandi \leftmark e \rightmark per indicare rispettivamente il titolo del capitolo e del paragrafo in corso. I valori di questi comandi vengono aggiornati ogni volta che viene elaborato un comando di inizio capitolo o paragrafo. Per garantire la massima flessibilità, i comandi \chapter e \section non modificano direttamente \leftmark e \rightmark, ma richiamano due ulteriori comandi, \chaptermark e \sectionmark, che a loro volta definiscono \leftmark e \rightmark. Così, se si desidera cambiare il titolo del capitolo o del paragrafo nella testatina, si devono semplicemente ridefinire \chaptermark e \sectionmark, rispettivamente.

    La figura 13 nella pagina seguente illustra un esempio d’uso del pacchetto fancyhdr ottenuta con il seguente codice:
    `\documentclass{book}
    \usepackage{fancyhdr}
    \pagestyle{fancy}
    \renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{#1}{}}
    \renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{\thesection\ #1}}
    \fancyhf{}
    \fancyhead[LE,RO]{\bfseries\thepage}
    \fancyhead[RE]{\bfseries\footnotesize\nouppercase{\leftmark}}
    \fancyhead[LO]{\bfseries\footnotesize\nouppercase{\rightmark}}`
    Le istruzioni precedenti impediscono la scrittura in maiuscolo dei titoli dei capitoli e dei paragrafi nelle testatine. Nella testatina delle pagine pari (Even) viene scritto il titolo del capitolo in corso, sulla destra (Right); nella testatina delle pagine dispari (Odd) viene scritto il titolo del paragrafo in corso, a sinistra (Left). Il numero di pagina viene stampato a sinistra nelle pagine pari e a destra nelle pagine dispari.

    Per ottenere altri stili di pagina si rimanda alla documentazione del pacchetto fancyhdr, molto dettagliata.

    Ho anche rifatto la figura 13 a pagina 166, ingrandendo il corpo dei caratteri. Spero che ora il tutto sia più chiaro.

    10. Qualche altra finezza qua e e là.

    A presto,
    L.

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