Per favorire la consultazione al volo, anche se i due argomenti sono trattati a sole due pagine di distanza l’uno dall’altro, metterei nel paragrafo dedicato al comando footnote che le note ai comandi \author, \title, \date si impostano col comando \thanks, come hai descritto dettagliatamente a pagina 60: chissà, nel mondo potrebbe esserci qualcun altro cieco come me che, nella fretta, clicca sul riferimento a footnote direttamente dall’indice analitico e non vede il paragrafo precedente…
Ciao Francesco, ho appena aggiornato l’Arte, accogliendo questo tuo suggerimento. A pagina 63, nel paragrafo sulle note a piè di pagina, ho aggiunto la seguente precisazione:
Se si compone il titolo di un documento con \maketitle, le note ai nomi degli autori, al titolo e alla data si impostano con il comando \thanks; vedi il paragrafo 5.8 a pagina 60.
Se ti interessa espandere l’argomento (specie circa la personalizzazione dei riferimenti con caratteri non numerici), questa discussione del forum mi ha dato (oltre ad alcune tirate d’orecchie, ché non si è mai abbastanza precisi nel porre domande!) molte indicazioni che non conoscevo.
Non credo sia opportuno espandere l’argomento nell’Arte, tanto più che, come osserva Enrico in quella discussione, il comportamento predefinito di LaTeX in quel caso è la regola.
1. Emacs lo inserirei tra gli editor multipiattaforma accanto a Vim e Texmaker, sottolineandone le particolari potenzialità che si hanno con AUCTeX. Tra queste l’utilissima preview di immagini, equazioni, tabelle, ecc… all’interno dell’editor stesso. Ovviamente sarebbe bene avvertire il lettore della sua difficoltà di utilizzo! Poi potresti consigliare la versione migliore per ogni SO. Per Mac tu stesso suggerisci Aquamacs, mentre per Windows consiglierei EmacsW32.
Ciao Francesco, a pagina 17, ho riformulato la voce “Emacs”:
Emacs è un editor di testo libero estremamente potente e versatile, molto popolare fra i programmatori in ambiente Unix. È disponibile sul sito http://www.gnu.org/software/emacs/. L’estensione AUCTeX aggiunge svariate funzioni utili per lavorare con LaTeX. Aquamacs (http://aquamacs.org/) è una versione con interfaccia grafica in stile Mac di Emacs; su Windows c’è EmacsW32 (http:/ourcomments.org/Emacs/EmacsW32.html). Come Vim, è riservato a utenti esperti.
Forse sarebbe bene sottolineare il fatto che usando l’ambiente thebibliography non si ha la possibilità di fare alcun ordinamento dei riferimenti (una delle cose che mi ha lasciato molto perplesso quando l’ho scoperta).
Sono d’accordo. A pagina 142 ho aggiunto anche la seguente precisazione:
[Se si usa thebibliography,] gli elementi della bibliografia vanno ordinati a mano, poiché thebibliography (contrariamente a BibTeX) non provvede a farlo automaticamente.
A pagina 143, nel paragrafo su BibTeX, ho aggiunto:
L’ambiente thebibliography permette di gestire dignitosamente una bibliografia, ma presenta anche alcuni inconvenienti:
• gli elementi della bibliografia non vengono ordinati automaticamente;
• […].
Credo che gli aspetti negativi di thebibliography sia meglio metterli nel paragrafo di thebibliography. Inoltre non sarebbe male mettere una piccolissima introduzione a quel paragrafo dicendo che, “contrariamente a BibTeX che vedremo nel paragrafo successivo, thebibliography permette di creare una bibliografia in maniera molto semplice sebbene abbia notevoli limitazioni” (o una cosa del genere insomma). Poi magari parti con le limitazioni oppure le metti alla fine. Vedi te.
Concordo su quasi tutto. A pagina 141, all’inizio del paragrafo su thebibliography, ho aggiunto la seguente indicazione:
L’ambiente thebibliography permette di gestire la bibliografia in modo assai semplice, anche se (a differenza di BibTeX, che vedremo
nel prossimo paragrafo) non molto flessibile. Di seguito è riportato un esempio di bibliografia realizzata con l’ambiente thebibliography.
Questo avviso si affianca alla frase introduttiva del capitolo sulla bibliografia (presente anche nella versione precedente del lavoro):
Una bibliografia può essere creata manualmente per mezzo dell’ambiente thebibliography, oppure in maniera automatizzata mediante il programma BibTeX, che permette di separare il contenuto dei riferimenti bibliografici (archiviati in apposite basi di dati) dalla loro forma (gestita da stili).
Tutto ciò dovrebbe essere ora sufficiente a mettere in guardia il lettore delle limitazioni dell’ambiente thebibliography.
L’unica differenza rispetto alla tua proposta è che ho mantenuto il capoverso relativo alle limitazioni di thebibliography nel paragrafo su BibTeX: così mi pare più appropriato, dal momento che BibTeX permette di superare proprio quelle limitazioni. Sembra un paradosso, ma se menzionassi le limitazioni di thebibliography nello stesso paragrafo di thebibliography, quel paragrafo rimarrebbe “monco”. In ogni caso, grazie alle nuove indicazioni, sulla base dei tuoi suggerimenti, spero che ora il tutto sia più chiaro.
Grazie mille, ragazzi!
A presto,
L.