Carissimi, il labor limae continua.
1. Ho riformulato l’ultimo capoverso a pagina 3:
Si notino i campi non standard journaltitle, location, sortkey (che sostituiscono rispettivamente i campi journal, address e key di BibTeX), url e label (che non hanno un analogo standard e che permettono rispettivamente di scrivere l’indirizzo Internet dell’opera e di contrassegnarla con un’etichetta; vedi il paragrafo 2.4 a pagina 6), e il record non standard online, che indica una risorsa disponibile su Internet. Si noti anche l’assenza delle parentesi graffe attorno ai comandi di LaTeX: se si usano gli stili predefiniti di biblatex, esse non sono più necessarie (vedi il paragrafo 2.5 a pagina 7).
2. A pagina 11 (in fondo), ho aggiunto questa precisazione:
Si noti che, a differenza degli stili standard di BibTeX, che ipotizzano che la bibliografia sia scritta in inglese — per esempio scrivendo nell’elenco dei riferimenti qualcosa come “Mori, L. F. and Himmelmann, M.”, oppure producendo citazioni come “(Mori and Himmelmann, 2007)” — gli stili e gli schemi predefiniti di biblatex si adattano automaticamente alla lingua specificata da babel.
3. A pagina 18 (in cima) ho aggiunto:
(Se si sta scrivendo un libro o una relazione con una bibliografia suddivisa, nel codice precedente bisogna sostituire i comandi \subsection* con \section* e l’istruzione \section*{\refname} con \chapter*{\bibname}.)
4. Qualche altra piccola finezza qua e là.
Ciao,
L.