Re: Compilare via terminale

#36561
lorenzo.pantieri
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    Se la guida vuole essere rivolta a gente non troppo avvezza all’uso della linea di comando, almeno le operazioni di apertura file e/o stampa questi lettori le vorranno eseguire per via grafica, non penso sia così importante spiegare loro come si fa a stampare scrivendo un complicato comando nel terminale.

    Le cose stanno così. Mi è stato fatto notare che nell’Arte manca un paragrafo del tipo “Ciao, mondo!”, che spieghi come realizzare il primo documento con LaTeX. Mi è stato consigliato di mostrare all’utente come si realizza un documento senza usare un editor specifico per LaTeX, ma solo gli strumenti minimi indispensabili (il Blocco Note e pdflatex via terminale): in questo modo, mi si dice, si insegna il lettore a distinguere tra editor, programma e pdfviewer.

    In questo modo si ha da subito la percezione che pdflatex è il programma che crea il pdf, che egli è il mittente dei messaggi di errore eccetera. La compilazione non è più quindi quel tempo che bisogna attendere per vedere il pdf, ma il processo durante il quale il programma comprende la nostra volontà e la trasforma per noi in un file grafico. Credo che dal punto di vista didattico questo sia importante.

    Successivamente, quando un minimo di confidenza col sistema wysiwym è stata raggiunta suggerisco di utilizzare uno dei tanti editor evoluti che facilitano (?) la composizione con le scorciatoie punta-e-clicca.

    Ecco, forse nella guida manca un capitoletto stile “Hello World” con le quattro righe di sorgente e i due comandi da terminale (versione dos e versione bash) per ottenere il primo pdf. In seguito e nel resto della guida sarà chiaro che tale processo viene sostituito dalla pressione del tasto opportuno in qualche editor…

    Questa osservazione mi ha colpito, e devo dire di condivire molte delle cose che dice il mio lettore.

    1. Concordo sull’importanza didattica di un paragrafetto (un capitolo mi sembra troppo) del tipo “Ciao, mondo!”.

    2. Concordo sull’importanza di ribadire la distinzione editor/programma/viewer. Nell’Arte qualcosa c’è, ma ribadire le cose con un esempio concreto può essere utile, per evitare equivoci.

    3. Concordo sul fatto che usare il Blocco Note e il terminale almeno una volta potrebbe contribuire a eliminare l’equivoco “LaTeX = editor”.

    Ciò posto, bisogna andarci con i piedi di piombo. Il paragrafo “Ciao, mondo” lo metterò all’inizio del capitolo 4 (“Le basi”). Il lettore ha appena letto il capitolo “Storia e filosofia”, che gli ha permesso di farsi un’idea generale del gioco, e ha appena imparato a installare LaTeX. A questo punto, fargli realizzare il suo primo documento usando il terminale mi sembra eccessivo, non vorrei che il mio lettore (forse già un po’ intimidito da LaTeX, che più difficile di Word lo è, almeno all’inizio) scappasse a gambe levate. Il terminale è un oggetto ostico da maneggiare (se non altro da un punto di vista psicologico), soprattutto per un lettore non esperto. L’utente medio si trova più a suo agio con una GUI (anche qui, nessuna guerra di religione, spero).

    Ho pensato a un approccio più soft. Faccio vedere all’utente come si realizza un semplice documento, ma gli faccio presente che premere il pulsante dell’editor equivale a lanciare “pdflatex nomefile.tex” e poi “xpdf (o quello che è) nomefile.pdf” dal terminale. In nota, aggiungo una rapida spiegazione di come raggiungere il Terminale (su Windows, Linux e Mac).

    Questa discussione, interessante di per sé, nell’Arte la concentrerò in tre righe. Non è la prima volta… 😉

    L.

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