Ciao,
scusa, ma non avevi scritto che volevi un aiuto per sostituire il V. di Vedi e il p. di pagine e che non si era ancora capito come fare? Ho preso la mail troppo sul serio?
nel mio articolo non ho intenzione di scrivere come fare a modificare gli stili predefiniti o come crearne di nuovi. Il mio pubblico sono gli utenti finali, non i programmatori.
non vorrei sembrare criico o altro ma solo esporre un punto di vista, poi è logico che uno si dà gli obiettivi che ritiene utili e fattibili. Quindi a parte il sacrosanto diritto a fare le proprie scelte, a livello generale non sono molto d’accordo con quello che dici perché sia la mia esperienza personale che quella di lettore di mail spedite da varie persone sia questa lista italiana sia liste internazionali dice che è proprio questo il problema contro cui molti si scontrano: la scarsa documentazione sulla personalizzazione di LaTeX, in particolare pensata per utenti non programmatori, non avanzati.
Bisogna infatti notare che tantissimi (la maggior parte) sono abituati ai WordProcessor, che dal punto di vista della resa sostantialmente ti lasciano fare quello che ti pare, o perlomeno non è difficile cambiare un titolo lì, il grassetto delIl’Indice, la didascalia, ecc. ecc. Cioè le persone sono abituate ad avere un’impressione (perché forse è soprattutto questo) di controllo sull’aspetto finale. Invece con LaTeX, che si basa su macro preimpostate, questa sensazione di controllo sulll’aspetto, se non si è utenti particolarmente avanzati, non ci può essere e bisogna accontentarsi delle impostazioni predefinite. Di qui la richiesta, che in sostanza si desume da tante mai di richiesta aiuto, di poter imparare a personalizzare i risultati che si ottengono con le impostazioni di default. Anche perché diciamocelo: se siamo d’accordo che sotto tanti profili le impostazioni di default proprie delle classi tradizionali di LaTeX sono molto meglio di quelle di Word, in particolare per l’impaginazione, la facilità di fare indici ecc. a me sembra che non sempre tutti i dettagli siano realmente soddisfacenti (vedi per es. il caso degli Indici delle materie nel loro aspetto di default non particolarmente belli esteticamente, con tutti quei puntini). Queste soluzioni a volte rispecchiano gusti grafici superati, che difficilmente una casa editrice oggi adotterebbe. Si può capire quindi la sensazione di insoddisfazione dell’utente e la volontà di pesonalizzare l’aspetto del suo documento.
Quando gli utenti non avanzati riescono ad andare al di là dell’uso più meccanico di LaTeX e a personalizzare la soluzione provano in genere molta soddisfazione: non solo perché hanno fatto qualcosa di personale e imparato una cosa nuova, ma perché si rendono conto meglio della potenza dello strumento nel fare quello che loro vogliono, non nell’offrire soluzioni preimpostate uguali per tutti.
Vale anche per biblatex: perché gli utenti dovrebbero farsi piacere per vorza le traduzioni italiane scelte da Lehman? perché non dovrebbero voler imparare come si fa a cambiarle? Qui si tratta di contenuti, non di grafica, ed è del tutto ovvio aspettarsi che tali contenuti non piacciano a tutti. Infine la lettura delle liste discussione, particolarmente quelle estere, insegna che a causa degli stili di citazione imposti dai periodici, gli utenti, soprattutto nel senso di docenti e ricercatori che pubblicano, hanno la necessità di adattare gli stili di LaTeX a queste convenzioni e non sempre esistono soluzioni predefinite adeguate, in particolare nell’ambito umanistico a causa della dismissione del supporto a jurabib usato per gestire le citazioni nelle note a fondo pagina. Questo problema si sta manifestando in particolare con biblatex perché sono stati creati finora pochi stili. L’esigenza di imparare a personalizzarlo si fa sentire.
pierfranco