Re: “L’arte di scrivere con LaTeX”

#23270
lorenzo.pantieri
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    Nella sezione 4.1.1, “La scrittura del sorgente”, mostri un sorgente dove carichi inputenc e dici che ne parlerai in futuro.
    Nella sezione 4.3, “La struttura del file sorgente” lo mostri di nuovo ma stavolta senza commentare.
    Nella sezione 4.5.8, “I pacchetti di uso più comune”, dai una breve spiegazione.

    Solo nella sezione 5.1.2, “Il pacchetto inputenc”, ne parli estensivamente ma dai per scontanto che bisogna per forza specificare la codifica di input in un documento.
    Infine nella sezione B.1.1, “L’inserimento dei caratteri accentati”, fai passare per orrore il non usare inputenc.
    Senza contare che dando per scontato che questo pacchetto vada sempre caricato non parli esplicitamente, cioè nella tabella 5.7, di come inserire l’accento grave.

    Anche se io ne avrei parlato proprio all’inizio della guida, comprendo che per un principiante è difficoltoso capire cos’è una codifica di input.

    Le tue sono osservazioni valide, Francesco: vedrò di migliorare le cose nella prossima versione. Il fatto è che la guida è rivolta essenzialmente a utenti che scriveranno un documento in italiano, e in questo caso inputenc è (anche se non obbligatorio) decisamente consigliabile. Scrivere una cosa come
    `Non se ne pu\‘o pi\‘u: in
    realt\‘a, cos\‘{\i} facendo
    il numero di caratteri da
    battere \‘e triplo! Perch\’e
    non usare direttamente
    i caratteri accentati?`
    è, se non orribile, almeno stupido.

    Certo, il discorso cambia quando si scrive in inglese. Lì inputenc è superfluo (un discorso analogo si può fare per babel). Questo sarà il caso di dirlo meglio.

    Perché dici che non spiego come inserire l’accento grave? Sull’Arte la spiegazione c’è (un esempio con la lettera “o” si trova nella tabella 7 a pagina 61; cerca “accento” e la trovi subito).

    Tutto queste chiacchere per chiederti una cosa: perché non specificare da qualche parte (5.1.2) che la codifica accettata da LaTeX è ASCII e che se si scrive in inglese, oppure si vuole un codice più portabile, sarebbe meglio evitare di uscire dai 128 caratteri dell’ASCII? Stesso discorso per un database BibTeX.

    Che cosa significa in pratica “evitare di uscire dal 128 caratteri dell’ASCII”? Non lo so. 😳

    Nell’attesa di una risposta (che sono sicuro non mancherà), mi pare che scegliendo la codifica latin1 si ottengano documenti portabili (anche da un OS all’altro).

    Poi perché, non dico consigliare, ma almeno informare il lettore che il futuro non sarà certo latin1 ma l’utf8?

    Oddio, nell’Arte si consiglia latin1 oppure, in alternativa, utf8. Ricordo un recente intervento di Enrico che spiegava le ragioni TeXniche per cui, per ora, latin1 è un po’ meglio di utf8. Su quello che avverrà non mi pronuncio. Come diceva Bohr, “è molto difficile fare previsioni, specialmente sul futuro”. 😉

    Del pacchetto inputenx che ne pensi invece?

    Ecco un’altra cosa che non conosco. 😳 Anche qui, aspetto lumi da parte vostra.

    A presto,
    L.

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