Re: biblatex: stili philosophy-classic e philosophy-modern

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Ciao Lorenzo,innanzitutto grazie per la tua collaborazione. È preziosisima.

In base a quanto mi avevi richiesto ho provveduto ai seguenti aggiornamenti:
1) Nell’ultima versione che ho messo a disposizione ho aggiunto un’opzione che permette di avere tutti i nomi dei curatori nella bibliografia, come volevi tu. Basta scrivere multiautfull=true nelle opzioni di biblatex. Per ora il valore di default è false, ma solo perché mi sembra la scelta più diffusa.
2) Ora è possibile usare il campo reprinttitle per gestire le opere con ristampa. L’esempio che trovi nella doc è quello solito di Galilei (c’è una svista, tanto per cambiare: mi è scappato 1932 al posto di 1632, ma questo è ininfluente. Comunque correggerò la doc. I file tes e la bibliografia invece sono corretti.)

Veniamo al dunque.

1. Come ti dicevo, scriverei i nomi completi degli autori (“Eco, Umberto” al posto di “Eco, U.”). Assolutamente.

Come ti avevo anticipato ho accolto la tua richiesta, mi sembra già dall’ultima versione. In quella che ho aggiornato oggi è sicuramente così.

2. Allinei la data a destra; Eco la allinea a sinistra (subito sotto il nome dell’autore). Però il tuo risultato non è male. Aumenterei solo un pochino lo spazio, separando meglio la colonna delle date da quella dei titoli. Magari potresti prevedere un’opzione per allineare la data a sinistra.

Allineo la data a destra perché mi sono ispirato allo stile di Bollati Boringhieri, che mi piace molto di più (anche per la posizione in cui viene messo “(a cura di)”). Avevo previsto questa possibilità, infatti ho fornito la lunghezza \yeartitle la quale, come è scritto sulla documentazione, ha proprio questa funzione. Per allineare a sinistra basta usare il comando:
`\setlength{\yeartitle}{\fill}`
per aumentare lo spazio basta scrivere:
`\setlength{\yeartitle}{1em}`
o il valore che si preferisce.

3. Aumenterei lo spazio verticale tra gli autori nella bibliografia finale (“Eco” è troppo attaccato a “Bringhurst” e a “Gregorio”, eccetera) e anche, leggerissimamente, lo spazio verticale tra le varie opere di uno stesso autore.

Per la prima questione c’è la lunghezza \preautsep. C’è un esempio sulla documentazione su come ridefinirla. È una lunghezza elastica.
Per la seconda questione c’è la lunghezza \bibitemsep. Anche questa lunghezza la ridefinirei in modo elastico. Proverò comunque ad aumentare un po’ questi spazi, restando pacifico che è poi possibile per l’utente personalizzarli a piacere.

4. Gli URL sono sempre giustificati, e questo produce risultati a volte molto brutti (guarda com’è sgranato l’indirizzo Internet dell’Arte). Forse si potrebbe pensare di scrivere ogni URL in una riga nuova. Di sicuro, rinuncerei alla loro giustificazione (è così che si fa, di solito).

Sono d’accordo con te, il risultato no va bene. Ti ringrazio per avermelo fatto notare. Non sono così abituato a citare siti internet. La soluzione dovrebbe essere semplice.
Anche questo consiglio è pienamente recepito e gli stili verranno aggiornati di conseguenza. Questa è una captatio benevolentiae, ma per essere citato nell’Arte… 🙂 .

5. “Gruppo Utilizzatori Italiani di TeX” è in corsivo, mal composto e mal spaziato. C’è un problema, qui.

Il problema è che si tratta di una voce senza autore né editore, quindi è, diciamo, “normale” che il risultato sia questo. È sufficiente aggiungere una label per identificare l’opera. Così:
`@online{guit,
label={\GuIT},
sortkey = {guit},
title = {Gruppo Utilizzatori di \TeX{} e \LaTeX},
year = {2009},
url = {http://www.guit.sssup.it/}
}`
Naturalmente per poter usare il comando \GuIT bisogna caricare il pacchetto guit.
Se non si vuole usare una label la vedo dura. Vista la struttura dello stile mi sembra che non si possa fare altrimenti. Anche riuscendo a evitare quel brutto spazio vuoto la soluzione sarebbe incongruente. Infatti, 1) se il titolo: “Gruppo Utilizzatori di TeX e LaTeX” fosse allineato con i titoli dell’autore precedente si potrebbe pensare che il sito citato “appartenga” a questo autore; 2) se fosse allineato a sinistra sarebbe nella posizione analoga a quella occupata dagli autori/curatori/label, ma non è nè autore nè editore. Potrebbe essere un’etichetta di se stesso, ma qui si entra nelle profondità dell’ontologia 🙂 . Mi sa che bisogna rassegnarsi ad usare una label. Secondo me la resa è ottima e si uniforma bene col resto delle voci.

6. Toglierei quell’”URL”, brutto e inutile (che si tratti di un indirizzo Internet si capisce benissimo dal font e dall’inizio “http://…”). Anche “in:” seguito dalla rivista non mi piace molto.

D’accordo, anche questa richiesta è stata recepita. Il problema è legato al punto 4.
Già dalla versione passata non ci dovrebbe più essere “in:” prima della rivista. Comunque l’ultima versione non ce l’ha.
Sono d’accordo con te che non ci va. O meglio, i più non lo usano 😉 .

7. Sicuro di “ArsTeXnica 6”? Non sarebbe meglio “ArsTeXnica (6)”?

Devo dire che sullo stile del numero, volume, anno delle riviste non mi sono ancora soffermato. Il fatto è che c’è già l’anno tra parentesi 🙄 . Per il momento rimando la questione, anche perché una volta chiaritomi le idee la soluzione è semplicissima. Ci aggiorniamo.

8. La questione delle opere citate in traduzione (o comunque in un’edizione diversa da quella originale). Ho scritto il lavoro di Bringhurst come consiglia Eco, cioè mettendo in evidenza l’anno dell’edizione originale, con la traduzione fra parentesi. Con il tuo stile, il risultato estetico è bruttino: metterei il contenuto del campo “note” alla fine, e lo farei sempre.

Invece del campo note usa il campo addendum, serve proprio a questo.

No, lo schema autore-anno non si può usare sempre. Oltre al problema delle opere classiche per cui non si conosce l’anno di pubblicazione, pensa a un articolo su LaTeX che abbia in bibliografia solo 4 articoli di Mori, tutti dello stesso anno: i riferimenti sarebbero tutti del tipo “MORI, 2007a”, “MORI 2007b”, “MORI 2007c,d”, e questo non avrebbe molto senso. Meglio usare uno schema numerico, in un caso come questo.
Insomma, io direi al lettore che gli schemi di citazione sono moltissimi, che esistono circostanze in cui è meglio usare l’uno o l’altro, e spiegherei bene i vantaggi dello schema autore-anno, che sono tanti (lo schema autore-anno è anche il mio preferito… anche se quando l’ho definito “il migliore del mondo” stavo più che altro provocando!).

Mi hai (quasi) convinto 🙂 . Ripeto: se si ha l’accortezza di citare sempre e comunque almeno il titolo e l’anno dell’opera originale non ci sono restrizioni. Per le opere classiche per cui non si conosce l’anno di pubblicazione è sufficiente usare un’abbreviazione o un’etichetta. In riferimento all’ultimo esempio che hai fatto, invece, sono d’accordo: se non piace un risultato del genere è meglio lo schema numerico. Sicuramente quando aggiornerò la documentazione inserirò le indicazioni che mi hai consigliato. Però non mi dilungherò più di tanto sulla questione: rimanderò il lettore al tuo articolo su biblatex. Niente in contrario, verò 😉

Grazie per il lavoro che stai facendo, e scusa se le mie osservazioni sono troppe, e troppo esigenti

Come ha scritto Enrico nella Prefazione della tua Arte: «ciò che a prima impressione può apparire pignoleria è invece profonda curiosità di andare alla ricerca del modo migliore per risolvere i problemi».

Questa discussione mi è stata ed è molto utile. Come avrai visto ho recepito molti dei tuoi suggerimenti. Alla prossima.

Ciao
Ivan

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