mah… dimensione huge, 400% di ingrandimento…
le lettere mi sembrano identiche.
forse in itshape gli spazi sono di un attimo più brevi?
Quasi. Le lettere sono effettivamente le stesse, ma puoi osservare che fra “ciao” e “a” lo spazio è leggermente maggiore nella riga superiore.
Quando si passa dal corsivo al diritto, la tipografia di qualità aggiunge un piccolo spazio che dipende dall’ultima lettera in corsivo: sarà maggiore per esempio se l’ultima lettera è una effe. Perché? Altrimenti la spaziatura tra le parole apparirebbe non uniforme a causa dell’inclinazione del corsivo.
Con \textit la correzione è eseguita automaticamente, con \itshape no. Perciò il comando con argomento \textit va preferito per una o poche parole da scrivere in corsivo, mentre \itshape va riservato alla definizione di ambienti o a casi in cui un intero capoverso vada scritto in corsivo. Lo stesso vale per \textbf e \bfseries: anche il passaggio dal nero al medio richiede la correzione perché la parola in nero “si mangia un po’ dello spazio”; in questo caso è solo un’illusione ottica, ma ciò non conta perché il documento si deve leggere con gli occhi!
Ricorda però che \textit va usato solo in rarissimi casi, il comando da usare è \emph.
Ciao
Enrico