Ciao,
mi è venuto un dubbio: quando si utilizzano termini inglesi in un documento italiano, questi andrebbero resi in un certo modo. Stando a quello che si legge su ArsTeXnica, dovrebbe trattarsi di un corsivo, ma solo in certi casi (il termine non fa parte del linguaggio comune, ecc.). Dal punto di vista della codifica, però, come renderlo?Vi faccio un esempio banale: immaginate che la frase seguente abbia senso; immaginate inoltre che il termine «skyscraper» non sia comune nella lingua italiana e che non sia possibile sostituirlo con un altro termine proprio del nostro idioma:
`Stanno pensando di costruire un nuovo skyscraper.
`
Come renderlo, potendo scegliere tra una delle due seguenti soluzioni (aggiungetene pure delle altre, se vi vengono in mente)?
`Stanno pensando di costruire un nuovo \emph{skyscraper}.
``\newcommand{\straniero}{\textit}
Stanno pensando di costruire un nuovo \straniero{skyscraper}.
`Sappiamo infatti che \emph è diverso da \textit per una serie di ragioni, semantiche e non solo (ad esempio, quando si enfatizza una frase che contiene già una parola enfatizzata).
Che cosa mi consigliate?
Se hai parecchi termini del genere, meglio la soluzione 2 che è anche più flessibile. Per esempio invece che la definizione più semplice, potresti farlo diventare
`\newcommand{\straniero}[1]{\foreignlanguage{nohyphenation}{#1}}`
per evitare cesure nel termine. O magari aggiungere una variante *
`\makeatletter
\newcommand{\straniero}{\@ifstar{\@stranieros}{\@straniero}}
\def\@stranieros#1{\foreignlanguage{nohyphenation}{\textit{#1}}}
\def\@straniero{\textit}
\makeatother`
che disabilita le cesure se chiamato come \straniero*{skyscraper}.
Le variazioni sul tema sono infinite. Certo, se i termini di quel tipo sono meno di dieci, non vale la pena fare tanta fatica. Ma userei comunque \textit e non \emph.
Ciao
Enrico