Re: BiBLaTeX per l’italiano: traduzione dei campi

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Se il manuale riuscisse ad imporsi, vi si dovrebbero adattare tutti.

Ciao Ivan, come sai, apprezzo moltissimo il tuo lavoro con biblatex. Tuttavia, sono abbastanza scettico sul tono “definitivo” di questa tua affermazione: scrivere la bibliografia è questione di stile, quale stile adottare è, in definitiva, questione di gusto. E i gusti, inevitabilmente, variano da persona a persona. Insomma, non stiamo parlando di stabilire la forma corretta della legge di gravitazione universale o dell’infinità dei numeri primi! 😉

in ogni caso, un manuale come quello che proponi potrebbe essere utilissimo riferimento! 🙂

Buon lavoro,
L.

Evidentemente partiamo da premesse diverse. Io ritengo che scrivere la bibliografia e decidere le modalità di citazione (le due cose devono essere congiunte) sia anche questione di stile; prima di tutto è una questione di convenzioni: si mette prima il nome, poi il titolo, poi il volume, poi la casa editrice, ecc. ecc. Il problema è che ci sono troppe convenzioni: in ogni micro disciplina nascono usanze, abitudi, che passano poi per essere lo stile, creato con gusto (:?:), di quell’ambito. Lo stile riguarda l’estetica della bibligrafia: i nomi in maiuscoletto o in grassetto, i titoli deli articoli in corsivo o tra caporali, ecc.. Gli aspetti stilistici in questo senso sono facilmente gestibili con biblatex, anche perché possono essere quasi sempre previsti. I problemi sono di tipi strutturale: come citare un articolo, un contributo su collettanea, un classico (per esempio Cantor); come gestire i riferimenti incrociati; dove mettere le informazioni sulle traduzioni citate, ecc.

Le pubblicazioni sono regolamentate da regole precise e anche da leggi. Per esempio, la scheda catalografica che appare in qualche volume non può essere fatta secondo i gusti dell’autore. Deve essere fatta secondo delle regole strutturali. L’autore può decidere se metterla alla fine del libro, se stamparla in rosso o in font Comic. Insomma, credo che l’autore non debba richiedere di sfogare la propria creatività nella bibliografia ma nel testo. La bibliografia dovrebbe essere uno strumento, per il lettore e prima di tutto per l’autore. Esistono anche delle norme ISO in materia, ma sono poco sistematiche. Ci sarebbe molto da fare anche restando al di qua delle questioni di gusto. Una volta delineate le norme gli autori e gli editori sarebbero liberi di stampare una bibliografia come meglio credono. Ma se lo standard fosse di qualità elevata converrebbe a tutti adeguarvisi. Questo contribuirebbe, certo minimamente, a migliorare la produzione scientifica in senso lato e a facilitarne l’integrazione.

Forse stiamo andando un po’ OT…

Ciao
Ivan

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