Re: maiuscoletto corsivo senza times?

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Un problema (una caratteristica) di ArsClassica è che lo stile dà il meglio con titoli di capitoli e paragrafi lunghi una sola riga. Però a volte si desidera un titolo più lkungo. Come aggirare il problema?
1. Riformulare il titolo: spesso si può fare.

Certo, ma solo se in questo modo non si limita il contenuto. È vero che in alcuni casi, in tipografia, è bene adattarsi alle circostanze. Ma quello che bisogna fare è prevedere il maggior numero di circostanze possibili.

2. Accettare che un titolo sia spezzato in più righe: l’effetto è brutto, ma se i titoli non sono molti forse si può accettare.

Non è poi così brutto se si utilizza il codice suggerito da Enrico qui. Il titolo deve essere al massimo di tre righe, altrimenti si sovrappone al mini indice; ma questo è un ottimo compromesso.

3. Cambiare stile. 🙁

Su questo non sono d’accordo. Ovvero, dovrebbe essere solo l’ultima spiaggia. Come detto sopra, se si cerca di prevedere il più possibile le situazioni “patologiche” si potrebbe evitare di dover cambiar stile per colpa di un titolo di due righe.

Per quanto riguarda il titolo delle opere fra virgolette (alte o basse) per evitare il maiucoletto corsivo, si può fare, al prezzo però di commettere un peccato (credo) veniale: la regola dice che il titolo di un’opera va incorsivo, non fra viroglette.

In questi giorni ho letto diverse pagine sul web in cui si dice chiaramente che il maiuscoletto corsivo, per i tipografi puristi, è un’eresia, perché il maiuscoletto è già una enfatizzazione. Tuttavia i casi che ho descritto sono frequenti negli scritti letterari, storici, filosofici, e rientrano nelle circostanze da prevedere. La scelta di mettere il titolo tra virgolette caporali quando compare nel titolo di una sezione in maiuscoletto è adottata dalla UTET, e questo mi tranquillizza parecchio.

Ovviamente ci sono anche le soluzioni di Enrico, che ha indicato sopra diversi font con il vero maiuscoletto assieme al codice necessario per creare il maiuscoletto inclinato. Molte case editrici altrettanto serie quanto UTET usano il maiuscoletto corsivo per questi casi patologici.

La tipografia è un’arte e le regole dell’arte cambiano. Magari in futuro non si considererà più un’eresia il maiuscoletto corsivo 😉

Ciao
Ivan

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