La regola che dicevo io è quella di base, diciamo che è “raffinato” seguirla, ma spesso non viene considerato “sbagliato” fare altrimenti.
Continui a parlare di “regole”, di (“giusto” e) “sbagliato”. Come ho già detto, in ambiti come questo è più che altro questione di gusti: parlerei piuttosto di “indicazioni” (che variano da autore ad autore, fra l’altro), non di regole ferree.
I peones….ma chi è deve scrivere dei peones???
Oddio, nel giornalismo politico quella parola è usata eccome! Ed è al plurale.
Dimenticavo, anch’io non ricordo di aver mai scritto computer in corsivo, però la regola dice di farlo. Anche qui è questione di raffinatezza: se fai una relazione geologica è chiaro che non lo metti in corsivo, se scrivi un saggio filosofico su “Aristotele e l’uso del computer” allora lo metterei senz’altro in corsivo.
Allora, ricordo di aver letto da qualche parte (l’Accademia della Crusca, mi pare) che vanno in corsivo le parole straniere non di uso comune per il lettore cui ci si rivolge. Per me, oggi, tutti (compresi gli studiosi di Aristotele) sanno che cos’è un “computer”, quindi io lo metterei sempre in tondo.
Ciao,
L.