Discussione interessante.
Dimostro ora la mia ignoranza. Perché si usa la doppia numerazione o almeno perché
fino a 20 anni fa era utile la doppia numerazione?Come Dork pensavo fosse solo questione di contenuti: contenuti veri e propri
numerazione araba, contenuti “di contorno” come ringraziamenti, prefazioni, indici, ecc . . .
numerazione romana. Quindi non mi aspettavo una differenza tra “vecchia” tipografia e “nuova” tipografia.Amo le semplificazioni e mi sarebbe piaciuto usare
un’unica numerazione, per esempio, nella mia tesi. A quanto pare quindi è una
cosa che potrebbe avere un senso.
Bisogna tornare a venti e più anni fa, quando la composizione dei libri non poteva avvenire come ora con sistemi elettronici.
L’editore riceveva il dattiloscritto dall’autore, passandolo alla fase di edizione che tipicamente comportava (e dovrebbe comportare ancora, ma pochi editori ormai lo fanno :() una revisione del testo da parte di persone specializzate che potevano suggerire all’autore le necessarie modifiche per adeguare il testo allo stile editoriale e per correggere lo stile grammaticale :). Quando il testo arrivava alla stesura definitiva, poteva essere mandato in composizione; ma era solo a composizione terminata, dopo la correzione delle bozze, che si poteva procedere alla composizione degli indici. Questo rendeva impossibile, in generale, sapere quante pagine sarebbero state necessarie per l’indice (era uno dei motivi per i quali certi editori mettevano l’indice alla fine). Se poi il testo richiedeva una prefazione, il problema diventava insolubile: quante pagine ha la prefazione? Chi lo sa? E le edizioni successive, magari con aggiunta di prefazione all’edizione?
Si deve tenere conto anche della tecnologia: le pagine erano incise su lastre di metallo che potevano essere corrette ma solo in particolari limitati. Chiaro che c’era opera e opera: per quelle che si consideravano durature, le lastre erano conservate per edizioni successive. L’unica soluzione era di usare una numerazione diversa per la parte preliminare.
Al giorno d’oggi non c’è più bisogno di questo: gli indici e i riferimenti incrociati possono essere generati al momento di andare in stampa senza bisogno di doppie numerazioni. Con LaTeX è banale: basta qualche compilazione supplementare; l’indice analitico (o i vari indici di questo tipo) vanno in fondo e non danno problemi.
La numerazione unica rende possibile evitare contorsioni: c’è un’unica “pagina tre”.
Ciao
Enrico