Ciao Claudio.
In una tesi di fisica posso anche ammettere la notazione “scientifica, con gli esponenti scritti come nei linguaggi di programmazione, ma lo trovo bruttissimo.
Mai userei 3E5 in una tesi! :). Volevo dire che se uno nel sorgente scrive, per esempio,
\num{3e5} ottiene nel pdf lo stesso risultato che si avrebbe con $3 \times 10^5$.
Oppure vuoi dire che anche nel sorgente non ti piace avere la scrittura “informatica”?
Invece di scrivere \SI{12.5~E-10} io preferire scrivere $12,5\cdot10^{-10}$, molto più corretto e meno “slangish” della scrittura da linguaggio di programmazione. In una tesi di ingegneria o di chimica o di… invece farei ampio uso dei prefissi decimali che consentono di gestire senza sforzi grandezze con range che vanno da 10^{24} a 10^{-24}.
Sono d’accordo. Meno è complicato il sorgente, meglio è. Ho usato siunitx solo per la mia
tesi. Negli articoli o altri lavori l’ho sempre evitato, sia per una più facile lettura del
sorgente sia perché il sistema di invio degli articoli della Elsevier non ha siunitx e mi dà
errore :).
A tal proposito mi definisco sempre il comando \x come sinonimo di \times.
SIunits è molto utile, formatta le unità di misura molto bene e usa i simboli giusti e le spaziature giuste;
Tuttavia se uno sa che cosa sta scrivendo SIunits non serve molto; anche se certamente non è una palla al piede. Io trovo che formatti sempre le unità di misura in modo matematico attraverso un \ensuremath implicito. Questo in modo testo non va bene; in un titolo di sezione dove si scrive in neretto, se fosse necessario inserire il valore numerico di una grandezza, questa, con SIunits verrebbe co la misura in neretto e le unità in serie media… certamente non bello, ma ogni programma fa quello che può. Meglio saperlo per sapersi comportare correttamente.
Chiaro.
Invece, Francesco, non ci viole lo spazio fine fra il prefisso k e l’unità g. I prefissi decimali fanno parte integrante dell’unità di misura, tanto che se devi scrivere $\unit{ms}^{-1}$, l’esponente -1 serve per il complesso dell’unità col suo prefisso e non servono parentesi di nessun genere. Lo spazio fine ci vuole solo quando c’è il prodotto di più unita e c’è il pericolo che un prefisso, come “m” possa essere scambiato per metro invece che inteso per milli.
Sì sì, lo so, era solo una battuta venuta male. Avevo scritto Kg per la fretta, Enrico me l’ha fatto notare
e io ho aggiunto che, se anche fossero stati kelvin grammo avrei comunque dimenticato
lo spazio sottile tra K e g.
Ciao ciao.
Fra