Buongiorno a tutti,
sono giunta alla fase finale della tesi (domani mattina devo portarla a stampare!) e con tempismo formidabile devo aver combinato qualcosa per cui la compilazione di latex mi dà un problema di impaginazione (che prima non mi aveva mai dato) in solo 4 pagine: le righe risultano sfasate e leggermente sovrapposte. Ammetto di aver trafficato un po’ questi giorni per le rifiniture, ma non capisco quale comando può aver innescato il problema.
Ho provato ad aprire un nuovo documento con lo stesso preambolo e il capitolo che dà problemi: tutto è tornato alla normalità per le prime compilazioni, poi ha ricominciato a sfasare le righe.Dunque ecco il mio preambolo e le pagine incriminate:
`
\documentclass[a4paper,11pt,italian,twoside,openright,titlepage]{book}
\usepackage[latin1]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{ledmac}
\usepackage{indentfirst}
\frenchspacing
\usepackage{titlesec}
\usepackage{emptypage} %per eliminare le testatine dalle pagine bianche
\usepackage[write,normal,norules,swapnames]{frontespizio}\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{#1}{}}
\renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{\thesection\ #1}}%intestazione pagina
\usepackage{fancyhdr} %per le testatine
\pagestyle{fancy}
\renewcommand{\chaptermark}[1]{\markboth{#1}{}}
\renewcommand{\sectionmark}[1]{\markright{\thesection\ #1}}
\fancyhf{}
\fancyhead[LE,RO]{\scshape\thepage}
\fancyhead[LO]{\scshape\footnotesize\nouppercase{\rightmark}}
\fancyhead[RE]{\scshape\footnotesize\nouppercase{\leftmark}}
\setlength{\headheight}{15pt} %per risolvere warning di fancyhdr
\def\thepage{\oldstylenums{\arabic{page}}} %per numeri in oldstyle\renewcommand*{\notenumfont}{\bfseries}%numeri note in grassetto
\newenvironment{citazione}
{\begin{quotation}\small}%o footnotesize per averle più piccole
{\end{quotation}}\newcommand{\omissis}{[\ldots\negthinspace]}%per le omissioni nelle citazioni
\footparagraph{A} %oppure foottwocol
\footparagraph{B}
\renewcommand{\rbracket}{} %per eliminare parentesi quadra apparato\linenummargin{right}
\setlength{\stanzaindentbase}{20pt}
\setstanzaindents{4,4,5,5,5}
\let\endstanzaextra=\bigbreak % ==> \bigskip \penalty -200\makeatletter %per indice capoversi
\def\x@starttoc#1#2{%
\begingroup
\makeatletter
\@input{\jobname.#2}%
\if@filesw
\expandafter\newwrite\csname tf@#1\endcsname
\immediate\openout \csname tf@#1\endcsname \jobname.#1\relax
\fi
\@nobreakfalse
\endgroup}
\newcommand{\listofverse}{%
\chapter{Indice dei capoversi}%
\x@starttoc{lov}{lvs}}
\newcommand{\l@verse}{\@dottedtocline{1}{\z@}{2.3em}}
\newcommand{\listverse}{\@dblarg\@listverse}
\def\@listverse[#1]#2{%
\@nameuse{phantomsection}%
\addcontentsline{lov}{verse}{#1}%
#2}
\makeatother% sezione comandi abbreviati
\let\n=\footnote %normale nota a pié pagina
\let\bn=\beginnumbering
\let\en=\endnumbering
\let\st=\stanza
\let\est=\endstanzaextra
\let\1=\Afootnote
\let\2=\Bfootnote
\let\nota=\edtext
\let\co=\textit %corsivo
\let\gr=\textbf %grassetto
\let\ma=\textsc %maiuscoletto
\let\np=\newpage
\let\bi=\bibitem %per bibliografia
%fine sezione comandi abbreviati\begin{document}
\chapter{Opere gentile et amorose}\gr{\Large \ma{[Lettera dedicatoria ad Orio Venier]}}
\bigskip
\bn
\pstart\co{Nicolaus Liburnius venetus Orio Venerio, clarissimi viri Iacobi filio patricio veneto Musarum studiosissimo .S.}
Sono molte e varie cose in questo secolo, Orio, signor magnifico e generoso, nelle quali gli ongegni dell'uomini si solno exercitare quotidianamente. Imperoché all'agricoltura alcuni, alcuni all'arte militar, altri all'acomolar de tesoro sono attenti e ferventissimi, le qual tutte cose, avenga da qualque parte per sé possino esser di lode degne, nondimeno sempre fo mio giudicio li studii litteratorii esser quelli li quali, sancia controversia, fosser anteposti ad ogni altra onesta e vigilante exercitazione. Ma che cosa più preclara, più utile e \co{denique} più exoptabile potea esser desiderata dalli mortali, ca il studio delle arte perfectissime?
Esse littere, certo, sono quelle mediante le quale se informamo et alla religione et al divino culto de Dio. Chi n'ha fato sciaper e conoscere la giusticia de Aristide, la milizia de Themistocle, la sublimità de Alexandro, la copia de Creso, la felicità de Policrate? Le littere. Non Plato, non Pythagora, non Zeno, non altri quasi innumerabili filosofi serebero tali quali or sono appresso i viventi, se non fosser state le littere. Li immortali e gloriosi fatti, sì maritimi come terrestri, della excellente e florentissima Republica Veneta non serieno posti in sì sublime scanno, se non fosser state le littere. Dove facilmente si può giudicar che li academici e facundi istoriografi sieno stati sempre favoriti con reverenzia e preggio da questo eminentissimo Senato. Benché, Orio, patricio nobile, non speri ingegno alcuno, quantumque acuto e di scienzia refertissimo, poter exarar e compuonere a pieno le innumere laude de l'invincibile e magnanimo Leone, \co{iubar}, %iubar=splendore
vexillo e propugnacolo della tua clarissima patria.Ma, per ritornar al proposito nostro, nessun è che non sciapia divizie, onori, dignitate, imperii esser desiderati intensamente da tutti como cose che, ministrando il commodo, possino accrescere il nome e la fama. Ma nessun pensi quelli tali poterni restar duono equivalente alle littere. Queste sono eterne, quelli momentanei. Queste duranno, quelli periscono.
Tu adonque, quasi dal ciel admonito \co{a teneris annis}, como si dice, con ogni industria, vigilanzia e sedulità, te dedicasti alli studii liberali. Et è molto ch'io conobbi la tua optima e lodabile intenzione: sin quando già odivamo insieme in quel medesmo gimnaso el nostro reverendo preceptore Meser Ioanni Negro, oggi presule del beatissimo Apostolo Paolo. Et invero direi qualque cosa della erudizione laziale e greca di questo, s'el non fosse che parte l'è conspicua e nota più per mio silenzio ca per mia orazione, parte perché scio che offenderei una gran squadra de lividi e portentosi monstri de mercimonia litteratoria, totalmente inexperti\nota{}{\1{experti}}{} et iegiuni.
Non posso se non molto lodar al fatto che hai destinato d'andar alla antenorea Athena, che è sede illustre della gloriosa et inclita ciptà di Venezia, dove tutte le buone arte sono in maximo vigore. Tu in verità, Orio clarissimo, unico di amicizia specime, non in abiecti e vil scorti, non in giuochi vani, non in solacci labili né in altre lascivie consomi il fior della tua viridante giovanezza, como fa la più parte de questi nostri ignavi, rudi e mal instituiti adolescenti, ma sudando brami invigilar alla expultrice de vicii, filosofia, mediante la qual (\co{modo vita supersit}) sei per asseguir qualque immortalità dopo l'excidio de questo fragil e terreno corpo.
Onde, avendo ancor io sempre seguito (como sciai) li studii d'umanità, fommi credo dato dal destino in amar el verso vernacolo e volgare. In varii e diversi tempi abbiam composto alcuni sonetti, parte agli amici, como acade, parte ad altro effecto, perché, como dice Hieronymo, “
. Tu sciai che adesso ho passato el vigesimo e quinto anno di mia etate, dove son certo che molti obtretatori e malivoli insurgeranno contra di me, dicendo non esser cosa conveniente alla professione mia in compor rime volgare. Ma se al celeste citarista David fo decente con dolcezza dil suo verso sedar furori de populi, e se al paciente Iob fo onesto col carme eroico scriver i suoi stenti, fatiche e cordogli, perché non lice a me, vermicolo, compore e descrivere qualque mia angustia, miseria, calamitate? Dove, Orio ornatissimo, nondimeno fo sempre mio saldo pensier\nota{}{\1{pensieri}}{} tenir appresso me li miei versi e sonetti qualicumque fossero. Ma tu non cessasti mai con assidue efflagitazione de solicitarmi ch'io devesse dar in luce sto libello. Io, per piui rispetti longamente recusai. \co{Tandem}, lasso e stanco da tuoi continui preghi, non puoti più obstar al tuo singular amor et immensa benivolenzia verso di me.
Tu adonque tra tutti mi sei parso conspicuo, al qual dedico e destino li tanto efflagitati sonetti et lo\nota{}{\1{o}}{} vogli Idio che queste nostre primicie sieno como firmissimi testi dil mio molto amor et observanzia in te. A cui potev'io dicar più gloriosamente le mie fatiche ca a te, de ingegno e scienzia dottato, de virtute, costumi e gentilezza ornatissimo? \co{De cetero}, s'io sciaprò che tu non dispreggi l'industria nostra, arò cura a dar altre materie in luce, perché, mediante il tuo favor, facilmente potrò evitar il latrato del lividulo e semidocto volgo. E non creder che a vana ostentatione d'ongegno metta mie inculte carte in publico, ma solo per dimostrarti di quanto preggio ti extimo.
\co{Vale, unicum studiosorum decus et me ama.}
\pend
\en
\bigskip\begin{center}
\co{Finis}
\end{center}
\end{document}`
A parte queste pagine, tutto il resto della tesi continua ad andare benissimo…dov’è l’inghippo?
Spero di essermi spiegata, in caso ditemi cosa posso aggiungere.Vi ringrazio già per l’aiuto,
Stefania
A pagina 9 della documentazione di ledmac è chiaramente spiegato che \pstart e \pend vanno usati a circondare un solo capoverso. A pagina 10 è spiegato come aggirare il problema con \autopar.
Non c’entra, ma ti avviso che è una pessima idea quella di usare \let per definirsi abbreviazioni di comandi. Mi pare di ricordare un caso proprio di qualcuno che usa ledmac.
Ciao
Enrico