Re: Accento grafico su «i» e «u»: grave o acuto?

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Resto basito: guardi, non ho intenzione di fomentare una polemica inutile e fuori tema, ché non credo sia questa la piazza adatta. Ma la invito a riflettere sulla facilità con cui lei scredita le competenze di Luca Serianni, i cui meriti linguistici non sono certo ignoti, né del suo maestro Arrigo Castellani, insigne filologo.

Tuttavia, dacché lei pare possedere conoscenze superiori a quelle di questi poveri «moderni» che «asseriscono» di parlare di libri antichi, la pregherei di argomentare, esemplificando perlomeno con un campione di testi settecenteschi in cui campeggino gli accenti acuti.

Lo ribadisco —spero— per l’ultima volta: qui non ci sono né «nostre idee» né tanto meno una «nostra tipografia», bensí, semmai, una teoria ortografica, che io sostengo insieme con l’autore del saggio, e coi vari «moderni» Aldo Gabrielli —che impiega tale sistema accentuativo nel suo dizionario—, Luciano Canepari e gli editori dell’Einaudi (giusto per citarne qualcuno).

Ad ogni modo, sono certo che gli altri utenti del forum sapranno farsi un’opinione piú equilibrata, anche sulla nostra disputa.

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