Re: Numeri, capilettera, note a margine Plain TeX

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Ti ringrazio molto per l’attenzione e la completezza della risposta. Devo chiaramente concordare su tutta la linea. Il punto, per me, è che mi occupo soltanto di letteratura, a differenza — credo — della maggior parte degli utenti di LaTeX. Le mie esigenze, fatto salvo tutto l’aspetto di impaginazione e di composizione tipografica di un volume, in realtà sono contenute; i testi che scrivo o i libri che impagino non contengono “a lot of mathematics”, né tabelle o elenchi particolarmente elaborati. Essendomi abituato illo tempore alla buona vecchia macchina da scrivere, ho usato per quasi vent’anni il maledetto Word, che di quella vuol essere una sorta di evoluzione, arrivando a odiarlo profondamente.
Quando poi qualche anno fa ho scoperto (del tutto casualmente) LaTeX, mi è sembrato di vedere né più né meno la Luce; essendo essenzialmente un maniaco del controllo e della precisione, trovavo LaTeX semplicemente perfetto, e perfettamente adatto a quello che serviva a me. L’ho provato per un paio di settimane, poi ho disinstallato Word e ho dato una festa.

In realtà dopo mi sono accorto che forse l’avevo fatta troppo facile. Oltre all’ovvio aspetto della “rivoluzione copernicana” cui tocca riabituarsi nel passaggio da un sistema all’altro (file sorgente, stringhe di programmazione ecc.), tutta una serie di cose non erano intuitive da realizzare e richiedevano un bel po’ di applicazione — cosa di cui non mi sono preoccupato molto, ma appunto la mia formazione è molto lontana da quella che mi sembra necessaria per orientarsi rapidamente nei vari codici e manuali. Ho letto Introduzione all’arte della composizione tipografica, il libro di Pantieri e diversi manuali in inglese che ho trovato in rete. Un paio di giorni fa mi sono finalmente procurato il TeXbook. Il fatto però è che quando si comincia ad andare un po’ troppo nel tecnico mi perdo. Non ho idea di come si trattino le variabili, per dire, di cosa sia un valore booleano o roba del genere. Nessuna idea. Cioè, leggo e prendo tutto più o meno per fede: come diceva Arbore, “non capisco ma mi adeguo”. Questo per dire che la programmazione che interessa a me si limita più che altro alla definizione di qualche macro, qualcosa di semplice per cui devo sbattermi una volta sola, non certo la scrittura di classi o pacchetti. E in realtà anche di quelli ho scoperto che per far fronte alle mie esigenze me ne bastano relativamente pochi.

Per questo, sì, studiare tutta la parte “esoterica” del linguaggio primitivo mi interessa molto ma in reltà mi affascina più di quanto non la comprenda, e dunque accostarmi a Plain TeX era nelle mie intenzioni più che altro una scorciatoia per arrivare a quello che mi serve senza dover provare a indovinare come è stato definito da altri secondo quello che questi possono aver giudicato comodo o sensato — anche perché LaTeX reimposta molti comandi di TeX in modo da renderli inutilizzabili altrimenti (rifaccio l’esempio della modifica dei margini in un punto solo del documento, che usando la vecchia versione di Geometry non mi riusciva ma che in TeX si regola semplicemente con \leftskip, \rightskip e \hsize, comandi che non riesco a utilizzare col markup di LaTeX perché i messaggi di errore si sprecano; lo stesso per quanto riguarda il comando \font, che in TeX è comodissimo e in LaTeX non esiste, e via dicendo).

Per concludere, perciò, proverò a impratichirmi di TeX prendendo in considerazione le altre soluzioni che mi suggerivi (ConTeXt prima di tutto), oltre naturalmente a continuare a usare LaTeX, che non mi ha mai sbagliato un colpo e mi ha permesso di realizzare cose a cui prima non mi sarei mai sognato di arrivare.

Grazie ancora per la pazienza e l’occasione di scambiare qualche idea, che pian piano comincio ad avere più chiara.

A presto,
A.

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